VACCINAZIONE ANTI-EPATITE B E SCLEROSI MULTIPLA
Il vaccino anti-epatite B è disponibile sin dal 1982 e più di 1
miliardo di persone in tutto il mondo ha da allora ricevuto il vaccino che è sempre stato
ritenuto uno dei più sicuri. In circa il 95% dei casi esso è in grado di prevenire lo
stato di portatore cronico e la riduzione dei casi di epatocarcinoma è già stata
documentata nei soggetti immunizzati.
Più di 100 Paesi hanno inserito la vaccinazione anti-epatite B nei
loro programmi di vaccinazione per i bambini e molti lhanno introdotta tra le
vaccinazioni raccomandate per gli adulti a rischio.
In anni recenti, alcuni neurologi francesi hanno riferito di aver
diagnosticato linsorgenza di sclerosi multipla nei giorni, settimane o mesi
successivi alla vaccinazione anti-epatite B. Estata avviata da parte dei mass-media
una campagna terroristica circa l'ipotesi che il vaccino anti-epatite B potesse scatenare,
in soggetti geneticamente predisposti, linsorgenza di artrite reumatoide, sindrome
di Guillain-Barrè, mielite trasversa, neurite ottica, sclerosi multipla e altre malattie
demielinizzanti . Questo ha determinato, in Francia, una notevole riduzione della
compliance nei confronti della vaccinazione e la sospensione provvisoria delle campagne di
vaccinazione collettiva nelle scuole secondarie. Al momento attuale, dopo un programma di
vaccinazione di massa iniziato nel 1994, sono stati vaccinati contro lepatite B
circa 27 milioni di francesi, la maggior parte dei quali di età compresa tra i 20 e i 40
anni, range in cui è segnalato il maggior numero di casi di sclerosi multipla.
Si è posta la necessità di rispondere a 3 quesiti, per fare chiarezza
su quello che è diventato un dibattito socio-politico:
- linsorgenza di sclerosi multipla a seguito della vaccinazione anti-epatite B è
una pura coincidenza?
- la vaccinazione è in grado, in soggetti predisposti, di causare sclerosi multipla?
- il vaccino ha recentemente causato altri casi di sclerosi multipla?
Circa lesistenza di malattie demielinizzanti del SNC a seguito di
somministrazione di vaccino anti-HBV esistono segnalazioni in USA nel 1988 e nel 1993 di
casi di Guillain-Barrè, mielite trasversa e neurite ottica (Herroelen, 1991; Trevisani,
1993; Shaw, 1998); anche in Italia nel periodo 1991-1995 ci sono segnalazioni di reazioni
avverse a carico del sistema nervoso centrale e periferico, tra cui 2 casi di
Guillain-Barrè e alcune neuriti, una paralisi del faciale e manifestazioni paretiche, un
caso di sindrome di Miller. Uno studio di data recente (Grotto, 1998) riporta una
descrizione dettagliata di 5 casi di interesse neurologico a seguito di 4.500.000 dosi
somministrate e offre tre possibili spiegazioni ad un possibile meccanismo mediato da
formazione e deposito di immunocomplessi con attivazione del complemento:
- la possibilità che si tratti di una coincidenza è lasciata aperta, anche se questo
tipo di patogenesi è caratteristico di alcune infezioni fra cui lepatite B
- lipotesi di una etiologia da immunocomplessi, anche se non provata, trova supporto
nella stretta relazione temporale tra vaccinazione ed effetto neurologico; bisognerebbe
poter reperire immunocomplessi contenenti HbsAg e anticorpi nel siero o nei tessuti di
soggetti recentemente vaccinati e con manifestazioni neurologiche di natura
immuno-mediata, cosa che sino ad ora non è stato possibile evidenziare
- la terza spiegazione invoca una predisposizione dei soggetti a patologie di tipo
immunitario, nei quali la vaccinazione per HBV o con altri vaccini può determinare una
precipitazione clinica verso malattie autoimmuni.
Ulteriori elementi contro la possibile associazione si basano sulla
mancanza di analogia strutturale tra HbsAg e mielina e su una minore frequenza di sclerosi
multipla in paesi ad elevata circolazione di HBV mentre, data lidentità molecolare
tra HbsAg da virus selvaggio e HbsAg vaccinale, ci si dovrebbe attendere il contrario.
Alcuni studi condotti in Francia evidenziano livelli di odds ratio fra
1.4 e 1.7, non statisticamente significativi ma coerenti nellindicare un aumentato
rischio di malattie demielinizzanti a seguito di vaccinazione HBV; altri studi non
confermano questo odds ratio ed evidenziano possibili distorsioni degli studi, quali
sovrastima dei rischio vaccinale da HBV, anticipazione diagnostica della malattia, analogo
rischio in presenza di altre vaccinazioni. Studi condotti in diversi Paesi non hanno messo
in evidenza alcun aumento significativo di notifiche per malattie demielinizzanti nei
soggetti vaccinati contro lepatite B, rispetto a quelli non vaccinati. Nella stessa
Francia, è stato dimostrato che la distribuzione dei casi di sclerosi multipla per età e
sesso nei soggetti vaccinati presenta un andamento del tutto analogo a quello riscontrato
nella popolazione generale.
Un gruppo di esperti internazionali (WER, 1997; OMS, 1998) ha concluso
che i dati disponibili non dimostrano lesistenza di una relazione causale tra la
vaccinazione contro lepatite B e linsorgenza di sclerosi multipla e che la
politica vaccinale dovrebbe proseguire in tutto il mondo. A dispetto di queste
indicazioni, nellottobre 1998 il Ministero della Sanità francese ha deciso di
sospendere il programma di vaccinazione nelle scuole secondarie lasciando invariate le
raccomandazioni riguardanti la vaccinazione dei nuovi nati, degli adulti a rischio e degli
operatori sanitari. LOMS ha commentato negativamente la decisione del governo
francese in mancanza di evidenze scientifiche che stabiliscano un nesso causale tra
vaccinazione e insorgenza di malattie demielinizzanti.
La Commissione sulle vaccinazioni italiana ha condiviso il parere
espresso dallOMS e dallAgenzia Europea per la Valutazione dei Medicinali
(EMEA); ha quindi elaborato un documento contenente unapprofondita analisi sul
presunto legame del vaccino contro lepatite B con malattie neurologiche ad impronta
demielinizzante ed ha espresso la propria posizione sullattuazione dei programmi di
vaccinazione nei nuovi nati, negli adolescenti e negli adulti appartenenti a categorie a
maggior rischio di infezione (Circ.Min.1/09/1999).
- In assenza di una qualunque dimostrazione del possibile rischio (nessun caso di sclerosi
multipla è stato segnalato tra i neonati) non vi sono elementi per modificare
lattuale strategia vaccinale antiepatite B per i nuovi nati.
- Per quanto riguarda gli adolescenti, non si ritiene che vi siano elementi
sufficienti per modificare il giudizio sul profilo beneficio-rischio della vaccinazione e,
di conseguenza, non si ritiene che lattuale strategia vaccinale vada modificata.
Infatti:
- gli studi epidemiologici effettuati si riferiscono essenzialmente ad adulti;
- lincidenza della sclerosi multipla nelladolescenza è estremamente ridotta
(<1/100.000), a
fronte di una probabilità cumulativa nel corso della vita da adulti di
sviluppare la sclerosi multipla che supera i 200 casi per 100.000 abitanti;
- assumendo che il rischio di sclerosi multipla sia realmente presente, proprio in
considerazione
della rarità della malattia nella popolazione dei dodicenni, ci si
dovrebbe attendere un incremento di circa 0,5 casi aggiuntivi ogni 100.000 vaccinati, con
un incremento nella probabilità cumulativa di sviluppare la sclerosi multipla,
nellarco della vita, di circa lo 0,2%;
- a fronte di questo possibile rischio aggiuntivo di sclerosi multipla, la probabilità
cumulativa di
sviluppare unepatite B nel corso della vita è di circa 1.000 per
100.000 e tale rischio sarebbe sostanzialmente azzerato in caso di vaccinazione;
- sulla base delle evidenze scientifiche al momento disponibili, non è possibile
individuare
alcuna sottopopolazione di dodicenni per la quale la vaccinazione
sarebbe controindicata a causa di uno specifico incremento del rischio di sclerosi
multipla. Nel contempo, a parte eccezioni molto limitate, è sostanzialmente impossibile
individuare le sottopopolazioni di dodicenni a maggior rischio di epatite B.
- Per quanto riguarda gli adulti, una possibile cautela è quella di raccomandare
la vaccinazione solo per le persone a maggior rischio. In una popolazione ad alto rischio
il profilo beneficio-rischio rimane, senza dubbio, largamente favorevole alla
vaccinazione. Ad esempio, per un convivente di un portatore cronico la probabilità
cumulativa di contrarre linfezione nel corso della vita è di circa 6-7 volte
superiore a quello della popolazione generale.
A fronte di questo rischio di epatite B, che verrebbe prevenuto con la
vaccinazione, assumendo che il rischio di sclerosi multipla sia realmente presente, la
probabilità cumulativa per un adulto di contrarre una malattia come la sclerosi multipla
passa da circa 200 per 100.000 ad un massimo di circa 204-205 per 100.000 (+2,3%). Per una
persona a basso rischio, o minimo, di epatite B, la valutazione del profilo
beneficio-rischio deve avvenire caso per caso, sulla base di una discussione approfondita
fra singola persona e medico di fiducia.
Sono stati infine pubblicati allinizio del 2001 i risultati di
due studi che dimostrerebbero non solo lassoluta mancanza di una relazione causale
fra la somministrazione del vaccino anti-epatite B e lo sviluppo di sclerosi multipla, ma
anche linconsistenza dellipotesi che la somministrazione di questo e di altri
vaccini (ad esempio, anti-tetano e anti-influenza) possa esacerbare il decorso clinico
della patologia nei pazienti in cui essa sia stata precedentemente diagnosticata.
Uno studio caso-controllo (Ascherio, 2001) condotto negli Stati Uniti
su due grosse coorti di infermiere seguite per molti anni (dal 1976 e dal 1989), la
maggior parte delle quali (>80%) aveva ricevuto tre dosi di vaccino anti-epatite
evidenzia una totale assenza di associazione fra rischio di sviluppare sclerosi multipla e
vaccinazione anti-epatite B, indipendentemente dal numero di dosi di vaccino ricevute.
Tali risultati confermerebbero le osservazioni circa la mancanza di
aumento del numero di casi di sclerosi multipla dopo la vaccinazione anti-epatite B fra
più di 260.000 adolescenti canadesi tra il 1992 e il 1998 (Sadovnick, 2000).
Un altro studio (Confavreux, 2001) è stato condotto su pazienti
affetti da sclerosi multipla, inclusi nellEuropean Database for MS, che hanno avuto
una ricaduta della malattia fra il 1993 e il 1997. Alcuni di questi soggetti erano stati
vaccinati contro lepatite B nei mesi precedenti la ricaduta.
Anche in questo caso dai risultati dello studio si evince come questo e
altri fra i vaccini più comunemente utilizzati (anti-tetanica, anti-influenzale) non
sembrano aumentare a breve termine il rischio di ricaduta nei pazienti affetti da sclerosi
multipla. Tali risultati sono confermati dallassenza di aumento di attività della
patologia stessa, valutata mediante risonanza magnetica , dopo la somministrazione del
vaccino contro linfluenza o di quello antitubercolare.
Le conclusioni derivanti da questi studi contrastano pertanto con
quelle di precedenti studi caso-controllo, inclusi quelli francesi già citati, che
riportano un aumento del rischio, peraltro non significativo, di sviluppare sclerosi
multipla in seguito alla somministrazione del vaccino anti-epatiteB.
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http://www.vaccinesafety.edu