AGGIORNAMENTO: EFFETTI COLLATERALI DEI
VACCINI, REAZIONI AVVERSE, CONTROINDICAZIONI E PRECAUZIONI
MMWR september 6,1996/vol.45/No. RR-12Raccomandazioni
del comitato consultivo sulle pratiche vaccinali (ACIP) |
Introduzione
Vaccino antiepatite B
Prevenzione della poliomielite
Prevenzione del morbillo
Prevenzione della parotite
DTP
INTRODUZIONE
Limmunizzazione ha permesso
leradicazione del vaiolo, leliminazione della poliomielite nellemisfero
occidentale e la riduzione dellincidenza di altre malattie prevenibili con vaccini
negli USA (tab.1). Comunque, sebbene limmunizzazione abbia ridotto con successo le
malattie prevenibili con vaccini, questi ultimi possono causare effetti indesiderati sia
di lieve entità che, più raramente, seri. La consapevolezza degli utenti e la
controversia riguardo alla sicurezza dei vaccini è aumentata, soprattutto perché
laumento della copertura vaccinale ha portato ad un aumento degli eventi avversi
dopo vaccinazione. Tali eventi avversi comprendono sia reali reazioni ai vaccini, sia
eventi coincidenti con la somministrazione dei vaccini, ma non causati da questi. Malgrado
le preoccupazioni nutrite sulla sicurezza dei vaccini, le vaccinazioni sono più sicure
rispetto ai rischi comportati dalle malattie che esse prevengono. Fino a quando una
malattia non è eradicata (es. il vaiolo), gli insuccessi nellincremento della
copertura vaccinale aumentano i rischi sia per lindividuo che per la società.
In risposta alle preoccupazioni nei confronti della sicurezza dei vaccini, la Legge
Nazionale sui Danni da Vaccini Pediatrici del 1986 prevede un impeccabile procedimento di
risarcimento per le persone che siano state danneggiate da vaccini. La Legge ha inoltre
conferito allIOM (unassociazione indipendente di ricerca riconosciuta
dallAccademia Nazionale delle Scienze) lincarico di effettuare una revisione
scientifica di tutti i casi relativi a possibili conseguenze avverse ai vaccini
somministrati a bambini.
LIOM ha costituito un comitato di esperti per rivedere tutte le informazioni
disponibili sugli eventi avversi ai vaccini; tali informazioni comprendono studi
epidemiologici, esame di casi e testimonianze. Per giungere alle loro conclusioni, i
membri del comitato dellIOM hanno creato 5 categorie di criteri di causalità per
descrivere la relazione tra i vaccini e gli specifici eventi avversi. La prima
pubblicazione IOM ha preso in considerazione gli eventi avversi verificatisi dopo la
somministrazione di vaccini contro la rosolia e la pertosse (Tabella 2). La seconda ha
preso in considerazione gli eventi accaduti dopo la somministrazione di tutti gli altri
vaccini che di solito vengono somministrati durante linfanzia (DTP, HIB, Polio,
morbillo, parotite, HBV) (Tabella 3). Altri 2 comitati IOM si sono formati dopo la
pubblicazione delle scoperte contenute nella seconda revisione. Questi due comitati hanno
pubblicato le loro scoperte su DTP e disfunzioni croniche del sistema nervoso (Figura 1) e
le strategie di ricerca sugli eventi avversi associati ai vaccini.
LACIP ha recentemente rivisto le scoperte dei comitati IOM e ha modificato le sue
precedenti raccomandazioni in concordanza con le conclusioni IOM. Queste raccomandazioni,
contenute in questo documento, aggiornano tutte quelle precedentemente pubblicate
dallACIP riguardanti le precauzioni, controindicazioni, effetti collaterali e
reazioni avverse (in questa pubblicazione, i termini "effetti collaterali" e
"reazioni avverse" sono intercambiabili e indicano gli effetti secondari
indesiderati conseguenti a vaccinazioni) associati a determinati vaccini. LACIP ha
condiviso le conclusioni dellIOM per la maggior parte degli eventi avversi da
vaccini; le poche eccezioni si sono verificate perché nuove informazioni che erano
disponibili per lACIP non erano note allIOM quando questultimo
pubblicava le sue raccomandazioni. Queste eccezioni comprendono a) il vaccino anti-polio
orale (OPV) e la sindrome di Guillan-Barrè (SGB), b) i vaccini contenenti tossoidi
tetanici e SGB e c) DTP e disfunzioni croniche del sistema nervoso.
Questa pubblicazione comprende inoltre informazioni contenute nelle "Raccomandazioni
dellACIP: utilizzo di vaccini ed immunoglobuline in soggetti con alterazioni
dellimmunocompetenza" (MMWR 1993; 42 [No RR-4] e nelle "Raccomandazioni
generali sulle vaccinazioni: raccomandazioni dellACIP" (MMWR 1994 43 [No
RR-1]). Per facilitare il riconoscimento delle nuove raccomandazioni in questo documento,
tutti i maggiori cambiamenti rispetto alle precedenti raccomandazioni ACIP sono stati
messi in evidenza nel testo. Questi cambiamenti riguardano informazioni sui seguenti
vaccini ed i possibili eventi avversi associati alla loro somministrazione:
- Vaccino antiepatite B e anafilassi
- Vaccino antimorbillo e a) trombocitopenia e b) possibile rischio di
morte per anafilassi o malattia diffusa in soggetti immunocompromessi;
- DTP ed encefalopatia cronica; e
- Vaccini contenenti tossoidi tetanici e a) SGB, b) neurite
brachiale, e c) possibile rischio di morte per anafilassi
Le modifiche contenute in questa pubblicazione ed
altri possibili cambiamenti dovuti alla disponibilità di nuove informazioni, verranno
introdotti in raccomandazioni più dettagliate dellACIP per ciascun vaccino, quando
queste disposizioni verranno riesaminate.
VACCINO ANTIEPATITE B
Le seguenti raccomandazioni riguardano
reazioni avverse associate al vaccino antiepatite B e aggiornano quelle riportate nella
sezione "Virus dellepatite B: una strategia complessiva per leliminazione
della trasmissione negli USA attraverso la vaccinazione universale dei bambini -
Raccomandazioni a cura dellACIP" (MMWR 1991;40 [No. RR-13]).
Effetti collaterali e reazioni avverse ai
vaccini
I vaccini antiepatite B sono sicuri per adulti
e bambini. Più di 10 milioni di adulti e 2 milioni di neonati e bambini sono stati
vaccinati negli USA e almeno 12 milioni di bambini sono stati vaccinati nel mondo.
Effetti collaterali associati ai vaccini
Dolore nella sede di iniezione (3%-29%) ed
un aumento della temperatura corporea sopra i 37,7C° (1-6%) sono stati gli effetti
collaterali più frequentemente riferiti tra gli adulti e i bambini vaccinati. In uno
studio caso-controllo con placebo, questi effetti collaterali non sono stati riportati
più frequentemente tra i vaccinati rispetto a chi aveva ricevuto il placebo. Tra i
bambini che avevano ricevuto insieme DTP e vaccino antiepatiteB questi lievi effetti
indesiderati non sono stati osservati più frequentemente rispetto ai bambini che avevano
ricevuto solo DTP.
La raccomandazione di iniziare la vaccinazione antiepatite B subito dopo la nascita
ha fatto nascere la preoccupazione che un certo numero di bambini potrebbe aver bisogno di
unaccurata valutazione medica a causa delliperpiressia secondaria alla
vaccinazione antiepatite B. Sono in corso vari studi di popolazione per valutare tale
possibilità.
Eventi avversi
Negli USA, la sorveglianza delle reazioni
avverse ha suggerito una possibile relazione tra SGB e la somministrazione della prima
dose di vaccino antiepatite B derivato da plasma (CDC, dati non pubblicati). Comunque,
circa 2,5 milioni di adulti hanno ricevuto una o più dosi di vaccino ricombinante
antiepatiteB tra il 1986 ed il 1990 ed i dati disponibili relativi a questi vaccinati non
evidenziano unassociazione tra vaccinati e SGB (CDC, dati non pubblicati).
In base ai dati del Sistema di Rilevazione degli Eventi Avversi ai Vaccini (VAERS),
il tasso di incidenza stimato di reazioni anafilattiche nei vaccinati è basso
(approssimativamente 1:600.000 dosi somministrate). Due di questi eventi si sono
verificati in bambini (CDC, dati non pubblicati). Inoltre un solo caso di anafilassi si è
verificato nei 100.763 bambini tra i 10 e gli 11 anni che sono stati vaccinati con vaccino
ricombinante nella Colombia Britannica. Nessun evento avverso è stato riportato tra i
166.757 bambini vaccinati con vaccino plasma-derivato in Nuova Zelanda. Sebbene nessuna
delle persone che ha sviluppato reazioni anafilattiche sia morta, tale evento può essere
fatale; inoltre, il vaccino antiepatiteB può, in rari casi, causare una reazione da
ipersensibilità che può portare a morte determinati soggetti. Per questo motivo,
ulteriori dosi di vaccino sono controindicate in persone che hanno avuto reazioni
anafilattiche con le precedenti somministrazioni.
Programmi di immunizzazione di massa dei bambini in Alaska, Nuova Zelanda e Taiwan
non hanno evidenziato una associazione tra vaccinazione ed il verificarsi di gravi
reazioni avverse, comprese convulsioni e SGB. Comunque, la sorveglianza sistematica delle
reazioni avverse in queste popolazioni è stata limitata e solo un minimo numero di
bambini ha ricevuto vaccini ricombinanti. Ogni rischio presunto di reazioni avverse che
possono essere associate al vaccino deve essere bilanciato con il rischio atteso di
infezione da HBV e relativa patologia epatica. Attualmente si stima che da 2000 a 5000
persone per ogni coorte di nascita negli USA moriranno per una malattia del fegato causata
da HBV dovuto al 5% di rischio di contrarre linfezione da HBV nel corso della vita.
Da quando il vaccino antiepatite B è stato introdotto tra le vaccinazioni di
routine dellinfanzia, la sorveglianza degli eventi avversi associati al vaccino
continua ad essere una parte importante del programma, nonostante la sua attuale
sicurezza. Ogni evento avverso che si sospetta associato al vaccino antiepatiteB dovrebbe
essere segnalato al VAERS. I moduli del VAERS si possono avere chiamando il numero (800)
822-7967.
PREVENZIONE DELLA POLIOMIELITE
Le seguenti raccomandazioni sugli eventi
avversi associati al vaccino antipolio aggiornano quelle inserite nella sezione
"Prevenzione della Polio: raccomandazioni dellACIP (MMWR 1982; 31: 22-6,31-4) e
"Prevenzione della Polio: vaccino inattivato potenziato- disposizioni
supplementari" ( MMWR 1987; 36:795-8)
Precauzioni e controindicazioni
Gravidanza
Sebbene non vi siano dimostrazioni
definitive su effetti avversi dellOPV o dellIPV in donne in gravidanza o in
prodotti del concepimento, la vaccinazione delle donne incinte deve essere evitata.
Comunque, se è necessario fornire unimmediata protezione contro la polio, possono
essere somministrati OPV o IPV.
Immunodeficienza
Persone che hanno unimmunodeficienza
congenita (es. immunodeficienza combinata, ipogammaglobulinemia e agammaglobulinemia) non
possono ricevere lOPV a causa dellaumentato rischio di malattia associata al
vaccino. Inoltre, persone che hanno un alterato stato immunitario per condizioni acquisite
(es. infezione da HIV, leucemia, linfoma, o disseminazioni maligne) o che hanno un sistema
immunitario compromesso da terapie (es. cortisonici, agenti alchilanti, antimetaboliti o
radiazioni) non dovrebbero ricevere lOPV per il rischio teorico di paralisi flaccida
vaccino-associata.
LIPV- e non lOPV- può essere utilizzato per vaccinare persone
immunodeficienti ed i loro contatti familiari. Molte persone immunosoppresse sono già
immuni verso i poliovirus grazie ad una precedente vaccinazione o per esposizione ai virus
selvaggi quando erano immunocompetenti. Sebbene tali persone non dovrebbero ricevere
lOPV, il loro rischio di malattia paralitica dovrebbe essere inferiore rispetto a
quello di soggetti con immunodeficienza congenita. Per quanto non possa essere assicurata
una risposta immunitaria allIPV in soggetti immunodeficienti, il vaccino è sicuro e
dalla sua somministrazione può derivare una parziale protezione. Se un contatto familiare
di un soggetto immunodeficiente viene inavvertitamente vaccinato con OPV, questo soggetto
deve evitare contatti fisici stretti con la persona immunodeficiente per almeno 4-6
settimane dopo la vaccinazione (cioè per il periodo di massima escrezione del virus
vaccinale). Se tale contatto non può essere evitato, dovrebbe essere praticata
unigiene rigorosa ed il lavaggio delle mani dopo contatto con le feci (es. dopo il
cambio del pannolino), ed evitato il contatto con la saliva (es. non condividendo cibo o
utensili per mangiare). Tali pratiche sono unalternativa accettabile, anche se meno
efficace, allevitare il contatto. Poiché è possibile che vi sia una condizione di
alterato stato immunitario in altri bambini nati da una famiglia nella quale un bambino è
immunodeficiente, lOPV non dovrebbe essere somministrato ad un membro di tale
famiglia fino a che non sia stato documentato lo stato immunitario del ricevente o degli
altri bambini.
Reazioni avverse
OPV
In rari casi la somministrazione di OPV è
stata associata a poliomielite paralitica in riceventi sani e nei loro contatti. Molto
raramente, lOPV ha causato polio paralitiche fatali in soggetti immunocompromessi. A
parte gli sforzi per identificare persone con stati di immunodeficienza, non sono
attualmente disponibili procedure per identificare persone a rischio di manifestare tali
reazioni avverse. Sebbene il rischio di paralisi associata al vaccino sia estremamente
basso tra i vaccinati ed i loro contatti stretti e suscettibili, questi vanno informati
riguardo tale rischio.
I dati disponibili non indicano un aumentato rischio di SGB nei riceventi di OPV.
Dati iniziali (al momento della revisione dell IOM) di due studi condotti in
Finlandia suggerivano che lOPV potesse causare la SGB. Questi studi hanno
evidenziato un apparente incremento dellincidenza di SGB associato da un punto di
vista temporale a vaccinazioni di massa con OPV di bambini e adulti che in precedenza
avevano ricevuto lIPV. Dopo la revisione dell IOM, una nuova analisi dei dati
derivati dallo studio finlandese e da uno studio osservazionale condotto negli USA non ha
dimostrato un rapporto causale tra OPV e SGB nei neonati.
Poiché lOPV contiene tracce di streptomicina, bacitracina e neomicina, il
loro uso è controindicato in persone che hanno avuto precedentemente una reazione
anafilattica allOPV o a questi antibiotici.
IPV
Non sono stati documentati effetti
collaterali gravi con lIPV attualmente disponibile. Poiché lIPV contiene
tracce di streptomicina e neomicina, sono possibili reazioni di ipersensibilità in
individui sensibili a tali antibiotici.
PREVENZIONE DEL MORBILLO
Le seguenti raccomandazioni che riguardano gli
eventi avversi associati alla vaccinazione anti-morbillo aggiornano le sezioni della
pubblicazione " Prevenzione del morbillo: raccomandazioni dell Immunization
Practices Advisory Committee" (MMWR 1989; 38 [N° S-9]), e la loro applicazione
indipendentemente dal fatto che il vaccino venga somministrato come singolo antigene o
come componente del vaccino anti-morbillo-rosolia o anti-morbillo-parotite-rosolia. Le
informazioni riguardanti gli eventi avversi associati alla componente anti-parotitica
della vaccinazione anti-morbillo-parotite-rosolia sono riconsiderate più avanti in questo
documento (v. Prevenzione della parotite), mentre le informazioni riguardanti la
componente anti-rosolia si trovano nel protocollo ACIP pubblicato precedentemente.
Effetti collaterali e reazioni avverse
Negli stati Uniti, dal 1963 al 1993, sono
state distribuite più di 240 milioni di dosi. Il vaccino ha un ottimo livello di
sicurezza. Dal 5% al 15% dei soggetti vaccinati possono manifestare febbre > 39,5°C
incominciando 5-12 giorni dopo la vaccinazione e che normalmente dura diversi giorni. La
maggior parte dei soggetti che sviluppano febbre non presenta altri sintomi. Circa il 15%
dei vaccinati ha descritto rash cutanei transitori. Alterazioni a carico del Sistema
Nervoso Centrale, incluse encefaliti ed encefalopatie, sono state descritte con una
frequenza inferiore ad un caso per ogni milione di dosi somministrate. Lincidenza di
encefalite o encefalopatia dopo la vaccinazione antimorbillosa di bambini sani è più
bassa rispetto allincidenza osservata di encefalite ad eziologia non nota. Questo
dato suggerisce che i severi disturbi neurologici associati secondo un criterio temporale
alla vaccinazione antimorbillosa, non sono attribuibili al vaccino. Tali eventi avversi
potrebbero essere scatenati solo nei soggetti suscettibili e non sembrano correlati
alletà. Dopo la rivaccinazione, ci si dovrebbe aspettare la maggior parte delle
reazioni avverse nei soggetti che non hanno risposto alla prima dose.
Storia personale e familiare di convulsioni
Così come avviene per la somministrazione
di qualsiasi agente che possa causare febbre, alcuni bambini possono andare incontro a
convulsioni febbrili. Sebbene bambini con una storia personale o familiare di convulsioni
febbrili siano a maggior rischio di sviluppare unepilessia idiopatica, le
convulsioni febbrili seguenti alla vaccinazione non aumentano in loro la probabilità di
conseguente epilessia o altri disturbi neurologici. Molte convulsioni successive alla
vaccinazione antimorbillosa sono semplici convulsioni febbrili, che colpiscono i bambini
senza che se ne conoscano i fattori di rischio.
Un maggior rischio di queste convulsioni può verificarsi tra bambini con una
precedente storia di convulsioni o tra quelli con una storia di convulsioni nei parenti di
primo grado (per es. fratelli o genitori). Sebbene il rischio preciso non possa essere
determinato, questo sembra essere basso.
Nellapprontare le raccomandazioni vaccinali per questi bambini, lACIP ha
considerato una serie di fattori, compreso il rischio di contrarre il morbillo,
lampia proporzione (5%-7%) di bambini con una storia personale o familiare di
convulsioni ed il fatto che le convulsioni conseguenti alla vaccinazione antimorbillosa
siano rare. Gli studi condotti finora non hanno stabilito unassociazione tra la
vaccinazione MPR e lo sviluppo di disturbi convulsivi. LACIP ha concluso che i
vantaggi di vaccinare questi bambini superano ampiamente i rischi. Essi dovrebbero essere
vaccinati come i bambini che non hanno tali precedenti.
Poiché il periodo per manifestare febbre in seguito alla somministrazione di
vaccino è di circa 5-12 giorni, è difficile prevenire le convulsioni febbrili. E
stata suggerita la profilassi con antipiretici, ma questi possono non essere efficaci se
somministrati dopo la comparsa della febbre. Per essere efficaci, questi farmaci
dovrebbero essere somministrati prima della probabile comparsa della febbre e continuati
per 5-7 giorni. Comunque, i genitori devono essere preparati al verificarsi di febbre dopo
la vaccinazione e a trattarla adeguatamente.
I bambini che stanno assumendo farmaci anticonvulsivanti dovrebbero continuare ad
assumerli dopo la vaccinazione antimorbillosa. Poiché i livelli ematici protettivi della
maggior parte dei farmaci anticonvulsivanti disponibili (es. fenobarbital) vengono
raggiunti dopo un certo periodo di tempo dallinizio della terapia, luso
profilattico di questi farmaci non sembra possibile.
I genitori di bambini che hanno sia una storia personale che familiare di
convulsioni dovrebbero essere messi in guardia riguardo il piccolo incremento di rischio
di convulsioni in seguito alla vaccinazione antimorbillosa. In particolare, essi
dovrebbero essere informati sul come comportarsi qualora ciò si verificasse. La
documentazione medica dovrebbe testimoniare che sono stati considerati il basso rischio di
convulsioni post-vaccinali ed i benefici della vaccinazione.
Panecefalite Subacuta Sclerosante (PESS)
Il vaccino contro il morbillo riduce in
maniera significativa la possibilità di sviluppare la PESS, così come dimostrato dalla
recente eliminazione dei casi di PESS dopo lintroduzione del vaccino contro il
morbillo. La PESS è stata raramente riscontrata in bambini senza una storia
dinfezione morbillosa, ma che avevano ricevuto il vaccino contro il morbillo. I dati
a disposizione suggeriscono che almeno alcuni di questi bambini potrebbero aver avuto
uninfezione da morbillo non riconosciuta prima della vaccinazione e che la PESS
probabilmente è data dallinfezione naturale. La somministrazione di vaccino vivo
contro il morbillo non aumenta il rischio di PESS, indipendentemente dal fatto che il
soggetto abbia già avuto il morbillo o sia stato vaccinato contro il morbillo.
Trombocitopenia
La sorveglianza delle reazioni avverse
negli Stati Uniti e negli altri paesi ci dice che il vaccino MPR può, in rare occasioni,
causare trombocitopenia clinicamente manifesta nei due mesi successivi alla vaccinazione.
In studi prospettici, lincidenza riportata di casi clinicamente manifesti di
trombocitopenia dopo vaccinazione con MPR va da un caso ogni 30.000 bambini vaccinati in
Finlandia e Gran Bretagna ad un caso per 40.000 in Svezia, con un raggruppamento temporale
di casi nelle due-tre settimane successive alla vaccinazione. Con la sorveglianza passiva,
lincidenza riportata è stata di circa un caso per 100.000 dosi di vaccino
distribuite in Canada e in Francia, e di circa un caso ogni milione di dosi distribuite
negli Stati Uniti. Il decorso clinico di questi casi è stato generalmente transitorio e
benigno, sebbene raramente vi sia stata emorragia. Inoltre, il rischio di trombocitopenia
nel corso di morbillo o rosolia è molto superiore al rischio che si corre dopo aver
effettuato la vaccinazione. Dei 30.000 scolari appartenenti ad una contea della
Pennsylvania che avevano avuto la rosolia nel corso dellepidemia di morbillo del
1963-64, 10 bambini svilupparono porpora trombocitopenica (incidenza: un caso ogni 3.000
bambini). Sulla base dei casi registrati, il rischio di trombocitopenia potrebbe essere
più elevato in soggetti che precedentemente avevano sofferto di porpora trombotica
trombocitopenica idiopatica, in particolare per coloro che avevano sofferto di porpora
trombocitopenica dopo una prima dose di vaccino MPR.
Rischio di rivaccinazione
Non ci sono dimostrazioni di un aumentato
rischio di reazioni avverse dopo la somministrazione di vaccino vivo contro il morbillo in
soggetti già immuni nei confronti del morbillo in seguito a precedente vaccinazione o ad
immunità naturale.
Precauzioni e controindicazioni
Gravidanza
Il vaccino vivo, somministrato come
componente del vaccino MR o MPR, non dovrebbe essere somministrato in donne che sanno di
essere incinte o che intendano incominciare una gravidanza nei tre mesi successivi. Donne
che abbiano ricevuto il vaccino monovalente contro il morbillo, non dovrebbero concepire
per almeno 30 giorni dopo la vaccinazione. Questa precauzione si basa sul rischio teorico
di infezione fetale, sebbene non vi siano dimostrazioni che supportino questo rischio
teorico. Considerata limportanza di proteggere gli adolescenti ed i giovani adulti
dal morbillo, sono sufficienti le seguenti precauzioni: chiedere alle donne se sono
incinte, escludere quelle che lo sono ed illustrare alle altre il rischio teorico prima
della vaccinazione.
Malattia febbrile
La decisione di effettuare o rimandare la
vaccinazione a causa di unaffezione febbrile in corso o recente dipende ampiamente
dalla causa della malattia e dalla gravità dei sintomi. Malattie minori, come infezioni
delle medie e alte vie respiratorie con o senza febbre di grado lieve, non sono
controindicazioni per la vaccinazione.
Bambini con affezioni febbrili di grado moderato o severo possono essere vaccinati
non appena si siano ripresi dalla fase acuta della malattia. Quest attesa impedisce
il sovrapporsi di eventuali effetti avversi della vaccinazione alla malattia di base o
lerrata attribuzione al vaccino di manifestazioni dovute alla malattia sottostante.
Effettuare una visita medica di routine o misurare la temperatura non costituiscono
prerequisiti per vaccinare bambini che appaiono in buono stato di salute. Chiedere ai
genitori o a chi lo accompagna se il bambino è ammalato, posticipare la vaccinazione nei
bambini con malattia febbrile di grado moderato-grave e vaccinare quelli che non
presentano controindicazioni, sono procedure appropriate per i programmi di vaccinazioni
pediatriche.
Reazioni allergiche
Reazioni dipersensibilità si
verificano raramente dopo la somministrazione di vaccino MPR o uno qualsiasi dei suoi
componenti. La maggior parte di queste sono reazioni minori e consistono in un
rigonfiamento e rossore oppure orticaria nel punto di inoculo. Reazioni anafilattiche
immediate al vaccino MPR o alle sue componenti sono estremamente rare. Sebbene siano state
distribuite negli Stati Uniti oltre 70 milioni di dosi di vaccino da quando è stato
istituito il VAERS nel 1990, sono stati segnalati solo 33 casi di reazione anafilattica
occorsa dopo la vaccinazione MPR. Inoltre, solo 11 di questi casi a) si sono verificati
immediatamente dopo la vaccinazione e b) si sono verificati in soggetti che avevano
sintomi compatibili con lanafilassi (CDC, dati non pubblicati).
In passato, soggetti che avevano precedenti di reazioni anafilattiche (es.:
orticaria, edema della bocca o della faringe, difficoltà a respirare, ipotensione e
shock) in seguito allingestione di uova, erano considerati a rischio maggiore per
reazioni serie dopo la somministrazione di vaccini contenenti la componente
antimorbillosa, che è prodotta in fibroblasti di pollo. Sono stati approntati dei
protocolli precauzionali che richiedevano test cutanei per vaccinare soggetti che avevano
avuto reazioni anafilattiche dopo lingestione di uova. Comunque, il valore
predittivo di tali test e la necessità di protocolli speciali per vaccinare questi
soggetti non sono sicuri. Il risultato di studi recenti suggerisce che le reazioni
anafilattiche ai vaccini contenenti la componente antimorbillosa non sono associate agli
antigeni di ipersensibilità alle uova, ma ad altri componenti del vaccino. Il rischio di
seria reazione allergica a questi vaccini da parte di soggetti allergici alle uova è
estremamente basso ed i tests cutanei non sono necessariamente predittivi di
ipersensibilità al vaccino. Per questo, lACIP sta rivalutando la necessità dei
tests cutanei e di protocolli speciali quando venga somministrato vaccino MPR o altri
vaccini che contengano la componente antimorbillosa in soggetti con storia di reazioni
simil-anafilattiche dopo lingestione di uova.
Il vaccino MPR e le sue componenti contengono come stabilizzante gelatina
idrolizzata. La letteratura riporta un singolo caso di persona con sensibilizzazione
anafilattica nei confronti della gelatina, che è andata incontro a reazione anafilattica
dopo aver ricevuto il vaccino MPR autorizzato negli Stati Uniti. Casi simili si sono
verificati in Giappone. Per questo, lACIP attualmente sta valutando le
raccomandazioni per vaccinare soggetti che abbiano avuto reazioni anafilattiche alla
gelatina o a prodotti contenenti gelatina. Nel frattempo, queste persone dovrebbero essere
vaccinate con il vaccino MPR e le sue componenti prestando molta attenzione.
Il vaccino MPR ed i singoli vaccini che lo compongono contengono tracce di
neomicina. Sebbene la quantità presente sia inferiore a quella che viene utilizzata per i
tests cutanei di ipersensibilità, a persone con storia di reazioni anafilattiche alla
neomicina non dovrebbero essere somministrati questi vaccini. Per lo più, lallergia
alla neomicina si manifesta come dermatite allergica piuttosto che come anafilassi. Una
storia di dermatite da contatto alla neomicina non è una controindicazione alla
somministrazione del vaccino contro il morbillo. Il vaccino vivo contro il morbillo non
contiene penicillina.
Trombocitopenia
I bambini con storia di porpora
trombocitopenica o trombocitopenia potrebbero essere a maggior rischio di sviluppare una
trombocitopenia clinicamente significativa dopo la vaccinazione con MPR. La decisione di
vaccinare dovrebbe basarsi sul beneficio dellimmunità verso morbillo, parotite e
rosolia e sul rischio della ricorrenza o esacerbazione della trombocitopenia dopo la
vaccinazione o durante linfezione naturale con il virus del morbillo o della
rosolia. I benefici della vaccinazione sono normalmente superiori rispetto ai rischi
potenziali, e la vaccinazione con vaccino MPR è giustificata, soprattutto in rapporto al
rischio superiore di trombocitopenia dopo il morbillo o la rosolia. Comunque, potrebbe
essere prudente evitare una dose successiva se il precedente episodio di trombocitopenia
si è verificato in stretta relazione temporale (entro 6 settimane) dalla prima
vaccinazione. A queste persone dovrebbe essere proposta la ricerca sierologica
dellimmunità verso il morbillo al posto della vaccinazione MPR.
Recente somministrazione di immunoglobuline
Le precedenti raccomandazioni, basate su
dati raccolti da soggetti che avevano ricevuto preparazioni a basso contenuto di
immunoglobuline, stabilivano che il vaccino MPR e le sue singole componenti potevano
essere somministrati ad almeno 6 settimane fino a 3 mesi di distanza. Invece, studi
recenti hanno dimostrato che alte dosi di immunoglobuline possono inibire la risposta
immunitaria al vaccino contro il morbillo per oltre 3 mesi. La somministrazione di
immunoglobuline può inibire anche la risposta immunitaria al vaccino contro la rosolia.
Leffetto delle preparazioni di immunoglobuline sulla risposta immunitaria al vaccino
contro la parotite non è conosciuto, ma le preparazioni commerciali di immunoglobuline
contengono anticorpi verso questi virus.
Il sangue (es.: sangue intero, globuli rossi e
plasma) ed altri prodotti ematici contenenti anticorpi (es.: immunoglobuline;
immunoglobuline specifiche ed immunoglobuline endovenose [UGIV]) possono ridurre la
risposta immune al vaccino MPR o alle sue singole componenti. Per questo motivo, dopo aver
ricevuto un preparato a base di immunoglobuline, questi vaccini non possono essere
somministrati prima dellintervallo raccomandato. Comunque, la vaccinazione
postpartum in donne suscettibili alla rosolia con il vaccino contro la rosolia o
lMPR, non dovrebbe essere differita a causa della somministrazione di
immunoglobuline umane anti-Rho(D) o qualsiasi altro prodotto ematico nellultimo
trimestre di gravidanza o durante il travaglio. Queste donne dovrebbero essere vaccinate
immediatamente dopo il parto e, se possibile, andrebbe fatto loro il dosaggio anticorpale
per verificare limmunità verso la rosolia ed eventualmente verso il morbillo, ad
almeno 3 mesi di distanza.
Se la somministrazione di un preparato a base di immunoglobuline si rende necessaria
a causa di unimminente esposizione allinfezione, il vaccino MPR o le sue
singole componenti possono essere somministrati contemporaneamente alle immunoglobuline,
sebbene limmunità indotta dal vaccino potrebbe venire compromessa. Il vaccino
dovrebbe essere inoculato in un sito distante da quello scelto per linoculazione
delle immunoglobuline. In assenza di test sierologici che dimostrino lavvenuta
produzione di anticorpi specifici, la vaccinazione dovrebbe essere ripetuta dopo
lintervallo di tempo raccomandato.
Se la somministrazione di un preparato a base di immunoglobuline si rende necessaria
dopo la somministrazione del vaccino MPR o delle sue singole componenti, vi possono essere
delle interferenze. Normalmente, la replicazione del virus vaccinale e la stimolazione del
sistema immunitario si hanno 1-2 settimane dopo la vaccinazione. Così, se
lintervallo tra la somministrazione di uno di questi vaccini e la seguente
somministrazione di un preparato a base di immunoglobuline è inferiore a 14 giorni, la
vaccinazione dovrebbe essere ripetuta dopo lintervallo di tempo raccomandato, in
assenza di dosaggi sierologici che attestino la produzione di anticorpi.
Alterazioni dellimmunocompetenza
Soggetti HIV-negativi. La replicazione dei
virus vaccinali potrebbe essere aumentata in persone con malattie da immunodeficienza e in
soggetti immunosoppressi, come avviene per la leucemia, i linfomi, le disseminazioni
metastatiche, o per le terapie con agenti alchilanti, antimetaboliti, radiazioni o dosi
elevate di corticosteroidi. Evidenze basate sulla notifica di casi hanno correlato il
vaccino antimorbilloso e linfezione morbillosa alla morte di alcuni bambini
gravemente immunocompromessi. Tra gli oltre 200 milioni di dosi di vaccino contro il
morbillo somministrati negli Stati Uniti, la notifica di tali morti sarebbe inferiore a
cinque eventi. Pazienti che riversano in tali condizioni o che si sottopongono a tali
terapie (esclusa la maggior parte di pazienti HIV-positivi) non dovrebbero essere
vaccinati con vaccino a virus vivo contro il morbillo.
Pazienti con leucemia in remissione che non siano stati sottoposti a chemioterapia
da almeno tre mesi possono ricevere vaccini a virus vivo. La quantità esatta di
corticosteroidi assorbita a livello sistemico e la durata della somministrazione
necessarie per deprimere il sistema immunitario di un bambino altrimenti sano non sono
state ben definte. La maggior parte degli esperti concordano sul fatto che la terapia
steroidea normalmente non controindica la somministrazione di vaccino a virus vivo quando
è a breve termine (< alle due settimane); a dosi basse o moderate; a lungo termine con
trattamento a giorni alterni e con preparati ad azione breve; il mantenimento di dosi
fisiologiche (terapia sostitutiva); o somministrata per via topica (cute o congiuntiva),
per aerosol, o per iniezione intrarticolare, intraborsale o tendinea. Nonostante i dubbi
recenti sollevati a livello teorico, non vi sono dimostrazioni di un aumento di reazioni
severe alla somministrazione di vaccini vivi in soggetti che ricevono terapia steroidea
per aerosol, e tale terapia non costituisce di per sé una ragione per ritardare la
vaccinazione. Gli effetti immunosoppressivi del trattamento steroideo variano, ma molti
medici considerano una dose equivalente a 2mg/kg di peso corporeo o un totale di 20mg al
giorno di prednisone come sufficientemente immunosoppressiva da compromettere la sicurezza
della vaccinazione con vaccini a virus vivi. I corticosteroidi utilizzati in dosi
superiori a quelle fisiologiche possono comunque ridurre la risposta immunologica ai
vaccini. Il medico dovrebbe aspettare almeno tre mesi dalla sospensione della terapia
prima di somministrare vaccini a virus vivi a pazienti che abbiano ricevuto dosi di
corticosteroidi ad elevato assorbimento sistemico per 2 o più settimane.
Soggetti HIV-positivi. A causa
dellaumentato rischio di gravi complicanze associate allinfezione morbillosa e
alla mancanza di eventi avversi severi dopo la somministrazione di vaccino antimorbilloso
in soggetti HIV-positivi, lACIP raccomanda che il vaccino MPR venga somministrato a
tutti i soggetti HIV-positivi asintomatici e che ne venga considerata la somministrazione
a tutti i soggetti HIV-positivi sintomatici per i quali esiste lindicazione alla
vaccinazione antimorbillosa, anche se la risposta immunitaria in questi soggetti potrebbe
essere attenuata. Esiste un rischio teorico di un aumento (probabilmente transitorio)
della carica virale da HIV in seguito alla vaccinazione con MPR, poiché tale effetto è
stato osservato con altri vaccini.
Poiché recentemente è stato segnalato un caso di
polmonite in un soggetto vaccinato contro il morbillo, che versava in uno stadio avanzato
di AIDS e poiché altre evidenze suggeriscono una ridotta risposta anticorpale alla
vaccinazione contro il morbillo in soggetti che siano gravemente immunodepressi,
lACIP sta rivalutando le raccomandazioni per la vaccinazione in soggetti
HIV-positivi gravemente immunocompromessi. Nel frattempo, sarebbe prudente evitare di
vaccinare con MPR o con altri vaccini contenenti la componente antimorbillosa i soggetti
HIV-positivi gravemente immunocompromessi, così definiti: a) conta linfocitaria di
T-linfociti CD4+ < 750 in bambini sotto i 12 mesi di età, < 500 in bambini da 1 a 5
anni, o < 200 in soggetti di età ³ 6 anni, oppure b) T-linfociti CD4+ < 15% dei
linfociti totali in bambini sotto i 13 anni o < 14% in soggetti di età ³ 13 anni.
LACIP continua a raccomandare lMPR in soggetti HIV-positivi senza
immunità nei confronti del morbillo, che non siano gravemente immunocompromessi. I
soggetti gravemente immunocompromessi e altri pazienti HIV-positivi sintomatici esposti al
morbillo dovrebbero ricevere le immunoglobuline, indipendentemente dal loro stato
vaccinale. Inoltre, gli operatori sanitari dovrebbero valutare il rapporto
rischio-beneficio della vaccinazione contro il morbillo o della profilassi con
immunoglobuline in soggetti HIV-positivi gravemente immunocompromessi che siano a rischio
di esposizione al morbillo in seguito ad epidemie o a viaggi internazionali.
Poiché la risposta immunitaria sia ai vaccini con antigeni vivi che a quelli con
antigeni inattivati potrebbe ridursi a causa del progredire dellinfezione da HIV, la
vaccinazione effettuata precocemente nel corso dellinfezione può indurre con
maggiore probabilità una risposta immunitaria. Per questo motivo, i neonati HIV-positivi
senza grave immunosoppressione dovrebbero ricevere il vaccino MPR di routine il prima
possibile, dopo il primo anno di vita. Non è necessario identificare e valutare i
soggetti HIV-positivi asintomatici prima di decidere di somministrare il vaccino MPR o
altri vaccini che contengano la componente antimorbillosa.
Gestione del paziente con controindicazioni
alla vaccinazione contro il morbillo
Quando persone che presentano
controindicazioni alla vaccinazione contro il morbillo necessitano di una protezione
immediata, bisogna ricorrere allimmunizzazione passiva con immunoglobuline nella
dose di 0,25 mL/kg di peso corporeo (dose massima 15 mL) nel più breve tempo possibile
dopo lavvenuta esposizione. Soggetti HIV-positivi sintomatici esposti ed altri
soggetti immunocompromessi dovrebbero ricevere le IG indipendentemente dal loro stato
vaccinale; comunque, le IG alle dosi normali potrebbero non essere efficaci in questo tipo
di pazienti. Per soggetti immunocompromessi, la dose raccomandata è di 0,5 mL/kg di peso
corporeo se le IG vengono somministrate per via intramuscolare (dose massima 15 mL).
Questa corrisponde ad una dose di proteine di circa 82,5 mg/kg (dose massima 2475 mg). Le
IG intramuscolari possono non essere necessarie se un soggetto HIV-positivo riceve 100-400
mg/kg di immunoglobuline per via endovenosa ad intervalli regolari di tempo e se
lultima dose è stata somministrata non più di tre settimane prima
dellesposizione al morbillo. Poiché le quantità di immunoglobuline somministrate
sono simili, alte dosi di IG endovenose possono essere altrettanto efficaci delle IG
somministrate per via intramuscolare. Comunque, non sono disponibili dati
sullefficacia delle IG somministrate per via endovenosa nella prevenzione del
morbillo.
Somministrazione simultanea di vaccini
In generale, la somministrazione simultanea
dei vaccini vivi ed inattivati maggiormente utilizzati non inficia la risposta anticorpale
e non aumenta la frequenza di reazioni avverse. La somministrazione del vaccino MPR è
comparabile a quella dei singoli vaccini contro morbillo, parotite e rosolia, effettuata
in siti differenti o in momenti diversi.
I vaccini per i quali si raccomanda la somministrazione a 12-15 mesi possono essere
somministrati contemporaneamente o in due sedute. Le risposte anticorpali sono equivalenti
e non vi è un aumento clinicamente significativo nella frequenza degli eventi avversi
quando i vaccini DTP, MPR, OPV (o IPV) e vaccino contro lH. influenzae di tipo b
vengano somministrati contemporaneamente in siti differenti o in momenti diversi. Quando
un bambino potrebbe non ritornare per le vaccinazioni successive, tutti i vaccini
(compresi DTP [o DTPa], OPV [o IPV], MPR, varicella, Hib e vaccino contro lepatiteB)
dovrebbero essere somministrati contemporaneamente, compatibilmente con letà del
bambino ed il suo stato vaccinale.
PREVENZIONE DELLA PAROTITE
Le seguenti raccomandazioni riguardanti gli
eventi avversi associati alla vaccinazione contro la parotite aggiornano le sezioni della
pubblicazione " Prevenzione della parotite" (MMWR 1989; 38:388-92,397-400), e la
loro applicazione indipendentemente dal fatto che il vaccino venga somministrato come
singolo antigene o come componente del vaccino PR o MPR. Le informazioni riguardanti le
reazioni avverse associate alla componente antimorbillosa del vaccino MPR sono state
riviste nella parte precedente di questo documento (v. Prevenzione del morbillo), e le
informazioni riguardanti la componente antirubeolica sono contenute nel protocollo sulla
rosolia dellACIP già pubblicato.
Effetti avversi al vaccino
In indagini su campo effettuate prima
dellimmissione in commercio, la malattia non colpiva con maggior frequenza i
soggetti vaccinati rispetto ai controlli non vaccinati. I disturbi denunciati in soggetti
vaccinati contro la parotite erano per lo più rappresentati da episodi di parotite e
febbre di grado lieve. Reazioni allergiche quali rash, prurito e porpora sono stati
correlati temporalmente alla vaccinazione antiparotitica, ma normalmente sono lievi e di
breve durata. Il verificarsi di encefalite entro 30 giorni dalla somministrazione di un
vaccino contenente la componente antiparotitica (0,4 casi per milione di dosi) non ha
unincidenza superiore rispetto al tasso dincidenza dei disturbi del SNC nella
popolazione generale. La meningite asettica è stata epidemiologicamente correlata alla
somministrazione di vaccino contenente il virus parotitico del ceppo Urabe, ma non con i
vaccini contenenti il ceppo Jeril Lynn, che viene utilizzato nel vaccino distribuito negli
Stati Uniti. Nel corso del 1988-1992, 15 laboratori sentinella di sorveglianza nel Regno
Unito hanno identificato 13 casi di meningite asettica verificatisi 15-35 giorni dopo la
vacinazione con ceppo Urabe (91 casi per milione di dosi distribuite). Non sono stati
denunciati casi di meningite asettica vaccino-correlata dal 1992, data a partire dalla
quale è stato utilizzato solo il ceppo Jeril Lynn. Raramente sono state denunciate
convulsioni febbrili. Comunque, non vi sono dimostrazioni del fatto che il vaccino
antiparotitico causi altri tipi di convulsioni. Sebbene raramente sia stato riportato un
ottundimento neurosensoriale in seguito alla vaccinazione contro la parotite, i dati a
disposizione non sono sufficienti per imputare la causa alla vaccinazione o meno. Non sono
state confermate associazioni tra vaccinazione contro la parotite e danni pancreatici o il
conseguente sviluppo di diabete mellito.
Controindicazioni allutilizzo del vaccino
Gravidanza
Sebbene sia stato dimostrato che il virus
parotitico vaccinale infetti la placenta ed il feto, non vi sono dimostrazioni del fatto
che possa causare malformazioni congenite negli esseri umani. Comunque, a causa del
rischio teorico di danno fetale, è prudente evitare di somministrare vaccino a virus vivo
a donne in gravidanza. Il vaccino vivo contro la parotite, quando associato al vaccino
antirubeolico, non dovrebbe essere somministrato a donne che sanno di essere gravide o che
hanno intenzione di incominciare una gravidanza entro 3 mesi. Donne vaccinate con il
vaccino monovalente contro la parotite dovrebbero evitare la gravidanza per 30 giorni dopo
la somministrazione del vaccino. Le precauzioni routinarie nel vaccinare donne in età
fertile consistono nel domandare se sono o potrebbero essere incinte, escludendo quelle
che dicono di esserlo, e spiegando il rischio teorico a quelle che decidono di vaccinarsi.
La vaccinazione in corso di gravidanza non dovrebbe essere considerata unindicazione
per linterruzione della stessa. Ad ogni modo, la decisione finale
sullinterruzione della gravidanza deve essere presa dalla paziente e dal suo medico.
Grave malattia febbrile
La somministrazione di vaccino non
dovrebbe essere posticipata in caso di malattie febbrili lievi o intercorrenti, come
infezioni lievi delle vie respiratorie superiori. Tuttavia, la vaccinazione di soggetti
con gravi malattie febbrili dovrebbe essere rimandata finchè il soggetto non si sia
ripreso dalla fase acuta della malattia.
Reazioni allergiche
Reazioni di ipersensibilità si verificano
raramente dopo la somministrazione di vaccino MPR o uno qualsiasi dei suoi componenti. Per
la maggior parte queste reazioni sono minori e consistono in un rigonfiamento e rossore
oppure orticaria nel punto di inoculo. Reazioni anafilattiche immediate al vaccino MPR o
alle sue componenti sono estremamente rare. Sebbene siano state distribuite negli Stati
Uniti oltre 70 milioni di dosi di vaccino da quando è stato istituito il VAERS nel 1990,
sono stati segnalati solo 33 casi di reazione anafilattica occorsa dopo la vaccinazione
MPR. Inoltre, solo 11 di questi casi a) si sono verificati immediatamente dopo la
vaccinazione e b) si sono verificate in soggetti che avevano sintomi compatibili con
lanafilassi (CDC, dati non pubblicati).
In passato, soggetti che avevano precedenti di reazioni anafilattiche (es.:
orticaria, edema della bocca o della faringe, difficoltà a respirare, ipotensione e
shock) in seguito allingestione di uova, erano considerati a rischio maggiore per
reazioni serie dopo la somministrazione di vaccini contenenti la componente
antiparotitica, che è prodotta in fibroblasti di pollo. Sono stati approntati protocolli
precauzionali che richiedevano tests cutanei per vaccinare soggetti che avevano avuto
reazioni anafilattiche dopo lingestione di uova. Ad ogni modo, il valore predittivo
di tali tests e la necessità di protocolli speciali per vaccinare questi soggetti non
sono sicuri. Il risultato di studi recenti suggerisce che le reazioni anafilattiche ai
vaccini contenenti la componente antiparotitica non sono associate agli antigeni di
ipersensibilità alle uova, ma ad altre componenti del vaccino. Il rischio di seria
reazione allergica a questi vaccini da parte di soggetti allergici alle uova è
estremamente basso ed i tests cutanei non sono necessariamente predittivi di
ipersensibilità al vaccino. Per questo, lACIP sta rivalutando la necessità dei
test cutanei e di protocolli speciali quando venga somministrato vaccino MPR o altri
vaccini che contengano la componente antiparotitica in soggetti con storia di reazioni
simil-anafilattiche dopo lingestione di uova.
Il vaccino MPR e le sue componenti contengono come stabilizzante gelatina
idrolizzata. La letteratura riporta un singolo caso di una persona con sensibilizzazione
anafilattica nei confronti della gelatina, che è andata incontro a reazione anafilattica
dopo aver ricevuto il vaccino MPR autorizzato negli Stati Uniti. Casi simili si sono
verificati in Giappone. Per questo, lACIP attualmente sta valutando le
raccomandazioni per vaccinare soggetti che abbiano avuto reazioni anafilattiche alla
gelatina o a prodotti contenenti gelatina. Nel frattempo, queste persone dovrebbero essere
vaccinate con il vaccino MPR e le sue componenti prestando molta attenzione.
Poiché il vaccino contro la parotite contiene tracce di neomicina (25m g),i
soggetti che hanno avuto reazioni anafilattiche alla somministrazione topica o sistemica
della neomicina non dovrebbero ricevere il vaccino. Per lo più, lallergia alla
neomicina si manifesta come dermatite da contatto, che è una risposta immunitaria di tipo
ritardato (cellulo-mediata) piuttosto che una reazione anafilattica. In queste persone le
reazioni avverse, se ci sono, alla presenza di 25m g di neomicina nel vaccino, potrebbero
consistere in un nodulo o una papula eritematosa e pruriginosa nel punto di iniezione a
48-96 ore di distanza. Una storia di dermatite da contatto alla neomicina non è una
controindicazione alla somministrazione del vaccino contro la parotite. Il vaccino vivo
contro la parotite non contiene penicillina.
Recente somministrazione di immunoglobuline
Leffetto di preparati a base di
immunoglobuline sulla risposta al vaccino antiparotitico non è conosciuto, ma i preparati
in commercio a base di immunoglobuline ne contengono gli anticorpi. Per questo, il vaccino
monovalente contro la parotite o il vaccino RP dovrebbero essere somministrati almeno 2
settimane prima della somministrazione di un preparato a base di immunoglobuline oppure
dovrebbero essere rimandati di circa 3 mesi dopo la somministrazione di questo. Per gli
intervalli di tempo suggeriti tra la somministrazione di preparati a base di
immunoglobuline ed i vaccini a base di virus parotitico vivo, consulta la Tabella 5.
Alterazioni dellimmunocompetenza
In teoria, la replicazione del virus
parotitico vaccinale potrebbe essere potenziata in pazienti con malattie che comportano
immunodeficienza e nella soppressione della risposta immunitaria che si ha in corso di
leucemia, linfoma, disseminazione maligna o di terapie con corticosteroidi, agenti
alchilanti, antimetaboliti o radiazioni. In generale, pazienti in queste condizioni non
dovrebbero ricevere vaccino antiparotitico vivo. Poiché le persone vaccinate non
trasmettono il virus vaccinale, il rischio di esposizione alla parotite in questi soggetti
può essere ridotto vaccinando i contatti stretti suscettibili.
Uneccezione a queste raccomandazioni è rappresentata dai soggetti
HIV-positivi; bambini HIV-positivi asintomatici dovrebbero ricevere il vaccino MPR il
prima possibile dopo il compimento del primo anno di vita, e lo stesso vaccino dovrebbe
essere preso in considerazione per tutti i bambini HIV-positivi sintomatici che non siano
gravemente immunosoppressi (v. Prevenzione del morbillo, Alterazioni
dellimmmunocompetenza).
Anche pazienti con leucemia in remissione che abbiano terminato la chemioterapia da
ameno tre mesi possono ricevere vaccino antiparotititco vivo. Molti esperti sono
daccordo sul fatto che la terapia steroidea di solito non controindichi la
somministrazione di vaccino a virus vivo se è a breve termine (durata inferiore alle 2
settimane); a dosi basse o moderate; nel trattamento a lungo termine a giorni alterni con
preparati ad azione breve; nel mantenimento di dosi fisiologiche (terapia sostitutiva); o
somministrata per via topica (cutanea o congiuntivale), per aerosol, o attraverso
iniezioni intrarticolari, intraborsali o tendinee. Comunque, il vaccino contro la parotite
dovrebbe essere evitato qualora si fossero raggiunti livelli di immunosoppressione
sistemica attraverso applicazioni topiche prolungate ed estese.
DTP
Le seguenti raccomandazioni riguardanti gli
eventi avversi associati alla vaccinazione DTP aggiornano le relative sezioni della
pubblicazione " Difterite, tetano e pertosse: raccomandazioni per lutilizzo dei
vaccini ed altre misure preventive Raccomandazioni dell Immunization
Practices Advisory Committee (ACIP)" (MMWR 1991; 40 [N° RR-10]).
Effetti collaterali e reazioni avverse
conseguenti alla vaccinazione DTP
Reazioni locali (generalmente eritema e
indurimento con o senza indebolimento) sono comuni dopo la somministrazione di vaccini
contenenti antigeni difterici, tetanici o pertossici. Occasionalmente, può essere
palpabile un nodulo nella sede diniezione e di assorbimento dei prodotti per alcune
settimane. Ascessi sterili nella sede delliniezione sono stati riportati raramente
(6-10 casi per milione di dosi di DTP). Lievi reazioni sistemiche come febbre, sonnolenza,
irritabilità e anoressia si verificano frequentemente. Queste reazioni sono
sostanzialmente più frequenti con DTP che con DT, ma sono autolimitanti e possono essere
controllate tranquillamente con trattamenti sintomatici. Lacetaminofene è spesso
somministrato dai medici per ridurre la febbre e lirritabilità associate con DTP e
può essere usato per la prevenzione degli attacchi in bambini soggetti a convulsioni
febbrili. Comunque, la febbre che non sia iniziata entro 24 ore dalla vaccinazione o che
duri più di 24 ore dopo la vaccinazione non può essere associata al vaccino DTP. Questa
febbre, nuova o persistente, deve far pensare ad altre cause, cosicchè il trattamento non
venga ritardato in caso di condizioni serie come unotite media o una menigite. Gli
eventi sistemici moderati-gravi comprendono febbre superiore a 40.5 C°; pianto
inconsolabile e persistente per almeno 3 ore; collasso (episodio di
ipotonia-iporesponsività); o convulsioni di breve durata (di solito febbrili). Questi
eventi si verificano raramente e non lasciano esiti. Sono state riportati altri eventi
neurologici più severi, quali convulsioni prolungate o encefalopatia, in associazione
temporale con la somministrazione di DTP, sebbene siano rari.
Approssimativamente la frequenza degli eventi avversi associati alla DTP
(indipendentemente dal numero di dosi o dalletà del bambino) è riportato nella
Tab. 6. La frequenza di reazioni locali e di febbre aumenta notevolmente con il numero
delle dosi di DTP, mentre altre reazioni sistemiche lievi o moderate (irritabilità,
vomito) risultano sensibilmente meno frequenti.
Per quanto riguarda il possibile ruolo del vaccino antipertossico nel causare
reazioni neurologiche, questo è noto da quando il vaccino è in uso. Sono state riportate
rare, ma serie malattie neurologiche, quali encefalite/encefalopatia e convulsioni
prolungate in soggetti che avevano ricevuto il vaccino a cellule intere come componente
del DTP. E difficile determinare in maniera esauriente se il vaccino antipertosse
causa o è solo correlato incidentalmente a tali malattie o rivela un evento comunque
inevitabile, per le seguenti ragioni: a)le malattie neurologiche serie spesso si
verificano o si rendono manifeste nei bambini durante il primo anno di vita
indipendentemente dalle vaccinazioni; b) non ci sono segni clinici specifici, risultati
patologici, o test di laboratorio che possano stabilire se la malattia è stata
determinata dal DTP; c) può essere difficile determinare con certezza se bambini sotto i
6 mesi di età siano neurologicamente normali, il che rende complicato valutare se i
soggetti vaccinati fossero già danneggiati sul piano neurologico prima di ricevere il
vaccino DTP e d) poiché questi eventi sono eccezionalmente rari, sono necessari
appropriati studi su larga scala per orientare il problema.
Nonostante queste difficoltà metodologiche, lo Studio Nazionale sulle Encefalopatie
Pediatriche (SNEP) e altri studi epidemiologici controllati hanno evidenziato che il DTP
può causare encefalopatia acuta. Questo evento avverso si verifica raramente, con un
rischio stimato che va da 0 a 10,5 episodi per milioni di dosi di DTP. Un follow-up
dettagliato dello SNEP ha evidenziato che bambini che hanno avuto una malattia neurologica
seria dopo la somministrazione di DTP hanno maggiori probabilità di avere disfunzioni
croniche del sistema nervoso nei 10 anni successivi rispetto ai bambini del gruppo di
controllo. Questi bambini con disfunzioni croniche del sistema nervoso avevano ricevuto,
con maggior probabilità rispetto ai bambini del gruppo di controllo, la vaccinazione DTP
non più di 7 giorni prima della comparsa dellepisodio di malattia neurologica (es.,
2 [3,3%] di 367 bambini vs. 6 [0,8%] di 723 bambini).
Dopo la revisione dei dati del follow-up, l IOM ha concluso che lo SNEP ha
fornito levidenza di unassociazione tra DTP e disfunzioni croniche del sistema
nervoso in bambini che hanno avuto seri problemi neurologici acuti dopo la vaccinazione
con DTP. Il comitato ha proposto tre possibili spiegazioni a tale associazione. La prima
è che il problema neurologico acuto e la conseguente disfunzione cronica del sistema
nervoso possano essere stati causati dal DTP. In base alla seconda, il DTP può innescare
un problema neurologico acuto ed un conseguente danno cronico in bambini che hanno un
problema cerebrale di base o disturbi metabolici. Questi bambini possono manifestare
simili disfunzioni croniche in assenza della vaccinazione DTP, ma in presenza di altri
stimoli (es. febbre o infezioni). La terza sostiene che la vaccinazione DTP può causare
un problema neurologico acuto in bambini che hanno un problema cerebrale di base o
anormalità metaboliche che avrebbero portato inevitabilmente ad una disfunzione cronica
del sistema nervoso anche se non si sarebbe verificato levento neurologico acuto.
L IOM ha concluso che i dati dello SNEP non validano una di queste spiegazioni più
delle altre.
Secondo lIOM il bilancio delle osservazioni ha evidenziato lesistenza di
una relazione causale tra DTP ed alcune forme di disordini cronici del sistema nervoso in
bambini che avevano sviluppato un problema neurologico acuto dopo aver ricevuto il DTP.
Comunque, lIOM ha concluso anche che i risultati erano insufficienti per determinare
se il DTP aumenta il rischio complessivo di disfunzioni croniche del sistema nervoso nei
bambini.
Anche un subcomitato del National Vaccine Advisory Committee (NVAC) ha riconsiderato
lo studio ed ha concluso che i risultati erano insufficienti per stabilire se la
somministrazione di DTP prima di un evento neurologico acuto poteva influenzare il
manifestarsi di disfunzioni neurologiche nei 10 anni successivi (Ad hoc Subcommittee del
NVAC, dati non pubblicati, 1994). LACIP concorda con questa valutazione.
Sebbene lo Studio Nazionale sulle Encefalopatie Pediatriche (SNEP) abbia considerato
e valutato tale rischio per i 7 giorni dopo la somministrazione della vaccinazione DTP, un
rischio aumentato per malattie neurologiche acute serie si ha soprattutto durante i primi
tre giorni dopo la somministrazione di DTP. Così, se esiste unassociazione tra DTP
ed encefalopatia cronica, tale rischio si concentra nei primi tre giorni successivi alla
somministrazione di DTP.
Tra i bambini che avevano partecipato allo SNEP e che avevano manifestato spasmi
infantili, sia la vaccinazione DTP che la DT si sono mostrate in grado di precipitare
manifestazioni precoci della condizione o di portare alla sua identificazione da parte dei
genitori. LIOM ha riveduto questo ed altri studi in merito ed ha concluso nessuno
dei due vaccini può causare la condizione patologica.
La morte improvvisa del lattante (SIDS) rappresenta, tra i certificati di morte, la
causa di morte per 5000-6000 lattanti (da 0 a 364 giorni di età) ogni anno negli Stati
Uniti. Poiché il picco massimo dincidenza della SIDS si ha tra i 2 ed i 4 mesi di
vita, possiamo aspettarci una serie di casi in stretta relazione temporale tra la SIDS e
la somministrazione di DTP, come pura coincidenza. Un solo studio rigoroso dal punto di
vista metodologico ha evidenziato che la vaccinazione DTP potrebbe causare la SIDS. Sono
state riportate un totale di quattro morti entro 3 giorni dalla somministrazione di DTP
contro le 1,36 morti attese. Tuttavia, tre delle quattro morti che si sono verificate
entro 13 mesi durante i 12 anni di durata dello studio sono anomale. Inoltre, questi
quattro bambini erano stati vaccinati in età più avanzata rispetto ai controlli, facendo
supporre lesistenza di altri fattori di rischio per la SIDS non noti ed indipendenti
dalla vaccinazione. Al contrario, la vaccinazione DTP non è stata associata alla SIDS in
numerosi studi più grandi condotti nel decennio successivo. Inoltre, nessuno dei tre
studi che hanno considerato le morti non attese tra neonati non classificate come SIDS
hanno individuato unassociazione con il vaccino DTP. LIOM ha riconsiderato
questi studi ed ha concluso che le informazioni disponibili non stabiliscono una relazione
causale tra DTP e SIDS.
Recentemente lIOM ha stabilito che non sono disponibili informazioni sul fatto
che il vaccino DTP possa causare mielite trasversa, altri disturbi neurologici più lievi
(per es. iperattività, disordini dellapprendimento ed autismo infantile) e malattie
cronico-degenerative del S.N.C. Inoltre, uno studio ha evidenziato che bambini cui era
stato somministrato vaccino antipertossico, a scuola avevano meno problemi di quelli che
non erano stati vaccinati, anche quando i dati venivano aggiustati in base allo condizione
socio-economica.
Dati recenti evidenziano che neonati e bambini piccoli che qualche volta hanno avuto
convulsioni (febbrili e non) o che hanno parenti stretti con storia di convulsioni sono
più soggetti ad avere attacchi convulsivi dopo il vaccino DTP rispetto agli altri. Per
quelli con una storia famigliare di convulsioni, il maggior rischio di attacchi convulsivi
è identico sia entro tre giorni dalla somministrazione di DTP, che dopo 4-28 giorni,
suggerendo che storie famigliari di convulsioni sono fattori di rischio aspecifici e non
sono correlati alla vaccinazione DTP.
Raramente, sono state riportate reazioni anafilattiche immediate (per es. edema
della bocca, difficoltà respiratorie, ipotensione o shock) dopo aver ricevuto preparati
contenenti antigeni difterici, tetanici e/o pertossici. Comunque, non sono mai state
segnalate dal CDC morti da anafilassi conseguente a somministrazione di vaccino DTP
dallistituzione del sistema di notifica degli eventi avversi alle vaccinazioni nel
1978, periodo nel corso del quale sono state somministrate dal servizio pubblico più di
80 milioni di dosi di DTP. Sebbene esista un certo grado di sottonotifica nei sistemi di
sorveglianza passivi, la gravità della reazione anafilattica ed il suo verificarsi
immediatamente in seguito alla somministrazione del vaccino, fanno sì che tali eventi
vengano sempre notificati. Pur non essendo stata identificata la relazione causale con
nessuna particolare componente del DTP, il verificarsi di una vera reazione anafilattica
normalmente controindica la somministrazione di dosi successive di ciascuna delle
componenti. I rashes cutanei maculari, papulari, petecchiali o orticarioidi e che
compaiono ad ore o giorni dalla somministrazione di DTP sono spesso dovuti a reazioni
antigene-anticorpo ed hanno lievi conseguenze oppure sono dovuti ad altre cause, quali
malattie virali, ed in questo caso di solito non si ripetono con le somministrazioni
successive. Inoltre, non vi sono dimostrazioni di una relazione causale tra la
vaccinazione DTP e lanemia emolitica o la porpora trombocitopenica.
Precauzioni e controindicazioni
Considerazioni generali
La decisione di somministrare o di
posticipare la vaccinazione DTP a causa di affezioni febbrili in atto o recenti dipende in
larga parte dalla gravità dei sintomi e dalla loro eziologia. Sebbene unaffezione
febbrile moderata o severa sia un motivo valido per ritardare la vaccinazione, affezioni
minori come infezioni lievi delle alte vie respiratorie con o senza febbre bassa, non
costituiscono controindicazioni. Se laccesso ai servizi sanitari non può essere
assicurato, è particolarmente importante approfittare di ogni occasione per proporre le
vaccinazioni consigliate.
Bambini con affezioni moderate o severe con o senza febbre devono essere vaccinati
con DTP non appena guariscano. Attendere un breve periodo di tempo prima di somministrare
il DTP impedisce il sovrapporsi degli effetti avversi alla vaccinazione alla malattia
sottostante o di attribuire erroneamente alla vaccinazione una manifestazione della
malattia sottostante.
Lesame obiettivo di routine o la misura della temperatura corporea non sono
prerequisiti per vaccinare bambini che appaiono in buone condizioni di salute. La corretta
prassi vaccinale prevede di chiedere al genitore o a chi accompagna il bambino se questo
è ammalato, rimandando la vaccinazione DTP per i bambini con affezioni acute moderate o
severe e vaccinando quelli per i quali non vi siano controindicazioni o necessità di
adottare misure precauzionali.
Quando un neonato o un bambino ritornano per la dose successiva di DTP, bisogna
sempre chiedere al genitore se si sono verificati eventi avversi in seguito alla
vaccinazione precedente.
La prematurità non è normalmente una motivazione per postporre la vaccinazione. I
bambini nati pretermine dovrebbero essere vaccinati tenendo conto della loro età
cronologica dal momento della nascita.
Terapie immunosoppressive compresi radiazioni, antimetaboliti, agenti
alchilanti, farmaci citotossici e corticosteroidi (utilizzati in dosi superiori rispetto a
quelle fisiologiche)- potrebbero ridurre la risposta immunitaria ai vaccini. Brevi terapie
(< a 2 settimane) o iniezioni con corticosteroidi intrarticolari, bursali o tendinee
non dovrebbero avere un effetto immunosoppressore. Sebbene non siano disponibili studi
specifici con vaccino antipertosse, se la terapia immunosoppressiva dovesse essere
interrotta entro breve tempo, sarebbe ragionevole rimandare la vaccinazione finchè non
sia passato un mese dallinterruzione; negli altri casi, il paziente dovrebbe essere
vaccinato anche in corso di terapia.
Considerazioni specifiche per preparazioni
contenenti vaccino antipertossico
Le linee guida sulle precauzioni e le
controindicazioni riguardanti lutilizzo del vaccino contro la pertosse
precedentemente pubblicate erano fondate su tre convinzioni riguardo i rischi di reazioni
avverse associate al vaccino antipertossico: a) che in rari casi il vaccino ha causato
encefalopatia acuta esitata in danni cerebrali permanenti; b) che il vaccino
antipertossico ha aggravato malattie preesistenti del S.N.C.; c) che certe reazioni non
encefalitiche sono predittive di più gravi reazioni con dosi successive. Inoltre, si
pensava che i bambini che avessero rifiutato il vaccino contro la pertosse fossero
protetti dallimmunità di gregge, convinzione che sta vacillando. Le attuali
raccomandazioni ACIP prendono meglio in considerazione i rischi associati non solo al
vaccino contro alla pertosse, ma anche alla malattia stessa.
Controindicazioni
Se si dovesse verificare uno dei seguenti
eventi in relazione temporale alla somministrazione del DTP, sono controindicate
successive somministrazioni del vaccino stesso (Tabella 6):
- Reazione anafilattica immediata.
La rarità di queste reazioni
al DTP è tale, che esse non sono state sufficientemente studiate. A causa del dubbio
riguardo alla componente del vaccino responsabile della reazione, non si deve proseguire
con nessuna delle tre componenti del vaccino. In alternativa, vista limportanza
della vaccinazione antitetanica, questi soggetti potrebbero essere sottoposti ad una
valutazione da parte di un alllergologo e desensibilizzati nei confronti del tossoide
tetanico, se venisse dimostrata unallergia specifica.