Comunicazione del rischio e vaccinazione

Comunicazione del rischio e vaccinazione       

G. Evans, A. Bostrom, R.B. Johnston, B.L. Fisher, M.A. Stoto (Eds.)

*Dal documento originale sono state omesse alcune frasi non rilevanti

Vaccine Safety Forum

Board on health promotion and Disease Prevention (1997)

Sempre più spesso la comunicazione sul rischio viene intesa come un processo interattivo di scambio di informazioni e opinioni tra individui, gruppi e istituzioni. Comprendere come è inteso il rischio e i relativi biases sia del fornitore che del fruitore sono le chiavi per una buona comunicazione sul rischio.

Le decisioni sulla propria immunizzazione sono influenzate dalle decisioni che altri prendono: la gente generalmente preferisce fare quello che la maggioranza fa o avvantaggiarsi della protezione fornita da alti livelli di immunizzazione e non vaccinarsi; possono anche ricevere un’influenza in favore della vaccinzzazione dalla possibilità di proteggere altre persone. Altri fattori sono la percezione del rischio di contrarre una malattia e la capacità di controllare tali rischi, e il preferire il rischio di contagio per sè piuottosto che i rischi dei vaccini.

Temi principali emersi durante il workshop:

  1. la comunicazione del rischio è un processo dinamico nel quale partecipano in molti e in cui gli inidividui sono influenzati da un’ampia gamma di circostanze, interessi e bisogni di informazione. Un’efficace comunicazione del rischio dipende da come si comprendono fornitore e fruitore: le loro esperienze e i loro valori entrano in gioco. Una buona comunicazione del rischio riconosce la diversità di bisogni di forma e contenuto nella popolazione generale.
  2. L’obiettivo che tutte le parti dovrebbero condividere sulla comunicazione del rischio dei vaccini dovrebbe essere un processo decisionale informato. Il consenso sulle vaccinazione è veramente "informato" quando la gente comune conosce rischi e benefici e prende una decisione volontaria.
  3. C’è spesso incertezza sulla stima del rischio associato ai vaccini. La comunicazione del rischio è più efficace quando l’incertezza è resa nota e i rischi sono quantificati sulla base dei risultati della ricerca. La fiducia è la componente chiave nello scambio di informazioni ad ogni livello e l’eccessiva fiducia sulle stime dei rischi che poi si dimostrano essere scorretti contribuiscono a un’incrinarsi della fiducia tra operatori del servizio pubblico, case produttrici dei vaccini e pubblico.

I partecipanti al workshop hanno suggerito una serie di modi per migliorare la comunicazione del rischio, come per esempio: il ritagliarlo sui bisgoni, le competenze e gli interessi della popolazione; migliorare il suo formato e produrre nuovo materiale divulgativo; presentare materiale informativo più detagliato; aggiungere referenze bibliografiche alla comunicazione; fornire stime precise sui possibili rischi quando siano noti, citando anche l’incertezza di altri rischi sui quali si conosce meno.

 

Introduzione e background
Percezione del rischio e presa decisionale
Influenze sull’accettabilità dei rischi dei vaccini
Sforzi attuali sulla comunicazione
Migliorare la comunicazione sui rischi dei vaccini

 

Introduzione e background

Storia sulla comunicazione del rischio…

I benefici di una buona comunicazione dle rischio includono il migioramento della presa di decisione, a livello sia individuale che collettivo, e lo sviluppo di relazioni lavorative produttive tra diversi gruppi interessati al problema.

La comunicazione dle rischio può servire a questi obiettivi:

  1. persuadere la popolazione a prendere una determinata azione;
  2. educare, cioè dare sufficiente informazione cosicché possano prendere efficaciemente le loro decisioni;
  3. promuovere una partnership per la presa di decisione, per coinvolgere attivamente il pubblico nella gestione del rischio e nella presa di decisione, includendo la strutturazione del problema e la selezione delle opzioni da gestire.

I metodi e i contenuti di una qualunque istanza di comunicazione del rischio dipende dagli obiettivi di colui che fornisce la comunicazione. Per esempio, un’organizzazione che ha l’obiettivo di promuovere l’immunizzazione probabilmente tende a enfatizzare i benefici e minimizzare i rischi associati a quell’intervento. D’altro canto, un’organizzazione che ha l’obiettivo di allertare la popolazione sui rischi di un intervento quale la vaccinazione tenderà a enfatizzarne i rischi e minimizzare i benefici.

Percezione del rischio e presa decisionale

La percezione del rischio è influenzata da fattori quali valori, credenze e atteggiamenti individuali così come i valori e atteggiamenti sociali e culturali in senso più ampio.

Le decisioni sui rischi di salute sono prese non solo su base razionale ma anche su basi emozionali, psicologiche, religiose, spirituali, filosofiche o intuitive à Cultura razionale

Rischi volontari, naturali e controllabili sono generalmente più accettati che non quelli imposti. Anche i rischi con i quali si ha maggiore familiarità sono più accettati che non quelli non familiari o ipotetici.

Euristica e biases

Scorciatoie cognitive o valutazioni "a occhio" conosciute come euristiche (heuristics) influenzano le stime della gente. Ci sono generalmente pattern regolari e predittibili in questo senso. L’uso di queste euristiche può produrre biases nella valutazione del rishcio.

Ancoraggio si riferisce all’incapacità di dare frequenze assolute e la tendenza delle persone a stimare le frequenze di un evento sulla base delle frequenze presentate per altri eventi.

Compressione la svrastima di basse frequenze di rischio e la sottostima di grandi frequenze di rischio. Se questo si applica ai vaccini, la gente crederebbe che il rischio di effetti negativi rari dei vaccini sia maggiore di quello riportato.

Disponibilità significa che gli eventi che si ricordano più facilmente sono maggiormente accessibili al (o "disponibili") alla gente, cosicché le loro frequenze sono sovrastimate. Per esempio, se un certo rischio viene citato spesso, la gente tenderà a sovrastimarlo.

Esposizione si riferisce al fatto che la gente tende a sovrastimare gli effeti cumulativi di moteplici esposizioni al rischio. Spesso la preoccupazione si riferisce a esposizioni in un certo arco di tempo e non a una singola esposizione. La comunicazione sul rischio cumulativo è importante in questi casi (il fumo è un esempio di rischio cumulativo).

Paragoni. Il rischio è multidimensionale. Qundo viene fatta una comparazione del rischio tra una o due variabili, la gente in genere lo interpreta come comparazione tra più variabili giungendo a generalizzazioni.

Bias di omissione. Le persone in genere credono che un errore di omissine sia meno serio di un errore contrario. Infatti le persone tendono ad essere più contrarie al rischio che si corre prendendo un’azione piuttosto che a quello causato dalla non-azione. (non vaccinarsi e contrarre la malattia è più accettabile).

Contesto (framing). Il modo in cui un’informazione è presentata o il contesto all’interno del quale si colloca influenza il ricevimento del messaggio. Una certa inquadratura del messaggio sul rischio può indurre o meno le persone a cambiare le loro preferenze nell’ambito delle loro opzioni.

Alcune ricerche dimostrano che la gente tende a preferire l’eliminazione del rischio e mantenere lo status quo.

Influenze sugli esperti e loro bias

Gli esperti possono essere soggetti alle stesse euristiche e bias citati sopra. I loro valori, credenze, atteggiamenti possono influenzare la forma e il contenuto dei rischi e benefici di cui danno informazione.

Influenze sull’accettabilità dei rischi dei vaccini

Come già detto, le decisioni sulla propria immunizzazione sono influenzate dalle decisioni degli altri. La gente generalmente preferisce fare quello che la maggioranza fa (bandwagoning) o basarsi sulla protezione fornita da alti livelli di immunizzazione e non vaccinarsi (free-riding); possono anche essere influenzati in favore della vaccinzzazione dalla possibilità di proteggere altri (altruismo). Altri fattori includono la percezione del rischio di contrarre la malattia e la capacità di controllare quei rischi e preferire i rischi della malattia piuttosto che quelli del vaccino contro di essi.

La logica delle decisioni sulle vaccinazioni: bandwagoning, free-riding a altruismo

Una maggiore influenzasull’accettazione dei rischi associati ai vaccini è data dal fatto che le persone si collochino in una di queste categorie: bandwagoning, free-riding a altruismo.

Per banwagoning si intende la tendenza delle persone a prendere le decisioni della maggioranza come indicatore di ciò che è più saggio fare senza valutare completamente le opzioni. Uno studio condotto alla Un. of Pennsylvania ha trovato che quando ai genitori viene detto che il 100% dei bambiini viene vaccinato per una certa malattia, il 95% di essi decide di vaccinare i propri figli nonostante questi non corrano il rischio di contrarre tale malattia.

Free-riding in questo caso le persone credono di non avere bisogno di essere vacciante in quanto protette dalle vaccinazioni delle altre persone. Nello stesso studio citato copra, i non-vaccinatori erano più propensi a usare questo secondo approccio.

Le persone che usano l’approccio altruistico sono desiderosi di assumersi un rischio personale se questo serve a proteggere anche altre persone.

In ogni caso, il bandwagoning sembra essere l’approccio più comunemente usato.

Percezione del rischio di contrarre la malattia

La percezione di poter contrarre una malattia influenza la possibilità di accettare il rischio del vaccino. Uno stereotipo moto diffuso (studio a Washington D.C.) è quello di credere che le malattie prevenibili con la vaccinazione siano state virtualmetne eliminate negli Stati Uniti.

Anche la percezione della gravità di una malattia influenza l’accettazione della vaccinazione. Es., durante un’epidemia di meningite che ha provocato un numero particolarmente alto di decessi, la popolazione ha accettato una vaccinazione di massa. Al contrario, durante un’epidemia di morbillo la gente non ha accettato la vaccinazione non considerando il morbillo una malattia pericolosa, probabilmente in relazione alla possibilità di perdere la vita.

Un’altra variabile che influisce sull’accettazione della vaccinazione è la percezione del controllo sulla possibilità che un bambino possa essere infettato per una malattia prevenibile con il vaccino. Per es. Ricerca Meszaros, 1996, i non-vaccinatori pensano molto più dei vaccinatori di poter proteggere i loro figli dal contrare whooping cough se non li vaccinano. I non-vaccinatori inoltre ritengono molto meno probabile che i loro figli possano rimanere menomati o essere uccisi dalla malattia conclamata piuttosto che dalle stesse conseguenze prodotte dal vaccino. Questi risultati suggeriscono che la gente non crede le stime di probabilità offerte dagli esperti in quanto pensano di avere un controllo sulla malattia che gli esperti non hanno considerato.

Aspetti etici e politici

L’accettazione del rischio associato alla vaccinazione dipende in parte dal peso che una persona dà ai beni della società piuttosto che ai diritti individuali. Nonostante i vaccini infantili possano prevenire molte morti e disabilità da malattia provocando relativamente poche morti e disabilità dovute a effetti collaterali, alcuni partecipanti al workshop pensano sia inappropriato il peso delle vite perse a causa di reazioni avverse del vaccino paragonato a quelle perse a causa della malattia naturale. Il governo (americano) non dovrebbe mai sviluppare una procedura medica che comporti il rischio di conseguenze gravi come la morte o l’inabilità. Diritto del cittadino dovrebbe essere quello di essere completamente informato su benefici e rischi dei vaccini al fine di prendere individualmente le sue decisioni scegliendo le tecniche preventive adeguate alla propria famiglia. Altri partecipanti pensano invece che il governo debba avere il diritto e la responsabilità di prescrivere le decisioni individuali se queste sono di pubblico interesse (es. della quarantena).

Le leggi sulla vaccinazione obbligatoria richiedono che il bambino riceva una serie di vaccinazioni per potere essere ammesso a scuola. Alcuni partecipanti erano contrari all’obbligatorietà, particolarmente se non vi sono eccezioni dovute a motivi filosofici.

Alcuni infatti affermano che la mancanza di eccezioni di ordine filosofico possono seriamente compromettere la comunicazione sui rischi dei vaccini. Se i vaccini non fossero obbligatori, ci sarebbe il bisogno di migliorare la comunicazione sul rischio.

È stata quindi sondata la possibilità di concedere eccezioni soprattutto di tipo filosofico all’interno di un programma di vaccinazione obbligatoria. C’è da dire comunque che tra i genitori di bambini non vaccinati, pochi dichiarano ragioni filosofiche. Al contrario, la maggior parte ha un ridotto accesso alle strutture sanitarie, non sanno dell’esistenza delle raccomandazioni di vaccinare nella prima infanzia o non hanno considerato la vaccinazione come fatto prioritario. In alcuni casi, i pediatri non hanno suggerito la vaccinazione vedendo il bambino per altri trattamenti. Le politiche di vaccinazione obbligatoria richiedono che questi genitori prendano in considerazione la vaccinazione e prendano una decisione. I dati infatti dimostrano che l’obbligatorietà fa innalzare le percentuali di vaccinazione.

Un certo numero di partecipanti al workshop si sono domandati se la vaccinazione obbligatoria sia in linea con il diritto del paziente al consenso informato. Il consenso informato è una dottrina legale ed etica adottata dalla professione medica e dalle corti negli anni ’50.

Il consenso informato non solo offre un’ottima strada per la comunicazione sul rischio e i benefici delle vaccinazioni, ma può influenzare il modo in cui la popolazione può accettare prontamente i rischi associati alle vaccinazini. Le persone esposte a informazione sul rischio si assumono maggiore responsabilità nei riguardi delle decisioni sulla salute e sono quinidi meno inclini ad accusare altri qualora sopraggiungano conseguenze inaspettate.

Insieme all’abilità di contenere qualunque incertezza sugli effetti avversi dei vaccini, il grado di fiducia che il ricevente prova nei confronti di colui che comunica informazioni su rischi e benefici è un’altra variabile che influisce sulle decisioni nei riguardi delle vaccinazioni. Nella ricerca svolta in Pennsylvania, i non-vaccinatori, esibivano un maggiore scetticismo nei riguardi dell’informazione medica in generale e sui vaccini e la loro efficacia.

Gli operatori sanitari in genere vedono se stessi nel ruolo di promotori di vaccinazioini, di conseguenza enfatizzeranno i benefici invece dei rischi. Allo stesso tempo però hanno la responsabilità di fornire ai pazienti informazione accurata e oggettiva sulla natura e serietà dei rischi dei vaccini.

Altri hanno affermato che le case produttrici di vaccini, i fornitori e i politici sapevano in anticipo dell’esistenza di rischi associati ad essi, ma non hanno adeguatamente informato il pubblico su quei rischi, oltre a non aver comunicato le incertezze e i disaccordi esistenti sulle conoscenze.

Sforzi attuali sulla comunicazione

Le più importanti fonti di informazione negli Stati Uniti su rischi e benefici dei vaccini sono le dichiarazioni di informazione sui vaccini prodotte dal CDC, i foglietti di accompagnamento dei vaccini stessi prodotti dalle case farmaceutiche, le comunicazioni orali dei fornitori sanitari e la pubblicità realizzata da una quantità di organizzazioni non-profit.

Contributi del governo

Dichiarazioni di informazione sui vaccini (VISs)

I VISs sono realizzati dagli staff tecnico, educativo e legale del CDC con contrbuti di altri specialisti. Queste dichiarazioni, scritte a livello di quinta elementare/seconda media, tentano di descrivere concisamente i benefici e i rischi dei vaccini. Comprendono inoltre una descrizione del National Vaccine Injury Compensation Program, oltre a informazione sul Vaccinr Adverse Event Peporting System (VAERS).

I VISs non intendono sostituire la conoscenza del fornitore o la comunicazione genitore/fornitore, ma al contrario rendere tale comunicazione più semplice. Non sempre però vengono letti dai genitori. Il target dei VISs è un gruppo molto vario con un ampio campo di interessi e competenze. Le dichiarazinoi sono state criticate in quanto avrebbero un livello di comprensione linguistica troppo elevato e non fornirebbero sufficienti informazioni.

Contributi delle case produttrici

Fogli di accompagnamento dei vaccini (package inserts)

Questi sono gli strumenti primari per comunicare i rischi e benefici di un vaccino. Essi includono dichiarazioni sull’efficacia, le controindicazioni, gli avvertimenti, le precauzioni e gli eventi avversi associati all’uso del vaccino. L’informazione nel pacchetto proviene da ricerche cliniche condotte sul vaccino, studi sul postmarketing, eventi avversi spontanei riportati alla casa di produzione ed eventi avversi riportati al Vaccine Adverse Event Peporting System e in rinomate riviste mediche. I package inserts sono regolati dalla Federal Drug Administration, la quale stabilisce il tipo di informazione che deve essere inclusa, rivede e approva ogni package insert prima di immetterlo sul mercato e qualora siano effettuati dei cambiamenti. Ogni dichiarazione nei fogli deve essere sostenuta da dati di studi clinici e riferimenti alla letteratura scientifica.

La sezione sulle controindicazioni discute situazioni o condizioni, come la conoscenza di sospette allergie gravi all’uovo, per cui un vaccino non dovrebbe essere usato in quanto apparentemente i rischi superano i benefici. La sezione sugli avvertimenti descrive gravi eventi avversi e i potenziali rischi per la salute, così come le limitazioni all’uso del prodotto e cosa è necessario fare qualora si verifichino questi inconvenienti. Per esempio, dovrebbe essere generalmente escluso fare un’iniezione intramuscolare a un bambino con disturbi di coagulazione, ma nel caso di un’epidemia, potrebbe essere considerato. La sezione sulle precauzioni si dedica alle attenzioni per un uso sicuro ed efficace del prodotto. Ad es. l’epinefrina dovrebbe sempre essere disponibile per ostacolare reazioni anafilattiche che si possono verificare al momento dell’iniezione.

La sezione sugli eventi avversi enumera gli effetti indesiderati associati all’uso del prodotto che possono verificarsi come parte dell’azione del prodotto stesso. Inoltre include stime del rischio di reazioni locali e sistemiche, così come (ove possibile) stime del rischio di rare o inconsuete reazioni come la polio associata al vaccino a seguito della vaccinazione col vaccino orale o la sindrome di Guillain-Barrè a seguito dell’antitetano. In accordo con alcuni legali di case produttrici dichiarano che in questa sezione dovrebbero inoltre essere inclusi quegli eventi che non sono generalmente descritti dagli scienziati come prodotti dal vaccino. Questo è il caso della SIDS, Sudden Infant Death Syndrome, a seguito della vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse, associazione per la quale non è stato dimostrato alcun fondamento.

Pubblicità

Anche la pubblicità e altri materiali promozionali prodotti da case produttrici sui propri prodotti sono strettamente regolamentate dalla Federal Drug Administration che richiede che i materiali contengano un giusto bilancio delle informazini sulla sicurezza e l’efficacia, e siano sostenuti da dati appropriatamente riferiti.

Opuscoli informativi per i genitori

Le case produttrici in genere pubblicano anche opuscoli per i genitori senza citare i nomi dei prodotti. Gli opuscoli forniscono informazioni sulla malattia, parlano del fatto che il vaccino esiste per proteggere da questa, che ci potrebbero essere effetti collaterali dovuti al vaccino e che il suo uso dovrebbe essere discusso con un medico. Questi ospuscoli hanno l’intento di facilitare la comunicazione sui vaccini tra paziente o genitore e fornitore.

Interazioni fornitore/genitore

Questo tipo di comunicazione è spesso limitata in quanto il tempo che un medico ha da dedicare al suo paziente durante le visite è ristretto. Quando gli operatori sanitari danno comunicazioni su benefici e rischi dei vaccini in genere si avvalgono di materiale come quelli del VISs, video informativi o informazioni fornite da personale paramedico. Un partecipante al workshop dice di dare i VISs ai genitori dei suoi piccoli pazienti in occasione della prima visita prima che il bambino venga chiamato per l’appuntamento vaccinale. Questo dà tempo ai genitori di visionare le informazioni e chiedere chiarimenti prima della successiva visita, durante la quale le immunizzazioni sono somministrate. Nonostante parli dei possibili effetti avversi, egli tende a sottolineare la diminuzione del rischio dei vaccini, spesso fornendo esempi sui dati di mortalità e disabilità associati alle malattie che il vaccino protegge.

Migliorare la comunicazione sui rischi dei vaccini

Sono stati suggeriti diversi modi di migliorare la comunicazione sui rischi e benefici dei vaccini, incluso il ritagliare i messaggi sui bisogni, bias, competenze e interessi della popolazione; migliorare la qualità del materiale informativo scritto; presentare l’informazione con meno biases possibili; aggiungere referenze bibliografiche alla comunicazione; fornire stime il più precise sui possibili rischi, citando anche l’incertezza di altri rischi sui quali si sa meno.

Per essere efficace, la comunicazione sul rischio dei vaccini ha bisogno di tenere in considerazione cosa la genta già sa in proposito o crede sui rischi e benefici associati all’immunizzazione. Potebbe essere pensata una strategia di ricerca progressiva sul tema. Il primo passo è quello di condure interviste nono strutturate a individui rappresentativi dell’utenza alla quale la comunicazione è diretta. Queste interviste sono un’efficace strumento per elaborare i più pressanti dubbi e credenze degli intervistati. Successive indagini con questionari basate sui risultati delle interviste potebbero quantificare la prevalenza di certe credenze. I messaggi sulla comunicazione del rischio potrebbero essere sviluppati in parte sulla base dei risultati delle interviste e dei questionari e poi testati possibilmente con un focus group. Queste rilevazioni potrebbero valutare se l’informazione è stata facilmente compresa e accettata e se è in grado di provocare un cambiamento di comportamento.

Come per gli altri tipi di comunicazione del rischio, la comunicazione sul rischio vaccinale deve essere ben organizzata e accessibile. Alcuni studi hano dimostrato che strumenti come riassunti e una chiara definizione delle sezioni promuovono comprensione e ritenzione delle informazioni presentate. Sarebbe importante fornire i VISs in modo attraente, e di moda. Es. in questa direzione.

È inoltre necessario che coloro che forniscono informazioni sul rischio vaccinale tengano in considerazione i vari bisogni di informazione del pubblico. Alcune persone preferiscono ricevere materiale informativo con messaggi rapidi e semplici che descrivano i rischi e i benefici dei vaccini in un linguaggio non tecnico; altri preferiscono informazioni di tipo scientifico, ove disponibili. Al momento le principali risorse informative poer gli utenti sono i VISs (criticati da alcuni per essere troppo semplicistici e non abbastanza inclusivi) e i package inserts, che possono avere troppa informazione tecnica per essere facilmente capita da alcune persone. Per coprire questo buco è stato suggerito che i comnicatori del rischio forniscano messaggi sui benefici e rischi dei vaccini con informazioni più dettagliate dei VISs, ma al contempo meno tecnici dei package inserts. Quest’ultimi dovrebbero poi essere riorganizzati in modo da essere più accessibili all’utente.

Un’altra possibilità è l’uso di sistemi informativi interattivi o computerizzati, all’interno dei quali i fruitori possono avere accesso ai livelli di informazione appropriati ai loro bisogni e competenze. Un programma simile è stato sviluppato dalla Ohio State Un. e la Mayo Clinic (Raman et al., 1996). Il sistema fu organizzato sotto forma di una struttura gerarchica con 5 livelli di informazione progressivamente più complessa, tutti scritti a un livello linguistico di terza media. Il sistema è stato testato su un gruppo di pazienti di classe socio-economica media; nonostante il 13% dei genitori abbia rifiutato di partecipare, vi è stata una grande variabilità nel livello di informazione richiesta dai genitori che hanno deciso di partecipare. Quelli che hanno accettato di usare il sistema hanno espresso un alto livello di soddisfazione. (Ramen et al., 1996).

Molti partecipanti e uditori del workshop hanno suggerito che la comunicazione sul rischio delle vaccinazioni includa referenze bibliografiche, cosicché i lettori che contestano le informazioni ricevute o desiderano saperne di più possono esaminare le fonti originali per ognuna delle dichiarazioni. E’ inoltre stato suggerito di includere tutte le prove di evidenza presentate per ogni argomento, inclusa l’informazione che non supporta la posizione della persona o ente che trasferisce l’informazione.

Come già discusso, molti partecipanti hanno notato che spesso l’incertezza riguardo le stime dei rischi dei vaccini. Questa incertezza rispecchia il rischio generalmente basso di conseguenze negative; se i rischi fossero alti, il prodotto non verrebbe messo in commercio. Al fine di produrre comunicazione efficace sul rischio, alcuni speakers e partecipanti ritengono che i messaggi sul rischio dovrebbero riconoscere l’incertezza sull’esistenza e grandezza dei rischi potenziali associati ai vaccini, con l’inclusione di stime dell’evidenza per quanto possibile. Un esperto di comunicazione del rischio ha aggiunto che "in quasi ogni forum politico al quale posso pensare, la conclusione ultima è che è necessario per una buona politica pubblica comunicare l’incertezza, anche se questo può risultare difficile." La stessa persona ha suggerito inoltre che la comunicazione sui rischi dei vaccini includa quali considerazioni sono state fatte per definire le stime del rischio e se c’è accordo fra vari gruppi di esperti e il pubblico riguardo l’accuratezza e l’incertezza delle stime fornite.

Altri partecipanti hanno suggerito che nella comunicazione sul rischio debba essere enfatizzato che ricerca scientifica è in corso per migliorare la conoscenza di tali rischi. Un rappresentate CDC ha suggerito che molti dei problemi sono inerenti la differenza di conoscenze identificata in precedenti reports dell’IOM (1991, 1994) che a meno che queste differenze non vengano riempite dai risultati della ricerca, continueremo ad avere problemi nella comunicazione dell’incertezza dei rischi. Sono state proposte due strategie per eliminare bias e conflitti nei ruoli che a certe agenzie federali e fornitori è richiesto di giocare. Il primo è che le persone che forniscono informazioni su rischi e benefici dei vaccini siano più aperti ad altri punti di vista, inclusa la ricerca di informazioni del National Vaccine Center. Il secondo è che, al fine di decouple la missione di prevenire malattie infettive attraverso la vaccinazione col bisogno di informare le persone sui rischi dei vaccini, la fonte ufficiale di informazione sul rischio dovrebbe essere un’organizzazione indipendente senza doppio ruolo.