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VACCINI ANTI-COLERICI

Vaccini anti-colerici

Titolo originale
Cholera vaccines.
WER 2001; 76(16):117-24
http//:www.int/wer/pdf/2001/wer7616.pdf

La posizione dell’OMS

In accordo con il suo mandato globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha un ruolo normativo, e pertanto emana una serie di documenti regolarmente aggiornati di presa di posizione sui vaccini e sulle combinazioni di vaccini contro le malattie che determinano un impatto sulla sanità pubblica internazionale. Questi documenti riguardano in primo luogo l’uso di vaccini da utilizzare in programmi di immunizzazione su vasta scala; vaccini destinati all’utilizzo su singoli soggetti, praticati prevalentemente nel settore privato, possono costituire un valido aiuto ai programmi nazionali, ma non vengono presi in considerazione in questi documenti tattici. Questi documenti informativi sintetizzano le informazioni di base essenziali sulle malattie e le rispettive vaccinazioni, e concludono con la attuale posizione dell’OMS sul loro utilizzo nel contesto globale.

Sommario e conclusioni

Nel corso della storia il batterio Vibrio cholerae, a trasmissione idrica e altamente infettivo, ha causato epidemie devastanti in molte parti del mondo. L’attuale pandemia è causata da V. cholerae biotipo El Tor, sierogruppo O1, ed è iniziata nel sud-est asiatico nel 1961. Successivamente ha provocato epidemie in numerosi Paesi dell’Asia, dell’Africa e del Sud America. Dal 1992 V. cholerae O139, che è un nuovo e più virulento sierogruppo derivante dal biotipo El Tor, si è diffuso in molte parti dell’Asia. Malgrado il trattamento di reidratazione orale, semplice e facilmente accessibile, i bambini piccoli e gli anziani sono particolarmente vulnerabili alla severa disidratazione provocata dal colera in forma grave. Il tasso di letalità può essere superiore al 20% nelle popolazioni colpite dalla malattia. Complessivamente si stima che avvengano ogni anno 120000 decessi per il colera.

Sebbene il raggiungimento di un’adeguata igiene personale, una maggiore sicurezza alimentare e migliori misure igieniche siano i punti basilari nel controllo del colera, nella maggior parte delle aree endemiche è difficile ottenere consistenti miglioramenti a breve termine a questi livelli. Nello stesso tempo, esiste un’urgente necessità di vaccini efficaci da utilizzare come ulteriore strumento di sanità pubblica nella prevenzione del colera.

Un vaccino parenterale costituito da V. cholerae O1 inattivato è stato disponibile da più di 40 anni. L’efficacia protettiva di questo vaccino è modesta, di breve durata e incapace di impedire la trasmissione dell’agente infettivo. Questo vaccino parenterale non viene più raccomandato dall’OMS da molti anni. Nuovi vaccini contro il colera sono in fase di sviluppo e 2 vaccini orali sono già disponibili in campo internazionale. Uno di questi vaccini (WC/rBS) è costituito da cellule batteriche intere uccise di V. cholerae O1 combinate con una subunità B ricombinante della tossina colerica. Questo vaccino viene ben tollerato e conferisce un alto grado di protezione (85%-90%) per 6 mesi dopo la seconda somministrazione, in tutti i soggetti di età superiore ai 2 anni. Il livello di protezione è ancora di circa il 50% 3 anni dopo la somministrazione in soggetti di età superiore ai 5 anni all’atto della vaccinazione. L’altro vaccino orale è costituito da cellule batteriche vive attenuate di V. cholerae ceppo CVD103-HgR geneticamente manipolato. Una singola dose di questo vaccino ha conferito una buona protezione (60%-100% a tre mesi dalla somministrazione) in volontari adulti, negli Stati Uniti e si è rivelato ben tollerato e immunogenico in bambini di 3 mesi di età. Non è stato ancora possibile dimostrare che questo vaccino sia in grado di proteggere le popolazioni che vivono nelle aree endemiche. In ogni caso nessuno di questi due vaccini orali si è dimostrato capace di fornire una duratura protezione nei bambini di età inferiore ai 2 anni. Anche se ora sono disponibili vaccini candidati a fornire protezione anti O139, la loro efficacia non è stata ancora dimostrata.

 

 

 

 


·   Rispetto al vaccino parenterale, i vaccini orali ora disponibili a livello internazionale rappresentano un significativo miglioramento in termini di efficacia protettiva, durata della protezione, sicurezza e facilità di somministrazione.

·   La vaccinazione anti-colerica delle popolazioni ad alto rischio dovrebbe essere praticata soltanto a livello preventivo in associazione con altre misure di prevenzione e controllo. Le popolazioni ad alto rischio possono includere, ma non solo, i residenti nei campi profughi e nelle baraccopoli delle periferie urbane degradate.

·   Per la vaccinazione delle popolazioni esposte a un rischio immediato di epidemia di colera, l’OMS raccomanda attualmente ill vaccino WC/rBS. In una situazione epidemica in cui i limiti logistici impediscono la somministrazione di 2 dosi, può essere raccomandata l’utillizzazione di una singola dose di CVD 103-HgR.

·   Per la vaccinazione dei viaggiatori che si recano in zone a forte endemia, si possono utilizzare l’uno o l’altro dei 2 vaccini orali, tenendo in considerazione che la protezione si ottiene soltanto 7 giorni dopo la somministrazione di una singola dose del vaccino CVD 103-HgR e 7 giorni dopo la seconda somministrazione del vaccino WC/rBS.

·   C’è un urgente bisogno di vaccini anti-colerici efficaci contro differenti tipi di epidemia di V. cholerae, compreso il ceppo O139, e che conferiscano una protezione affidabile e a lungo termine in tutti i gruppi di età, anche nei bambini di età inferiore a 5 anni.

Considerazioni generali

Aspetti di sanità pubblica

Nel corso della storia, devastanti epidemie di colera hanno provocato milioni di casi e centinaia di migliaia di morti. Complessivamente, sono state descritte 7 pandemie di colera. La più recente, che è ancora in corso, è iniziata in Indonesia nel 1961, ha raggiunto il continente Africano negli anni ‘70 e il Sud America nel 1991. Nel 1994 sono stati notificati più di un milione di casi e circa 10000 morti nel continente americano. In parte per le difficoltà nella sorveglianza, ma anche per la paura di conseguenze economiche e sociali, verosimilmente la morbosità e la mortalità dovute a V. cholerae sono fortemente sottonotificate. Complessivamente si stima che il colera provochi 120000 morti all’anno. Con un trattamento appropriato, il tasso di letalità non dovrebbe superare l’1%, ma in alcune circostanze sono stati riportati tassi anche del 40%. L’epidemia nelle Americhe è sembrata diminuire durante il 1996 e il 1997 ma i tassi cumulativi del 1998 hanno evidenziato un nuovo aumento, specialmente in Perù, dove l’incidenza è passata da 3500 a 41700 casi. Nel 1999 l’incidenza notificata in Sud America è diminuita dell’86%. L’incidenza mondiale è salita da meno di 140000 casi nel 1997 a oltre 290000 casi nel 1998. Nel 1999 l’incidenza globale è stata di circa 254000 casi e l’Africa da sola è stata responsabile dell’81% del numero totale di casi. Durante lo stesso anno il tasso di letalità in Africa ha raggiunto il 4,2% rappresentando il 95% di tutti i morti di colera nel mondo. Nel 2000 sono state riportate molteplici epidemie di colera nelle popolazioni che abitano in varie isole dell’Oceania. Considerato che la pandemia è ancora in corso, il numero di Paesi colpiti continua a salire.

L’uomo è l’unico ospite naturale conosciuto di V. cholerae e la malattia viene diffusa attraverso acqua e alimenti contaminati da feci. Pertanto l’endemicità e l’epidemicità del colera sono in stretta correlazione con il basso livello igienico della popolazione. La trasmissione diretta da persona a persona è considerata poco comune. Sebbene la reidratazione orale possa salvare la vita ai malati, non ha alcun effetto sull’evoluzione della malattia o sulla diffusione dell’infezione.

L’impatto economico del colera in termini di riduzione della produzione, interruzione delle esportazioni di derrate alimentari e diminuzione del turismo può essere significativo. Nel Perù, durante l’epidemia di colera all’inizio degli anni ‘90, le perdite economiche stimate sono state di diversi milioni di dollari in un solo anno. Questi gravi danni economici contribuiscono alla già frequente sottonotifica dei casi di colera.

L’agente patogeno e la malattia

V. cholerae è un bacillo gram-negativo, ciliato, dotato di un singolo flagello polare, trasmesso principalmente mediante l’acqua. La suddivisione in sierogruppi è basata sui polisaccaridi dell’antigene somatico (O). Le epidemie sono state quasi invariabilmente provocate da V. cholerae sierogruppo O1. Sono stati descritti tre sierotipi (Ogawa, Inaba e Hikojima) e 2 biotipi (classico o El Tor) di V. cholerae. Il biotipo El Tor, isolato per la prima volta come ceppo non virulento nel 1905, è evoluto verso una maggiore virulenza ed è responsabile dell’attuale pandemia. Nel 1992, un nuovo sierogruppo, derivato geneticamente dal biotipo El Tor, è apparso nel Bangladesh provocando un’estesa epidemia. Ora si è diffuso in vaste zone dell’Asia ed è stato denominato V. cholerae O139 “Bengal”.

V. cholerae è un microrganismo non invasivo che colonizza l’epitelio intestinale dopo aver oltrepassato lo strato di muco. Colpisce l’intestino tenue attraverso l’azione di una tossina, l’enterotossina-colerica costituita da 5 subunità B e una subunità A. Le subunità B sono capaci di legarsi a recettori specifici (monosialosyl ganglioside GM1) delle cellule dell’epitelio intestinale, la subunità A ha attività enzimatica. La tossina colerica fa aumentare i livelli cellulari di AMPc incrementando l’attività dell’adenil-ciclasi e provocando la secrezione di cloruri e bicarbonato nell’intestino tenue. Ne consegue che l’acqua viene richiamata dagli spazi extracellulari e intravasali dell’epitelio intestinale e rapidamente riversata nel lume intestinale.

Nella maggioranza dei casi il colera è caratterizzato da una diarrea acuta, diffusa e acquosa, che dura da uno a pochi giorni. Nelle sue manifestazioni estreme, il colera è una delle malattie infettive che più rapidamente porta a morte il soggetto colpito. Entro 3-4 ore dalla comparsa dei sintomi, un soggetto precedentemente sano può diventare ipoteso e morire in 6-8 ore. Più comunemente, i casi fatali si manifestano con stato di shock entro 6-12 ore e morte che sopravviene dopo un tempo che varia dalle 18 ore ad alcuni giorni. è noto che soggetti appartenenti al gruppo sanguigno O presentano una maggiore vulnerabilità alla malattia in forma grave.

La diagnosi di colera viene abitualmente fatta basandosi sull’isolamento del microrganismo dalle feci dei soggetti infetti. La determinazione del sierogruppo viene fatta utilizzando test di agglutinazione.

Una disidratazione leggera o moderata viene trattata con semplici soluzioni reidratanti orali contenenti sali e glucosio. Nei casi gravi, è necessario un trattamento reidratante più aggressivo per via endovenosa. In aggiunta, l’OMS raccomanda di utilizzare il trattamento antibiotico solo nei casi di colera con sintomi di grave disidratazione. Quando è possibile, è opportuno verificare la sensibilità del V. cholerae agli antibiotici. Gli antibiotici non sono consigliati nel trattamento del colera lieve o moderato, né per la profilassi di massa. L’uso inappropriato degli antibiotici ha causato la comparsa di ceppi multiresistenti, alcuni dei quali caratterizzati da elevata virulenza.

Risposta immunitaria protettiva

Nel caso del colera, l’immunità protettiva è mediata principalmente, se non esclusivamente, da anticorpi prodotti localmente nella mucosa intestinale e secreti sulla superficie mucosa dell’intestino. Questi anticorpi sono diretti contro alcune componenti batteriche fra cui la tossina colerica, e attuano l’effetto protettivo inibendo la colonizzazione e la moltiplicazione batterica e bloccando l’azione della tossina. Nel lume intestinale sono stati evidenziati anticorpi di tipo IgA, IgG e IgM diretti contro gli antigeni di V. cholerae, anche se, in termini di protezione immunitaria, le IgA intestinali sono le più importanti.

Gli anticorpi protettivi antitossina nell’intestino sono specifici per la subunità B della tossina colerica e prevengono le manifestazioni cliniche bloccando, con meccanismo indipendente dal complemento, il legame della tossina ai gangliosidi GM1 i recettori epiteliali. La moltiplicazione batterica inoltre viene inibita grazie all’adesione degli anticorpi specifici al corpo batterico con conseguente diminuzione dei movimenti e interferenza nei processi di adesione del batterio alla mucosa intestinale.

Nel siero dei pazienti che hanno superato il colera o nei soggetti vaccinati, si riscontrano anticorpi contro numerosi antigeni di V. cholerae, compresi gli antigeni somatici O. Specialmente gli anticorpi anti-gruppo O mostrano un’attività battericida complemento dipendente. Il livello degli anticorpi anti-gruppo O, dopo aver raggiunto il massimo 8-10 giorni dopo la comparsa della sintomatologia, ritorna ai valori di base entro 2-7 mesi. Anche se non è direttamente protettiva, la risposta vibriocida del siero correla positivamente con la resistenza all’infezione.

A seguito dell’infezione naturale, la prima risposta sistemica agli antigeni somatici è costituita dalle IgM. Ulteriori contatti con antigeni naturali o vaccinali tendono a indurre il passaggio alle IgG. Anticorpi circolanti anti tossina colerica potrebbero dare una protezione di breve durata, ma non alle concentrazioni relativamente basse che si osservano in caso di infezione naturale. L’aggiunta della subunità B della tossina colerica a un vaccino orale stimola la produzione di IgA a livello della mucosa intestinale e contribuisce a mantenere una protezione per oltre 9 mesi dopo la vaccinazione. Parimenti, l’aggiunta della subunità B permette di ottenere una protezione crociata di breve durata (3 mesi) contro la diarrea dovuta a Escherichia coli enterotossico (ETEC) produttore di una enterotossina termolabile simile, dal punto di vista antigenico e farmacologico, alla tossina colerica. Non viene ottenuta invece protezione contro i ceppi di ETEC che producono tossina termostabile.

Giustificazione per il controllo vaccinale

Il colera è ritenuto responsabile di almeno 120000 morti all’anno. Sebbene l’obiettivo principale di un adeguato controllo del colera sia quello di mantenere il tasso di letalità al di sotto dell’1%, nel 1997 questo è stato mediamente del 4,3% nel mondo e, in alcuni Paesi dell’Africa, sono stati rilevati tassi superiori al 20%. Dal 1997 al 1998, il numero totale dei casi notificati all’OMS è raddoppiato, superando i 290000 principalmente a causa dell’aumento della attività epidemica in alcune parti dell’Africa e in Perù. Complessivamente il numero totale dei casi rimane elevato. Il nuovo ceppo di V. cholerae denominato O139 “Bengal” possiede le stesse capacità di sopravvivenza in acqua di V. cholerae O1. Attualmente è ancora confinato in alcune zone del sud e del sud-est asiatico.

Le guerre e gli sconvolgimenti politici, le modificazioni climatiche e le catastrofi naturali, l’aumento delle migrazioni umane e il sovraffollamento in situazioni di scarse condizioni igieniche hanno sempre favorito la diffusione di malattie epidemiche quali il colera. Sfortunatamente queste condizioni sono ancora prevalenti in molte parti del mondo. D’altra parte, i 40 anni di storia dell’attuale pandemia, mostrano che, in aree a basso livello igienico, il colera si può diffondere rapidamente, anche in assenza di catastrofi naturali o provocate. In un numero crescente di aree geografiche il colera sta diventando endemico, riflettendo la carenza di infrastrutture socio-economiche e la difficoltà nell’implementazione di misure di controllo della malattia. Circa 120 nazioni hanno riportato casi indigeni di colera a partire dal 1991, quasi la metà di queste hanno notificato casi in almeno 5 degli ultimi 8 anni.

Possibili vaccini anti-colera

Vaccino parenterale

Fino a pochi anni fa, l’unico vaccino disponibile contro il colera era costituito da cellule di V. cholerae intere, uccise con il fenolo. Questo vaccino veniva somministrato in due dosi con un intervallo di due settimane. Sfortunatamente, l’efficacia protettiva di questi vaccini nei confronti della disidratazione grave raggiunge solo circa il 50%, e la durata della protezione supera a fatica i 6 mesi. Inoltre, la vaccinazione non impedisce la trasmissione dell’agente infettivo.

Poiché i requisiti tecnici stabiliti dall’OMS per la produzione e il controllo dei vaccini parenterali a cellule intere uccise possono non avere alcun rilievo ai fini della produzione e del controllo dei vaccini anti-colerici di nuova generazione, e visto che i vecchi vaccini non vengono più raccomandati per un utilizzo generale in sanità pubblica, anche se vengono ancora prodotti in alcuni Paesi, la Expert Committee on Biological Standardization dell’OMS ha deciso di abrogare questi requisiti tecnici nel 1999.

Attualmente non esiste una metodica accettata in campo internazionale per misurare l’attività dei nuovi vaccini che garantisca che questi siano in grado di indurre un’immunità protettiva nella popolazione bersaglio.

Vaccini orali

Il vaccino WC/rBS inattivato

Un vaccino costituito da cellule batteriche intere uccise di V. cholerae O1 combinate con una subunità B della tossina colerica ricombinante (WC/rBS) è stato commercializzato fin dall’inizio degli anni ‘90. Somministrato per via orale, con un calendario vaccinale a due dosi, questo vaccino si è dimostrato sicuro anche se somministrato in gravidanza o durante l’allattamento. In uno studio sul campo in Bangladesh, 3 dosi del vaccino WC/rBS hanno dato come risultato una protezione dell’85% e del 50% dopo 6 mesi e dopo 3 anni rispettivamente, in tutte le fasce di età compresi i bambini di età inferiore ai 5 anni. La protezione nei bambini di 2-5 anni si riduceva rapidamente dopo i primi 6 mesi di follow-up e scompariva completamente nel corso del terzo anno dopo la vaccinazione. In uno studio sul campo più recente, che utilizzava reclute militari in Perù, due dosi del vaccino WC/rBS somministrate a distanza di 1-2 settimane hanno indotto una protezione iniziale dell’86% dei vaccinati. è importante sottolineare che questi ultimi risultati sono stati ottenuti in una popolazione composta quasi esclusivamente da individui di gruppo sanguigno O che non erano mai stati esposti alla malattia. In media, il vaccino fornisce una protezione del 50%-60% per almeno 3 anni. Basandosi su studi dose-risposta, il calendario vaccinale attualmente raccomandato è di due somministrazioni a distanza di 10-14 giorni.

Durante i primi 3 mesi successivi alla vaccinazione, il vaccino WC/rBS ha un’efficacia di circa il 60% contro l’ETEC e nel 1995 l’indicazione per il suo utilizzo è stata estesa anche all’ETEC. Non sono disponibili dati sulla somministrazione contemporanea del vaccino WC/rBS con altri vaccini. Tuttavia non esiste alcun rischio teorico che ne vieti la somministrazione contemporanea.

L’unico effetto avverso riportato per il vaccino WC/rBS è un occasionale disturbo intestinale lieve. Al di fuori di un’ipersensibilità per qualcuna delle sue componenti, non sono note controindicazioni per questo vaccino. è ben tollerato anche dai soggetti HIV positivi.

Il vaccino WC/rBS attualmente è registrato in Argentina, Guatemala, El Salvador, Estonia, Honduras, Madagascar, Nicaragua, Norvegia, Perù e Svezia.

Grazie al trasferimento della tecnologia, una versione più semplificata del vaccino a vibrioni interi uccisi (senza la subunità B) è stato localmente prodotto, sperimentato e commercializzato in Viet Nam. La somministrazione di due dosi orali ha fatto ottenere un effetto protettivo del 66% nel corso di una epidemia locale di colera che si è verificata 8-10 mesi dopo la vaccinazione. Cosa importante, durante la stessa epidemia l’efficacia protettiva nei bambini di 1-5 anni è stata del 68%. Dal 1997, in una zona del Viet Nam dove il colera è endemico, è in corso un trial su vasta scala randomizzato e controllato in doppio cieco con placebo sull’efficacia di un vaccino bivalente di seconda generazione, contenente oltre al sierogruppo O1 anche quello O139.

Il vaccino vivente attenuato CVD 103-HgR

Un vaccino anti-colerico a cellule vive attenuate contenente il classico ceppo di V. cholerae CVD 103-HgR geneticamente manipolato è disponibile dal 1994. Vasti studi effettuati in numerosi Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, hanno dimostrato la sicurezza e la immunogenicità di questo vaccino a dose unica, anche nei soggetti portatori di HIV. Studi sperimentali su volontari esposti al vibrione hanno evidenziato una protezione già una settimana dopo la somministrazione del vaccino. In questi studi, è stato ottenuto un elevato livello di protezione (>90%) nei confronti del colera in forma moderata o grave dopo infezione con V. cholerae O1 sia biotipo classico che El Tor. Il livello complessivo di protezione nei confronti di V. cholerae El Tor in tutte le forme (compresa quella lieve) è stato dell’80%.

Come con il vaccino WC/rBS, i soggetti di gruppo sanguigno O hanno sieroconvertito nella stessa percentuale degli altri vaccinati. Tuttavia, in alcuni studi clinici con il vaccino CVD 103-HgR, la media geometrica dei titoli anticorpali nei soggetti di gruppo sanguigno O è stata significativamente più alta che nei soggetti di gruppo sanguigno diverso. La protezione ha una durata di almeno 6 mesi; dati su tempi più lunghi non sono ancora disponibili.

In un trial sul campo randomizzato e controllato con placebo, effettuato in Indonesia, una singola dose di CVD 103-HgR ha conferito il 60% di protezione durante i primi 6 mesi dopo la somministrazione, ma solo del 24% durante il primo anno. Il numero veramente basso di casi riscontrati durante il primo anno dello studio (in relazione al numero di casi atteso nello stesso territorio) ha reso poco precisa la stima della protezione. La singola dose di CVD 103-HgR non ha fornito una significativa protezione a lungo termine durante i 4 anni di osservazione.

Non è ancora stabilito se questo vaccino conferisce una qualche protezione ai bambini di età inferiore a 2 anni, anche se è stato dimostrato che è ben tollerato e immunogenico in neonati di tre mesi di età. Come per il vaccino WCrBS, non ci si aspetta che il CVD 103-HgR assicuri protezione contro V. cholerae O139.

Quando il vaccino CVD 103-HgR è stato somministrato in combinazione con il vaccino antitifico vivo orale Ty21a, non è stata evidenziata alcuna reciproca interferenza.

A eccezione di una lieve diarrea transitoria nel 2% dei vaccinati e casi sporadici di nausea e crampi addominali, non sono state riportate reazioni avverse al vaccino. Non esistono controindicazioni all’uso del CVD 103-HgR salvo eventuale ipersensibilità a qualcuna delle componenti del vaccino.

Non sono stati effettuati studi sulle donne in gravidanza, pertanto queste devono essere immunizzate con CVD 103-HgR solo se esiste un elevato rischio di contrarre il colera e se non sono disponibili terapie adeguate o il vaccino è inattivato.

Il vaccino è attualmente registrato in Argentina, Canada, Colombia, Finlandia, Guatemala, Perù, Filippine, Sri Lanka, Svizzera e Venezuela.

La posizione generale dell’OMS sui nuovi vaccini

I vaccini destinati all’uso in sanità pubblica su larga scala devono:

   soddisfare i requisiti di qualità definiti nel documento informativo sulla qualità dei vaccini del GPV;[1]

   essere sicuri e avere un impatto significativo contro la malattia in questione in tutte le popolazioni target;

   se destinati a neonati o bambini piccoli, essere facilmente adattabili ai calendari vaccinali e ai tempi dei programmi nazionali di immunizzazione dell’infanzia;

   non interferire significativamente con la risposta immunitaria ad altri vaccini somministrati simultaneamente;

   essere formulati tenendo conto dei problemi tecnici che si possono incontrare, ad esempio, in termini di refrigerazione e di conservazione;

   avere prezzi appropriati ai differenti mercati.

La posizione dell’OMS sui vaccini anti-colerici

è stato dimostrato che entrambi i vaccini WC/rBS e CVD 103-HgR sono sicuri e privi di effetti avversi significativi. Paragonati ai vecchi vaccini parenterali, i più recenti vaccini orali forniscono una migliore e più duratura protezione nei confronti del colera. Tuttavia, l’insufficiente protezione nei bambini di età inferiore ai 2 anni fa in modo che questi vaccini non possano essere utilizzati in programmi nazionali di immunizzazione dei neonati.

La principale indicazione per i vaccini anti-colerici è la protezione della popolazione a rischio nelle aree endemiche. Per calcoli di costo-efficacia, il vaccino anti-colerico dovrebbe essere preso in considerazione solo per un uso preventivo, non come metodo per contenere un’epidemia una volta che questa è iniziata. Per prevenire le epidemie di colera la vaccinazione deve essere intrapresa solo in associazione ad altre misure di prevenzione e controllo correntemente raccomandate dall’OMS. In situazioni di emergenza, popolazioni ad alto rischio quali i residenti nei campi profughi o nelle baraccopoli, dovrebbero essere vaccinate.

è opportuno effettuare studi d’intervento per valutare il ruolo della vaccinazione nei programmi di controllo del colera.

La scarsa efficacia e la breve durata della protezione sconsiglia l’utilizzo del vecchio vaccino parenterale.

Fra i vaccini anti-colerici di nuova generazione, è stato possibile dimostrare un convincente livello di protezione sul campo solo con il vaccino WC/rBS. Pertanto, il vaccino WC/rBS dovrebbe essere preso in considerazione per popolazioni che si ritiene siano a rischio di un’imminente epidemia di colera. Nondimeno, esiste il dubbio che, nello scompiglio creato da un’epidemia di colera, l’organizzazione logistica, necessaria alla somministrazione di due dosi di vaccino a distanza di più di una settimana, sia difficile da ottenere. In queste circostanze, può essere raccomandato l’uso del vaccino CVD 103-HgR, una volta che sia stata dimostrata la sua efficacia nelle zone endemiche.

Entrambi i vaccini WC/rBS e CVD 103-HgR possono essere raccomandati ai viaggiatori in regioni ad alto rischio. Quando è necessaria una protezione in tempi brevi, è preferibile il vaccino CVD 103-HgR, in quanto fornisce una protezione già 7 giorni dopo una singola dose. Il vaccino WC/rBS viene somministrato in due dosi separate da almeno una settimana e la protezione inizia una settimana dopo la seconda somministrazione

I vaccini anti-colerici orali attualmente disponibili rappresentano un progresso incoraggiante, ma sono obbligatori ulteriori miglioramenti per proteggere i più bisognosi dalla gamma completa di ceppi epidemici di V. cholerae.



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