VACCINAZIONI: LE RISPOSTE AI DUBBI PIU’ COMUNI DEI
GENITORI
Autori:
Dr. Giovanni
Ara (Dipartimento di Prevenzione ASL
12 Regione Piemonte)
Dr.Franco Giovanetti (Dipartimento di Prevenzione
ASL 18 Regione Piemonte)
E’ meglio avere la
malattia naturale o effettuare la vaccinazione? Perché si vaccina contro
malattie ormai scomparse in Italia? I vaccini sono sicuri? Sono efficaci? Come
arrivare ad una scelta consapevole, quali strumenti abbiamo a disposizione per
scegliere tra vaccinare o non vaccinare? Per affrontare questi problemi con
razionalità è necessario porre sul piatto della bilancia tutte e due le
possibilità, confrontando serenamente e senza preconcetti i rischi ed i
benefici di entrambe le scelte.
E’ giusto esaminare i
rischi delle vaccinazioni, ma anche quelli legati alla mancata protezione
contro le malattie per le quali è invece disponibile un vaccino.
L’avvento
dei vaccini ha consentito di ridurre la diffusione di malattie gravi e mortali
o addirittura di eliminarle dal mondo, come è avvenuto per il vaiolo.
La riduzione delle
infezioni, e dei conseguenti decessi e sequele invalidanti, è andata di pari
passo con l’aumento delle coperture vaccinali. Pertanto il numero delle persone
che hanno sofferto di queste malattie, o che hanno conosciuto direttamente
persone da esse colpite, è andato diminuendo negli anni.
Così, negli ultimi tempi,
l’attenzione della popolazione, o per lo meno di una parte di essa, si è andata
concentrando sui possibili effetti collaterali delle vaccinazioni: se un
lattante sano viene vaccinato e ha dei problemi causati dalla vaccinazione, il
confronto con i danni provocati dalla malattia non può più essere fatto (almeno
per alcune di esse, attualmente in Italia) e quindi è possibile osservare il fenomeno della
riduzione dell’accettazione delle vaccinazioni.
Questo
fenomeno è ben noto a chi si occupa di vaccinazioni; tuttavia
è dimostrato che la conseguenza di una riduzione della copertura vaccinale si
traduce prima o poi in un aumento di quelle infezioni che sembravano scomparse
e dei relativi decessi che esse provocano.
E’ noto che
l’accettazione delle vaccinazioni è maggiore tra le persone che hanno
sperimentato di persona le conseguenze, a volte mortali o devastanti, di queste
infezioni; anche chi ha avuto familiari o conoscenti affetti da queste malattie
non solo accetta le vaccinazioni, ma le richiede anche quando non offerte.
Due episodi realmente accaduti illustrano in
pratica questo concetto.
L’Haemophilus B è un
batterio che in provincia di Biella alcuni anni fa provocava in età pediatrica
un caso di meningite ogni 1-3 anni e diversi ricoveri all’anno per epiglottite.
Nel 1995 si verificarono
due casi di meningite da Haemophilus B in 2 bambini di 3 anni, a 3 mesi di
distanza in due diversi asili nido. Un altro bimbo venne ricoverato d’urgenza e
sottoposto a tracheostomia (incisione della trachea e della cute sovrastante),
a causa di una epiglottite che aveva provocato una gravissima cianosi.
Questi episodi vennero molto pubblicizzati
dalla stampa locale. Decine di mamme telefonarono all’ASL letteralmente
terrorizzate, chiedendo la chiusura e la disinfezione degli asili (che in casi
come questi sono provvedimenti del tutto inutili).
L’unica prevenzione possibile era ed è la vaccinazione
anti-Haemophilus B, che allora non veniva offerta dal servizio pubblico. In
pochi mesi furono praticate centinaia di vaccinazioni; già nel 1996 la
percentuale di neonati vaccinati contro l’Haemophilus B salì al 60%; nel 1997
era all’85%, fino ad attestarsi al 98% attuale.
Le
mamme dei bambini che frequentavano gli asili in cui si verificarono le
meningiti e che vaccinarono i loro figli, valutavano i possibili rischi di
reazioni al vaccino anti-Haemophilus ben
diversamente da quanto potevano fare quelle i cui figli frequentavano altri
asili, in cui non si erano verificati casi di meningite da Haemophilus B.
Che
significato poteva avere per quelle mamme una piccola reazione locale in una
coscia, o un po’ di febbre, di fronte ad una meningite, o ad un neonato di
pochi mesi che improvvisamente diventa cianotico per una epiglottite?
Il secondo
episodio si verificò in un Comune dell’ASL 18 negli anni 90: un ragazzo di 14
anni sviluppò un’encefalite da morbillo, che gli procurò degli esiti
permanenti: attualmente è portatore di handicap grave. Molti genitori che lo
conoscevano e che sino a quel momento avevano rifiutato la vaccinazione contro
il morbillo, decisero di vaccinare i loro figli.
La percezione del
rischio delle possibili reazioni ai vaccini dipende perciò anche dalla
possibilità di confrontarle con i rischi derivanti dalla malattia.
Al giorno d’oggi
però quanti giovani genitori in Italia possono dire: “Ho visto di persona le
conseguenze di una difterite, o di una poliomielite” ? Anche molti di noi
medici non ne hanno mai vista una; mentre tra coloro che possono fare il
confronto: reazione da vaccino/danni da malattia, è difficile trovare delle
persone ostili alle vaccinazioni.
Per i genitori di oggi, pertanto, è diventato meno intuitivo
operare una scelta, rispetto a qualche decennio fa, perché manca un elemento
diretto di confronto.
Questa alterazione della
percezione del rischio comincia a manifestarsi anche per quanto riguarda
la pertosse, il morbillo e la rosolia. I
germi responsabili di queste infezioni circolano ancora nella popolazione
italiana, ma negli ultimi anni, nelle Regioni dove si è vaccinato di più, si è
verificata una diminuzione dell’incidenza, parallelamente all’aumento delle
coperture vaccinali. In era pre-vaccinale si verificavano estese epidemie e,
data l’elevata contagiosità delle tre malattie, praticamente nessun bambino
suscettibile sfuggiva al contagio, sicché era più facile osservare le
complicanze più temibili.
Un altro fattore che può
alterare la percezione dei rischi da vaccinazione è costituito dal
verificarsi di un evento successivo ad
una vaccinazione, specie se grave, ma non causato dalla vaccinazione.
Quello che conta non è che l’evento sia effettivamente correlato alla
vaccinazione, ma la convinzione dei
genitori che l’evento sia sicuramente correlato alla vaccinazione.
Se poi questa
convinzione viene rafforzata dai mass media o dai movimenti anti-vaccinali,
possono verificarsi cadute delle coperture vaccinali, con gravi conseguenze;
ecco un esempio.
Nel 1974 in Giappone si
verificò il decesso di due neonati vaccinati il giorno prima con il vecchio
vaccino a cellule intere contro la pertosse. Per quanto non fosse accertata una
relazione causale tra i due eventi, iniziò una campagna di stampa scatenata da
un movimento ostile al vaccino, che sosteneva che tale vaccinazione fosse ormai
inutile (perché la pertosse era diventata rara) e pericolosa.
In 2 anni i tassi di
copertura del vaccino anti-pertosse scesero dall’85% al 13.6%. Nel 1979 il
Giappone fu colpito da una epidemia di pertosse che provocò 13.000 casi e 41
morti. Nel 1981 (utilizzando il nuovo vaccino acellulare) il programma
vaccinale riprese, ottenendo una rapida diminuzione dei casi di malattia e dei
decessi. Fenomeni analoghi avvennero in Svezia, Regno Unito e Federazione
russa, con decine di migliaia di casi di malattia e di ricoveri ospedalieri e
centinaia di decessi (Gangarosa 1998).
Un altro fattore
da considerare è che la vaccinazione viene praticata su di un neonato che sta
bene, quindi per i genitori è a volte più difficile accettare una reazione al
vaccino, rispetto ad es. ad un effetto collaterale provocato da un farmaco dato
come terapia per una persona che è già ammalata.
Sappiamo inoltre
che per alcuni genitori vi è un’avversione alle vaccinazioni, in quanto
obbligatorie.
Diversi studi di
psicologia del comportamento hanno evidenziato che la mancanza di
partecipazione al processo decisionale (in quanto in Italia le vaccinazioni
sono obbligatorie, quindi almeno apparentemente imposte), viene vissuto dai
genitori come una prevaricazione insopportabile, e pertanto la risposta che
viene fornita è appunto un rifiuto, oppure una richiesta di informazioni, a
volte anche esasperata e strumentale.
Tuttavia la situazione
di obbligatorietà delle vaccinazioni, non deve indurre a una mancanza di
serenità nel momento dell’assunzione di una scelta che coinvolge direttamente
la salute dei figli.
Che alcune vaccinazioni
siano obbligatorie non significa necessariamente che siano da rifiutare proprio
perché imposte per legge, oppure che siano inutili e dannose; inoltre, come
vedremo, non è solo un problema di tutela della salute individuale, ma anche di
tutela della salute pubblica.
Posti di fronte
alla scelta, alcuni genitori ritengono che sia meglio non fare niente (=non
vaccinare) piuttosto che agire (=vaccinare). Viene cioè ritenuto che i rischi
derivanti da un’azione siano maggiori di quelli derivanti dalla “omissione”,
come gli psicologi anglosassoni definiscono questo comportamento (“omission-commission”):
viene scelto il comportamento percepito psicologicamente come meno rischioso.
Purtroppo nel caso delle
malattie infettive il comportamento più rischioso, sia a livello individuale
che di popolazione, è proprio l’omissione (il non vaccinare) e non l’azione (la
vaccinazione).
Una volta che, nel caso
specifico delle vaccinazioni dei minori, i genitori ritengano che sia più
rischioso vaccinare che astenersi dal farlo, possono prendere già subito la
decisione di non vaccinare.
Altri genitori, più
coscienziosi e interessati ad approfondire l’argomento, cercano invece altre
persone da cui attingere informazioni.
Se però la ricerca di
dati è condizionata da una percezione psicologica che tende a privilegiare i
rischi delle vaccinazioni, piuttosto che attuare una serena disamina, è
probabile che la ricerca sia volta ad ottenere conferme della propria
posizione; quindi si tende a dare maggiore attendibilità a quelle fonti (spesso
prive di scientificità) che confermano l’ipotesi iniziale (=è meglio non
vaccinare).
Con questo documento
vorrei invece proporre un punto di vista diverso (è però necessario superare
eventuali pregiudizi).
Fatta questa premessa,
cerco ora di rispondere alle domande che più spesso ci vengono poste dai
genitori.
Quali sono attualmente i rischi per i nostri bambini di
ammalarsi di poliomielite, difterite, tetano, epatite B?
|
|
Per
rispondere a questa domanda bisogna tenere presente che giustamente i genitori
si preoccupano degli eventuali rischi che il o i loro bambini (vaccinati o
meno) possono correre.
L’epidemiologo
e il medico di sanità pubblica vedono le cose sotto un altro punto di vista;
non solo infatti si chiedono: “Quali possono essere i rischi a cui va incontro
un bambino non vaccinato?”, ma anche: ”Quali rischi possono correre tutti i
bambini non vaccinati? Quali possono essere le conseguenze di una mancata
immunizzazione anche di una sola parte della popolazione?”.
Le
conseguenze possono essere non solo le epidemie di gravi malattie anche in
Paesi sviluppati (vedi più avanti le
conseguenze delle epidemie di polio e di morbillo in Olanda), ma anche lo
spostamento nel tempo del giorno in cui tali malattie saranno vinte grazie alla
vaccinazioni.
Lo
scopo delle vaccinazioni non è infatti solo quello di proteggere il singolo
cittadino da infezioni gravi e talora mortali; ma è anche quello di arrivare ad
eliminare queste infezioni non solo dal nostro Paese, ma anche dal mondo
intero. Questo è possibile per molte malattie: difterite, poliomielite,
morbillo, parotite, rosolia e, molto in là nel tempo, anche per l’epatite B;
purtroppo non sarà mai possibile per il tetano, le cui spore saranno sempre
presenti nell’ambiente in cui viviamo.
Questo
è infatti il vero scopo delle vaccinazioni: rendere tutta l’umanità immunizzata
almeno contro queste gravi malattie; fornire questa possibilità ad ogni singolo
bambino, per ripetere lo straordinario successo ottenuto contro il vaiolo,
malattia che per millenni ha causato milioni di morti, e che è stata eliminata
perché ogni essere umano è stato immunizzato contro il vaiolo.
Un
grandioso sforzo, economico e sanitario, che è stato coronato da successo; ora
la prossima malattia per la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità si
prefigge l’eradicazione è la poliomielite.
Una
volta che queste malattie saranno state vinte, si potrà smettere di vaccinare,
come è avvenuto per il vaiolo (dopo ovviamente un adeguato periodo di tempo di
verifica).
Purtroppo
ancora troppi bambini (e anche adulti) non possono essere vaccinati contro
queste infezioni: la povertà, le guerre, i disastri naturali rendono questa
battaglia per la vita ancora lunga e difficile; malattie che sarebbero
facilmente prevenibili con i vaccini uccidono ancora oggi milioni di persone
nel mondo (secondo l’OMS il solo morbillo uccide ancora almeno 700.000 bambini
l’anno).
E’
questo che vogliamo far capire: far vaccinare il proprio figlio significa non
solo proteggerlo (al pari di tutti gli altri bambini) contro le suddette
infezioni, ma partecipare a questo grande sforzo collettivo – mondiale – che
giorno dopo giorno, lentamente ma progressivamente, porterà non solo a salvare
vite umane, ma anche ad eliminare la difterite, la polio, il morbillo,
l’epatite B e le morti da tetano.
E’
un gesto di solidarietà e di consapevolezza, un modo di manifestare l’amore non
solo per il proprio figlio ma anche per tutti i bambini del mondo.
Non
è casuale che i genitori di bambini immigrati, provenienti da zone in cui la
polio, la difterite, il tetano, l’epatite B, il morbillo, mietono ancora
vittime siano i più solleciti nel portarci i bambini per l’esecuzione delle
vaccinazioni: loro hanno spesso constatato di persona quali sono le conseguenze
della mancata immunizzazione, e considerano i vaccini un DIRITTO e non un
dovere.
Fatta
questa doverosa premessa, rispondiamo alla domanda.
Per
un neonato, il rischio di contrarre la difterite
o la poliomielite è, attualmente nel
nostro Paese, molto basso. Come già detto, la ragione è molto semplice: la
popolazione è protetta dalle vaccinazioni, cioè è immunizzata.
Questa
immunizzazione è dovuta, per i più giovani, alle vaccinazioni, ma per le
persone più avanti con gli anni, ad una immunizzazione naturale. Infatti, ad
es., solo nel 1958 si verificarono in Italia oltre 8.000 (ottomila) casi di
poliomielite.
La poliomielite
(cioè la paralisi da virus polio) si manifesta mediamente in 1 caso su 200
soggetti infettati dal virus polio; ciò significa che solo nel 1958 in Italia
almeno centomila persone vennero infettate da questo virus. La conseguenza è
che molte delle persone oltre i 50 anni d’età in Italia, hanno già avuto la
poliomielite, in molti casi senza conseguenze invalidanti, ma acquisendo
l’immunità. Con la vaccinazione introdotta negli anni ’50 si è ottenuto la
“saldatura” delle 2 popolazioni: quella più anziana (immunizzata spesso
naturalmente) e quella giovane, vaccinata.
Verso la
fine degli anni ’50 venne infatti introdotto il vaccino antipolio SALK, seguito
nei primi anni ’60 dal SABIN; l’introduzione della vaccinazione portò tra gli
anni ’60 e ’80 alla pressoché totale eliminazione della polio da virus selvaggi
nel nostro Paese.
Per
la difterite la situazione è ancora
migliore: solo alcuni casi di difterite segnalati al Ministero della Sanità nel
periodo 1990-98, contro i 4.130 del 1961; va tenuto presente che però vi sono
in Italia molti adulti che non sono immunizzati contro la difterite, e questa è
una condizione non tranquillizzante, qualora il batterio responsabile della
difterite tornasse a circolare nuovamente in Italia.
La
conclusione potrebbe essere: ma allora, perché
continuare a vaccinare?
La
risposta si ricollega a quanto detto in precedenza: dobbiamo continuare a
vaccinare, non solo per proteggere i nostri bambini, ma anche per far sì che
non accada che, quando saremo arrivati a vaccinare tutti i bambini del terzo
mondo, vi siano bambini del “mondo industrializzato” non vaccinati; questo
sposterebbe nel tempo il momento della totale eradicazione di queste infezioni
dal pianeta.
Detto questo, vediamo qual è
l’attuale situazione epidemiologica di poliomielite, difterite, tetano, epatite
B e cosa può accadere quando si smette di vaccinare i bambini contro queste
malattie.
POLIOMIELITE
Nella regione europea dell’OMS, dal 1990 al 2001 si sono
verificati 8 focolai di poliomielite da virus selvaggio: in Romania (1990),
Bulgaria (1991), Tagikistan (1991), Olanda (1992), Uzebkistan (1994), Russia
(1995), Albania (1996), Turchia (Kurdistan, 1998), Bulgaria (2001), con
parecchie centinaia di casi e decine di morti (Wassilak 1997, World Health Organization 2001 a, 2001 b).
La
causa di queste epidemie è stata solitamente l’introduzione di un virus
selvaggio della polio, in una popolazione che non era adeguatamente vaccinata
contro questa malattia.
In
Albania i casi notificati alle Autorità Sanitarie nel 1996 sono stati
ufficialmente 138 con 16 morti (Prevots
1997); questo significa che i casi d’infezione sono stati almeno 1.500.
L’ondata
migratoria albanese sulle coste pugliesi e di conseguenza nelle altre regioni
italiane non ha portato all’insorgenza di casi di poliomielite sia perché è
stata condotta una vaccinazione di massa in Albania che ha bloccato l’epidemia,
sia perché la popolazione pugliese è immunizzata contro la polio; se così non
fosse stato, non si può escludere che, come è avvenuto per il colera, avrebbero
potuto verificarsi in Puglia anche dei casi di polio (malattia trasmessa per
via orofecale).
Più
avanti, nella sezione dedicata alle prove dell’efficacia dei vaccini, è
descritta l’epidemia di polio avvenuta in Olanda nel 1992.
DIFTERITE
L’esempio
più significativo di cosa possa accadere quando in un Paese si smette di
vaccinare contro la difterite è rappresentato dalla spaventosa epidemia di
difterite scoppiata nei Paesi dell’ex Unione Sovietica nel 1990-91, e che non è
stata ancora del tutto controllata (World
Health Organization 1996).
Fino
al 1990 nell’Unione sovietica i casi di difterite erano pochissimi.
Dopo il 1989, per gli sconvolgimenti
economico-sociali conseguenti alla caduta del regime comunista, nell’ex Unione
Sovietica un numero sempre minore di bambini fu vaccinato contro la difterite.
Ciò creò le condizioni per il verificarsi di un’epidemia, cui hanno
probabilmente contribuito i militari russi reduci dall’Afghanistan, alcuni dei
quali erano diventati portatori del batterio della difterite.
La
conseguenza fu un’epidemia di quasi 200.000 casi di difterite, che provocò
quasi 6.000 morti. Solo tra il 1992 ed il 1995 nell’ex Unione Sovietica vennero
notificati oltre 125.000 casi di difterite, con 4.000 morti (Dittmann 1997).
I
casi si verificarono non solo tra i bambini, ma anche tra gli adulti non
vaccinati.
L’epidemia
è ancora in corso: nel 1999 sono stati infatti notificati in Russia 838 casi di
difterite, 771 nel 2000 (www.epinorth.org).
E’ da segnalare che si verificarono anche dei casi
in viaggiatori in Russia poi tornati nel loro Paese d’origine (in Finlandia,
Polonia, Germania, Repubblica Ceca)
(Ministero della Sanità 1997).
Nei
Paesi sopracitati non si è verificata la diffusione del germe (la popolazione
era vaccinata), ma nella confinante Mongolia è seguita un’epidemia che ha
coinvolto 128 persone, con 21 morti, in prevalenza bambini (World Health
Organization 1997 b).
Due
casi di difterite sono stati segnalati tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002
nell’Europa occidentale: in Finlandia in un neonato, deceduto (non era stato
ancora vaccinato); in Olanda in una signora di 59 anni, sopravvissuta.
La preoccupante epidemia dell’ex Unione Sovietica
ha indotto il Ministero della Sanità italiano ad emanare una circolare, con la
quale si invita a rivaccinare gli adulti non solo contro il tetano, ma anche
contro la difterite (Ministero della Sanità 1997).
La difterite è una malattia che si trasmette per
via aerea; pertanto solo le persone immunizzate contro di essa non hanno
conseguenze dall’infezione con il batterio difterico.
Quanto
successo nella ex Unione Sovietica dimostra come sia pericoloso smettere di
vaccinare i bambini contro la difterite; in caso di ricomparsa del germe, si
verificano casi non solo tra i più piccoli, ma anche tra gli adulti che da
tempo non si rivaccinano, oppure che non sono mai stati immunizzati.
Per
questa ragione la vaccinazione contro la difterite è sempre stata inserita nei
calendari vaccinali di tutti i Paesi del mondo.
TETANO
Il
tetano è un pericolo sempre in agguato.
Il
germe del tetano è infatti ubiquitario; la sua straordinaria sopravvivenza è
dovuta al fatto che questo batterio produce delle spore, che resistono sia ai
comuni disinfettanti che al calore.
Se
una spora, penetrando in una ferita, anche piccolissima, trova delle condizioni
di carenza di ossigeno (come può verificarsi in presenza di lembi necrotici o
tessuti poco irrorati dal sangue), si apre e libera una tossina che provoca il
tetano, una gravissima infezione che provoca delle contrazioni muscolari,
incompatibili con la vita in circa il 50% dei casi. In diversi casi però la
ferita d’ingresso è così piccola che non è possibile rintracciarla sul corpo
della persona ammalata.
Questa infezione non verrà mai eradicata, perché
non avremo mai la possibilità di eliminare le spore dal terreno e più in
generale dall’ambiente in cui viviamo; a differenza infatti del batterio della
difterite e del virus della polio, che si possono diffondere solo tra gli
esseri umani, il germe del tetano vive anche nell’intestino di diversi animali.
Inoltre spore del tetano sono state ritrovate anche in tombe egizie, quindi
l’umanità ha sempre avuto e avrà sempre a che fare con il tetano.
In
Italia si verifica ancora mediamente un centinaio di casi di tetano all’anno,
il 20-25% circa in soggetti di età inferiore a 65 anni (vedi www.sanita.it/malinf ); in genere il
50-60% delle persone colpite dal tetano muore.
Circa il 97% di questi casi di tetano si
manifesta in soggetti mai vaccinati, il 3% in soggetti
vaccinati in modo incompleto (Ministero della Sanità 1996).
Il
tetano si è ridotto notevolmente in Italia a partire dal 1968, anno
dell’introduzione della vaccinazione obbligatoria in Italia. Nella regione
Piemonte i casi sono in media 7-10 all’anno.
Tra i bambini i casi di tetano sono rarissimi,
proprio perché vaccinati: in Allegato 1 trovate la traduzione in italiano del
riassunto di un lavoro recentemente pubblicato sui casi di tetano in bambini negli Stati Uniti (Fair 2002).
Se
un bimbo non viene vaccinato contro il tetano, resta esposto al rischio
d’infezione tetanica per tutta la vita.
EPATITE B
Su 100 persone che contraggono l’infezione
da virus B (Harrison 2001):
·
dallo 0.1% all’1% sviluppa un’epatite
fulminante: si tratta di una complicazione potenzialmente fatale
·
il 5% sviluppa lo stato di portatore
cronico del virus B; il portatore cronico è a rischio di sviluppare una delle
seguenti patologie: epatite cronica, cirrosi epatica, cancro del fegato
·
la restante percentuale guarisce dalla
malattia ed elimina completamente il virus.
In Italia,
prima dell’introduzione del vaccino, erano segnalati circa
3.500 nuovi casi di epatite B all’anno; questa cifra non tiene conto del
fenomeno della sottonotifica (una parte dei casi non vengono segnalati) né
delle infezioni che decorrono senza sintomi. Il tasso medio di prevalenza dei
portatori cronici nella popolazione italiana era del 2%, con punte del 6% in
alcune regioni e in alcune aree metropolitane. I dati di sorveglianza indicano
che nell’ultimo decennio l’incidenza della malattia si è notevolmente ridotta e
nel periodo 1992-97 vi è stato un 40% in meno di casi rispetto al periodo
1988-91. Nelle classi di età 0-14 anni e 15-24 anni le riduzioni osservate
nell’incidenza sono state rispettivamente del 66% e del 59% (Istituto Superiore
di Sanità. Epatite B, in: www.simi.iss.it).
Nel
mondo l’epatite B è ancora largamente diffusa e si stima
che i portatori cronici del virus siano almeno 350 milioni. Anche nei Paesi
sviluppati l’epatite B è un problema di sanità pubblica: negli Stati Uniti d’America
circa 200.000 persone ogni anno contraggono l’epatite B e da 4.000 a 5.000
persone muoiono ogni anno in seguito all’epatite cronica, alla cirrosi epatica
e al cancro del fegato conseguenti all’infezione da virus B.
|
|
Esistono
accertamenti preliminari alla vaccinazione?
|
|
Ogni medico vorrebbe avere a disposizione accertamenti di
laboratorio in grado di prevedere / prevenire eventuali reazioni avverse
conseguenti alla somministrazione dei vaccini, ma attualmente non esiste nulla
del genere: intendo dire nulla che sia basato su evidenze scientifiche,
altrimenti tutti noi effettueremmo questi accertamenti (e come noi i nostri
colleghi di tutto il mondo) ; esiste invece la possibilità, attraverso
l’anamnesi, di identificare le situazioni che controindicano (temporaneamente o
per sempre) la somministrazione di un vaccino oppure le situazioni che
richiedono prudenza nell’iniziare o continuare una vaccinazione. Nessun esame,
al momento attuale, riesce invece a stabilire se un bimbo presenta un aumentato
rischio di reazioni: non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità non
raccomanda accertamenti di laboratorio prima di qualsiasi vaccinazione, in
quanto “inutili e dannosi”.
L’efficacia e la sicurezza dei vaccini vengono testate in
differenti fasi. Le prime tre fasi si svolgono prima della commercializzazione
del vaccino, e vengono definite FASE I, II, III (Chen 1996, Crovari 2001). Dopo la commercializzazione del vaccino
si passa alla FASE IV.
Tutte queste fasi sono
regolate da una rigida normativa comunitaria e nazionale.
Prima della
sperimentazione sull’uomo vengono generalmente fatte delle sperimentazioni in
laboratorio (“in vitro”) e sull’animale. Il vaccino viene controllato dal punto
di vista delle possibili contaminazioni chimiche e biologiche.
Successivamente, nella
fase I, il vaccino viene testato su un numero limitato di persone (decine), in
genere le persone a maggior rischio di contrarre la malattia per la quale si
studia il vaccino. Questa fase, durante la quale si aumentano le quantità di
vaccino somministrate ai volontari fino ad arrivare a quelle che si pensa
saranno utilizzate nella formulazione definitiva, serve soprattutto a
verificare l’assenza di tossicità della preparazione (“Primum non nocere” -
Ippocrate). Ovviamente i soggetti vengono sottoposti ad accurati accertamenti
clinici e ad esami di laboratorio.
Se questa fase viene
superata, si passa alla fase II. In questa fase, che può coinvolgere anche
centinaia di persone, possono essere modificati i componenti degli antigeni
vaccinali, degli eccipienti e degli stabilizzanti; si studiano gli effetti
delle dosi successive, sia in termini di effetti tossici che di immunogenicità.
Se anche questa fase
viene superata, si passa alla fase III, che coinvolge in genere tra 100 e
10.000 volontari. In questa terza fase, oltre a continuare la sorveglianza
sugli effetti collaterali, si valuta anche l’efficacia del vaccino, mediante
esami di laboratorio che valutano la risposta immunitaria nei soggetti
vaccinati.
Dato che, se si tratta
di un nuovo vaccino, esiste anche un gruppo di non vaccinati, è possibile
seguire nel tempo le due popolazioni (vaccinati-non vaccinati), per verificare
sul campo se il vaccino è utile nella prevenzione della malattia. L’aumento del
numero dei soggetti vaccinati consente anche di verificare la possibilità di reazioni
gravi ma abbastanza rare. Questa fase può durare anche diversi anni.
Se anche questa fase III
viene superata, si passa alla commercializzazione del vaccino, dopo
l’approvazione degli organi competenti (in Europa, l’EMEA ed in Italia il
Ministero della Salute).
Durante la fase III
avviene un controllo sistematico delle persone vaccinate, a scadenze fisse, da
parte di personale sanitario; inoltre i genitori, o nel caso di soggetti
maggiorenni, lo stesso soggetto vaccinato, devono raccogliere giornalmente su
di una scheda (“diary card”) tutti gli eventuali eventi avversi, per un periodo
di tempo prefissato. Tale diary card dovrà poi essere consegnata agli autori
dello studio.
Ovviamente
dovranno essere eseguiti accurati accertamenti clinici e di laboratorio, per
verificare se il soggetto vaccinato contrae una delle malattie per le quali è
stato vaccinato.
Pertanto, quando
un vaccino viene immesso in commercio, si conosce già la percentuale delle
reazioni avverse più comuni, previste in termini percentuali a livello di
popolazione (anche se non prevedibili nel singolo caso). Ad es., la reazione
locale, la febbre, la durata accettabile del pianto post vaccinazione, ecc.:
non si vaccina al buio, non sapendo che cosa capiterà.
La frequenza di
tali reazioni, di cui ovviamente devono essere avvisati i genitori, nel caso di
un minore, rientra tra gli effetti collaterali del vaccino già noti (inclusa la
possibilità di una reazione grave del tipo dello shock anafilattico) e spesso
sono dipendenti dalle caratteristiche intrinseche del vaccino.
Quando però
vengono vaccinate centinaia di migliaia di persone, possono manifestarsi
effetti collaterali gravi, ma estremamente rari.
E’ perciò
necessario che la sorveglianza sulle reazioni avverse da vaccino prosegua anche
dopo la fase III (fase IV “post – marketing”); ciò può essere fatto con studi
epidemiologici ad hoc (studi “caso – controllo”, studi di coorte, ecc.), oppure
con dei sistemi di sorveglianza cosiddetta “passiva”, nella quale l’organo di
controllo (in genere strutture sanitarie pubbliche) riceve “passivamente” le
segnalazioni delle reazioni avverse (o presunte tali: bisogna infatti
differenziare l’evento avverso - successivo alla vaccinazione ma non ad esso
correlato - dalla reazione avversa - correlata alla vaccinazione).
La normativa
italiana prevede di “routine” la sorveglianza passiva; questa è la modalità più
diffusa di farmacovigilanza nei Paesi occidentali più evoluti, compresi gli
Stati Uniti, nei quali è stato realizzato il VAERS – Vaccine Adverse Event
Reporting System.
Questi sistemi di
sorveglianza passiva solitamente sottostimano reazioni di scarsa gravità (in
quanto se sono già note e previste nei fogli illustrativi non vengono di solito
segnalate), ma sono in grado di identificare reazioni anche piuttosto rare.
Studi con
sorveglianza attiva vengono solitamente attuati solo in casi particolari,
quando ad es. è necessario verificare la possibile correlazione tra una
vaccinazione ed una reazione grave ma rara; oppure per conoscere in modo preciso
la frequenza di reazioni non rare.
Questa branca
della sanità pubblica che studia le reazioni avverse ai farmaci, inclusi i
vaccini, viene definita farmaco-epidemiologia e si avvale delle tecniche
proprie degli studi epidemiologici.
Una forma più
avanzata di sorveglianza è quella costituita dai cosiddetti LLDB (acronimo di
Large-Linked DataBases). In essa una certa quota della popolazione,
possibilmente almeno in parte rappresentativa della popolazione generale, viene
seguita nel tempo: vengono non solo registrati tutti i dati relativi ai vaccini
somministrati, ma anche tutti gli accessi ambulatoriali, i ricoveri ospedalieri
e gli eventuali decessi.
Tutti questi dati
computerizzati (DataBases) vengono tra loro correlati (Linked); l’elevato
numero di soggetti seguiti permette di individuare reazioni gravi ma molto rare
(un caso ogni 100.000 vaccinati e più).
Un esempio di
questi LLDB è rappresentato dal progetto VSD (Vaccine Safety Datalink)
americano.
Questi studi
vengono svolti soprattutto negli USA, dove una parte più o meno grande della
spesa sanitaria è coperta dalle assicurazioni private, che hanno interesse a
sapere se convenga sopportare il costo economico della somministrazione di un
vaccino oppure in alternativa quello dei ricoveri ospedalieri, degli
accertamenti di laboratorio e delle cure dei soggetti che si ammalano di una
certa patologia (senza trascurare i costi economici legata all’assenza dal
lavoro dei genitori).
La frequenza
delle reazioni da vaccino gravi ma rare o rarissime va conosciuta anche per la
valutazione del rapporto rischio-beneficio e per l’identificazione di eventuali
gruppi a maggior rischio di reazioni gravi, da escludere dalla vaccinazione.
Come già detto,
un punto di cruciale importanza è la distinzione tra evento avverso (un evento
indesiderato che accade dopo una vaccinazione ma ad esso correlato solo
temporalmente, senza una relazione causa-effetto) e reazione avversa (evento
indesiderato causato dalla vaccinazione, quindi con una relazione
causa-effetto).
Questo problema è
affrontato dagli americani con le 3 classiche domande: “Can it?” (il vaccino
può produrre tale reazione?), “Did it?” (l’ha realmente prodotta?) e “Will it?”
(una nuova somministrazione del vaccino può provocare nuovamente la reazione?
Se il vaccino viene somministrato ad un’ampia popolazione, in quale proporzione
potrà provocare la reazione?). E’ ovvio che se la risposta alla domanda “Did
it?” è positiva, allora diventa affermativa anche la risposta alla prima
domanda “Can it?”.
Correlazione temporale
tra vaccinazione e manifestazioni patologiche non significa perciò sempre
correlazione causale tra i due eventi. In taluni casi
la correlazione è evidente; il caso più semplice è la reazione locale nella
sede di inoculazione del vaccino, che a volte può essere anche molto intensa.
Anche la febbre che compare entro 72 ore dalla vaccinazione può facilmente
essere correlata alla vaccinazione. Ma in altri casi, soprattutto per eventi
rari, può essere difficile stabilire l’esistenza della correlazione.
Più in generale, per
verificare se un certo evento è correlato ad una vaccinazione, è spesso
necessario uno studio epidemiologico che metta a confronto due popolazioni: una
vaccinata ed un’altra non vaccinata. Successivamente si analizza se nelle 2
popolazioni l’evento è più frequente nella popolazione vaccinata, rispetto a
quella non vaccinata. Si costruisce cioè la cosiddetta tabella 2 X 2, secondo
lo schema seguente:
|
EVENTO AVVERSO
ê ê
|
|
VACCINA
ZIONE ê
|
SI
|
NO
|
SI
|
a
|
b
|
|
NO
|
c
|
d
|
Quindi si mettono a
confronto i tassi di occorrenza dell’evento nella popolazione vaccinata (a/a +
b) e in quella non vaccinata (c/c + d), che funge da “gruppo di controllo”. Se
l’occorrenza dell’evento nella popolazione vaccinata è statisticamente più
significativa di quella nella popolazione non vaccinata, si può concludere che
si tratta non di un evento casuale ma di una reazione correlata alla
somministrazione del vaccino; purtroppo non gli studi sperimentali, ma
tragici eventi (come già illustrato), dimostrano che
nei soggetti non vaccinati contro malattie come polio, tetano, difterite, non
si misura la frequenza e la gravità delle reazioni, ma si contano i morti.
Un altro tipo di
studio epidemiologico utilizzato frequentemente è quello degli studi “caso
controllo”. Per verificare se sussista un rapporto tra una vaccinazione ed una
determinata patologia, si seleziona un gruppo di pazienti con la patologia in
questione, ed un gruppo cosiddetto “di controllo”: vale a dire un gruppo di soggetti
comparabili per età, sesso, altre caratteristiche che possano influenzare la
patologia studiata; in tal modo è possibile verificare se la vaccinazione in
esame risulta più frequente nella popolazione ammalata rispetto a quella sana.
Attraverso l’uso
di particolari formule matematiche si può stabilire se questa differenza è
dovuta al caso oppure se è statisticamente significativa, quindi se esiste una
relazione causale tra vaccinazione e patologia.
Con tutti questi tipi di indagine è stato possibile ad es.
verificare la mancanza di una correlazione causale tra:
1) vaccinazione antimorbillo-parotite-rosolia
e morbo di Crohn o l’autismo (American
Medical Association 2000; Chen 1998;
Chen 1991; Duclos 1998; Farrington 1995; Farrington 2001; Feeney M 1997; Haga
1996; Halsey, 2001; Kaye 2001; Medical Reasearch Council 2001 www.mrc.ac.uk; Patriarca 1995; Stratton 2001;
Taylor 1999; Taylor 2002; World Health Organization 2000
a);
2)
vaccini
e diabete (Destefano
2001; Jefferson 1998; Graves 1999);
3)
vaccino
anti-epatite B e sclerosi
multipla (World
Health Organization 1997 a; Confavreux 2001; Ascherio 2001);
4)
vaccini
ed aumento di incidenza di allergie
(Gruber 2001).
Tutti questi
studi permettono inoltre alle autorità sanitarie dei vari Paesi di ampliare le
conoscenze sui vaccini e di aggiornare periodicamente le schede tecniche ed i
foglietti illustrativi, che solitamente riportano la frequenza attesa di
effetti collaterali.
Prima dell’immissione in
commercio, le autorità sanitarie dei vari Paesi (l’Istituto Superiore di Sanità
per l’Italia) controllano la sterilità e l’eventuale tossicità di ogni lotto di
vaccino. Tali accertamenti, come pure la rispondenza del prodotto agli standard
produttivi, vengono eseguiti anche dalle ditte produttrici, che devono
assicurare che il vaccino rispetti le rigorose specificazioni previste dalla
Farmacopea Europea.
Come si può
notare, i medici non vaccinano utilizzando sostanze sconosciute e di cui non
conoscono gli effetti. Ovviamente in caso di eventi insoliti, la cui
correlazione con la vaccinazione non può essere esclusa, è necessario procedere
ad un’accurata segnalazione agli enti preposti alla sorveglianza ed
eventualmente all’adozione di indagini ad hoc.
Segnaliamo infine
che la scelta dei vaccini da somministrare è da noi attuata valutando, oltre
alla loro efficacia, anche la frequenza degli effetti collaterali.
Se un vaccino provoca
una frequenza elevata di effetti collaterali, noi siamo i primi a non volerlo
usare.
Un episodio vissuto in
prima persona da uno degli autori del presente documento può servire da esempio
per spiegare come un evento avverso possa essere erroneamente attribuito ad un
vaccino.
Diversi anni fa in un
distretto rurale dell’ASL 18 un bimbo morì all’età di tre mesi in seguito ad
una SIDS (Sudden Infant Death Sindrome, o morte improvvisa del lattante). Per
puro caso non era ancora stato chiamato per la vaccinazione. Se fosse stato
vaccinato, come previsto, durante il terzo mese di vita, il bimbo sarebbe morto
pochi giorni dopo la vaccinazione. Chi sarebbe mai riuscito a convincere i
genitori che la vaccinazione non aveva causato la morte del loro bimbo?
|
|
Qual
è la tossicità degli additivi contenuti nei vaccini?
|
|
Nessuno studio ha mai
dimostrato che gli additivi (adiuvanti e conservanti) alle dosi contenute nei
vaccini possano determinare problemi di tossicità.
Attualmente è possibile
vaccinare usando prodotti che non contengono thiomersal (e che quindi non
contengono mercurio). L’alluminio invece non è eliminabile dai vaccini che
attualmente lo contengono (tutti meno l’antipolio, l’antihaemophilus e
morbillo-parotite-rosolia) perché gioca un ruolo fondamentale nella risposta
immunitaria (senza l’alluminio l’efficacia di alcuni vaccini sarebbe fortemente
ridotta);il contenuto di alluminio nei vaccini è dell’ordine di alcuni mg
(precisamente varia a seconda del prodotto da 0.25 a 2.5 mg). L’Organizzazione
Mondiale della Sanità (World Health
Organization 1997c) afferma che nella popolazione generale non esiste alcun
rischio sanitario in relazione all’assunzione di alluminio con i farmaci e con
l’alimentazione (ogni giorno ingeriamo con il cibo dai 5 ai 20 mg di alluminio,
che è contenuto soprattutto nei vegetali; parte della quantità di alluminio
ingerita va in circolo e viene eliminata per via renale); la tossicità da
alluminio è riscontrabile solo nei lavoratori professionalmente esposti e in
alcuni pazienti affetti da insufficienza renale cronica i quali, a causa della
loro malattia, non riescono ad eliminare l’alluminio per mezzo dei reni.
Quali sono le prove dell’efficacia delle vaccinazioni?
|
|
Sono numerose. L’esempio
che ho fatto all’inizio relativamente all’esperienza della pertosse in Giappone
è una prova. Altro esempio è l’antipolio, caso emblematico di come si riesce a
eliminare una malattia attraverso la vaccinazione di tutta la popolazione. Nel
giugno di quest’anno è previsto che la Regione Europea dell’OMS (che comprende
sia l’Europa dell’ovest che dell’est) sia dichiarata libera dalla polio.
L’ultima epidemia si è verificata nel Kurdistan nel 1998, successivamente
abbiamo solo avuto 2 casi importati dall’India. Ormai soltanto alcuni Paesi
dell’Africa centrale e alcune aree dell’Asia (soprattutto l’India) albergano
ancora il virus polio. In soli 3 anni, ossia dal 1998 al 2001, si è verificata
una significativa riduzione dei casi di polio nel mondo. Ciò nonostante,
occorre continuare a vaccinare sino a che la poliomielite non sarà eradicata.
Eradicazione sta a significare la scomparsa del virus dall’intero pianeta, così
come è già avvenuto per il vaiolo (altro esempio di efficacia della
vaccinazione). Finché il virus polio circolerà in qualche parte del mondo, vi
sarà il rischio che esso venga importato in Europa e in Italia. Se trova una
popolazione ampiamente vaccinata, il virus non dà luogo ad un’epidemia. Se
invece trova dei soggetti non immuni, può diffondersi.
Il caso olandese (1992)
è particolarmente significativo: in Olanda i membri di una piccola comunità
religiosa rifiutano di vaccinare i propri figli. Pur vivendo in Paese ad alta
civilizzazione, questi bambini (e anche alcuni adulti) vennero colpiti dalla
poliomielite, per un totale di 72 casi; 2 morirono e 59 restarono paralizzati
per sempre (Oostvogel 1994).
Attenzione:
stiamo parlando del 1992, non del 1892! Il virus della polio che diede origine
all’epidemia olandese venne introdotto o da portatori con infezioni
asintomatiche o da alimenti, entrambi provenienti da Paesi dove la polio è
ancora endemica (probabilmente l’India). Si verificò un solo caso tra gli altri
olandesi non appartenenti a quella comunità; ciò perché in Olanda quasi il 100%
dei bambini erano vaccinati.
Non
vaccinare contro la polio è perciò molto pericoloso perché, soprattutto se il
numero dei soggetti non immuni diventa elevato (maggiore dell’1-5% della
popolazione), oppure se vi è un numero ristretto di soggetti non vaccinati, ma
concentrato nella stessa zona, l’epidemia può sempre verificarsi, anche in
Paesi industrializzati, come dimostra l’esempio olandese. Ciò va tenuto
presente in un Paese come il nostro, in cui vi è una immigrazione di persone
proveniente da zone in cui la polio è ancora endemica.
Nella
stessa comunità religiosa olandese di cui parlavamo prima, nel periodo aprile
99-gennaio 2000 si è verificata un’epidemia di morbillo. L’epidemia è iniziata
in una scuola elementare e nei mesi successivi si è diffusa a tutto il Paese.
Il 95% dei pazienti non erano vaccinati, il 5% erano vaccinati; di questi
ultimi, l’85% aveva ricevuto una sola dose di vaccino, del restante 15% non si
è riusciti a risalire al numero delle dosi.
Ecco il bilancio che è stato possibile effettuare
a epidemia conclusa (MMWR 2000).
Su 2961 casi, vi sono stati:
Ø
3 morti: un bambino di 2 anni, affetto da
una cardiopatia che si è scompensata in seguito al morbillo; un bambino di 3
anni che ha sviluppato una miocardite; un ragazzo di 17 anni che ha presentato
un’insufficienza renale acuta e una sindrome da distress respiratorio acuto;
Ø
66 soggetti ricoverati, di cui:
37
per polmonite;
7 per
disidratazione;
5 per
encefalite;
2 per
otite media severa;
2 per
croup;
3 per
problemi respiratori;
4
per febbre elevata
6 per
altre ragioni
Quindi la letalità è stata di circa 1 caso su
1000.
In Olanda da anni più del 94% dei bambini è
vaccinato contro il morbillo, tuttavia la copertura non è omogenea a livello
nazionale, potendo scendere al 53% nelle aree in cui sono più numerosi gli
appartenenti alla comunità religiosa che rifiuta le vaccinazioni.
|
|
Ho
scelto di curare mio figlio con l’omeopatia: perché dovrei sottoporlo alle
vaccinazioni?
|
|
Le
medicine alternative, inclusa l’omeopatia, non sono incompatibili con la
medicina cosiddetta “convenzionale”.
L’Associazione
Britannica di Omeopatia (British Homeopathic Association) e la Facoltà di
Omeopatia (Faculty of Homoeopathy), con sede a Londra, sono due autorevoli
istituzioni, collegate tra loro, che riuniscono i cultori di questa materia,
oltre ad occuparsi di formazione e attività scientifiche in campo omeopatico.
Di recente (maggio 2002) abbiamo scritto a questa Associazione, chiedendo qual
è la loro posizione nei confronti delle vaccinazioni. Ci hanno risposto
inviando una lettera che riporta la loro posizione ufficiale nonché una scheda
informativa per i pazienti, contenente domande e risposte sulle vaccinazioni.
La lettera dice testualmente: “Ove non vi siano controindicazioni di carattere
medico, le vaccinazioni dovrebbero essere effettuate normalmente utilizzando
vaccini testati e approvati in modo convenzionale”. Abbiamo tradotto la scheda
informativa per i pazienti: la trovate come allegato al presente documento,
insieme all’originale in inglese (Allegati 2 e 3).
Le
informazioni che vi abbiamo presentato provengono tutte dalla letteratura
scientifica più autorevole.
Purtroppo
non tutte le informazioni che circolano, anche in forma di pubblicazioni
apparentemente autorevoli, sono scientificamente corrette (in molti casi si
tratta di vere e proprie falsificazioni e manipolazioni della verità) e per i
genitori può essere difficile operare una scelta.
E’ ovvio che in una società democratica tutte le opinioni
hanno diritto di cittadinanza e le scelte in tema di salute dovrebbero essere
libere: per questo motivo molti, compreso chi scrive, ritengono che l’obbligo vaccinale sia uno
strumento di sanità pubblica ormai obsoleto. La libertà di scelta presuppone
tuttavia che i cittadini siano correttamente informati, e qui sta il punto
dolente dell’informazione operata dai gruppi e movimenti antivaccinali che
dichiarano di operare “per una scelta consapevole”: queste persone diffondono
documenti chiaramente falsi o, nel migliore dei casi, contenenti pesanti
manipolazioni e interpretazioni arbitrarie dei dati disponibili in letteratura.
Per scoprire il trucco bisogna essere degli specialisti della materia; come può
allora il comune cittadino capire che sta leggendo delle informazioni
ingannevoli? Come può un genitore fondare la scelta di non vaccinare il proprio
figlio su dei documenti falsi? Penso sia opportuno informare i genitori sulle
tecniche propagandistiche usate da questi movimenti.
Tecniche
propagandistiche dei movimenti che si oppongono alle vaccinazioni
Uso di
argomentazioni emotive
La comunicazione ha lo
scopo di evocare nel pubblico una forte risposta emozionale, con l’obiettivo di
affievolire la capacità di filtrare le informazioni per mezzo della
razionalità. Spesso vengono usati anche l’ironia ed il sarcasmo.
Storie
terrificanti
In genere non mancano
descrizioni di persone danneggiate da una vaccinazione, ma queste sono avulse
dal contesto in cui si sono verificate e viene taciuta l’informazione sulla
frequenza e la gravità delle complicazioni dovute alla malattia; senza contare che molte volte non è scientificamente
dimostrabile un nesso tra vaccinazione ed evento avverso (si tratta dei casi in
cui la coincidenza è solo temporale ma non esiste un rapporto causa/effetto).
Reiterazione di ipotesi smentite da studi successivi
Spesso
si insiste nel presentare come fatti accertati le ipotesi su possibili eventi
avversi a vaccino formulate tempo addietro e successivamente smentite da solidi
studi epidemiologici (es. vaccino MPR e autismo o malattia di Crohn, vaccino
antipertosse e Sindrome della morte improvvisa del lattante, epatite B e
sclerosi multipla).
Uso e abuso di
statistiche
Le
statistiche sono usate in modo inappropriato:
- vengono presentati dati manipolati, oppure
- vengono presentati dati autentici ma interpretati in modo
errato
(es: far passare il
tetano come una malattia degli anziani, mentre l’attuale elevata incidenza del tetano negli anziani è
dovuta al fatto che i bambini e i giovani adulti sono quasi tutti vaccinati).
Le fonti
Vengono citate fonti non
autorevoli, per esempio riviste non scientifiche oppure vengono citati dei
“signori nessuno” fatti passare per grandi studiosi
e/o
vengono citate fonti
autorevoli (studiosi accreditati, autorevoli riviste scientifiche, istituzioni
come l’OMS) ma isolando frasi dal contesto del discorso in modo da conferire
loro un significato opposto a quello originale; talora la citazione è corretta
ma l’interpretazione è errata.
Vengono citati studi
“vecchi” superati da altri più recenti.
Far credere che
esista una controversia tra gli studiosi
Consiste nel far credere
che all’interno della comunità scientifica esista una contrapposizione tra
sostenitori e oppositori delle vaccinazioni. Tra gli studiosi che si occupano
di vaccinazioni il dibattito è continuo e riguarda tutti gli aspetti
dell’immunizzazione; ma non esiste chi è pregiudizialmente contrario alle
vaccinazioni in genere, perché il modo di ragionare scientifico è laico e non
dogmatico. Ci può quindi essere una controversia, per fare un esempio recente,
tra chi sostiene di introdurre il vaccino contro lo pneumococco nei programmi
di vaccinazione pediatrica e chi preferisce limitarlo ad alcune categorie a
rischio, ma nessuno è “contro le vaccinazioni”, così come nessuno è “contro gli
antibiotici”. Tuttavia, poiché le persone non sono tutte uguali e, come dice un
proverbio spagnolo, “ogni testa è un mondo a sé”, esiste una quota minoritaria
di medici che si dicono contrari alle vaccinazioni così come sono contrari a
tutti gli altri farmaci della medicina scientifica; qualcuno di loro ha anche
scritto dei libri sull’argomento, che spesso vengono citati dagli oppositori
alle vaccinazioni, ma si tratta di posizioni minoritarie.
Raccontare mezze
verità
Comunicare una mezza
verità, in tutti i campi dell’agire umano, spesso fa più danno che dire una
bugia intera. Ecco un esempio: “i vaccini possono causare shock anafilattico”.
Lo shock anafilattico è la forma più grave di allergia, e naturalmente chi legge la notizia si spaventa. Ma questa è
una mezza verità. La verità intera è questa: “i vaccini possono causare shock
anafilattico, ma questo evento è eccezionale: per esempio su 70 milioni di dosi
di vaccino morbillo somministrate negli USA in dieci anni, sono stati
notificati solo 33 casi di reazione allergica grave”.
Prospettare rischi
sul lungo periodo
La tecnica consiste nell’insinuare che anche il più
sicuro dei vaccini potrebbe determinare dei danni che si rendono visibili dopo
un lungo periodo (“non sappiamo che cosa succederà tra 20 anni a tutti i
bambini che state vaccinando adesso”).
In base a questo modo di pensare, quanti anni (o decine di anni)
dovrebbe aspettare una persona per decidere di vaccinare il proprio figlio?
In realtà con il passare degli anni si è visto che i
vaccini sono più sicuri di quello che si pensava e che varie ipotesi sul rapporto
tra determinati vaccini e alcune reazioni indesiderate gravi sono state
smentite.
La cosa paradossale è che, mentre si insiste nel presentare ipotesi non
verificate da studi seri, le malattie prevenibili con la vaccinazione
determinano, nei non vaccinati, danni certi e verificabili.
La teoria del
complotto
Poiché la comunità scientifica è così saldamente
schierata a favore delle vaccinazioni, qualcuno ha ideato la teoria del
complotto: le Università, gli Enti governativi che si occupano di prevenzione
delle malattie infettive, le Associazioni scientifiche di Pediatri e Igienisti,
i singoli medici e le industrie produttrici lavorerebbero insieme in una logica
di puro profitto, perché la vaccinazione di massa rappresenta un grosso
business. Coinvolgere tutte queste persone (decine di migliaia in tutto il
mondo) in un unico complotto è tuttavia molto difficile, a meno di non pensare
che il 99% dei medici e pediatri siano disonesti. Peraltro la vaccinazione di
massa, diminuendo la frequenza della complicazioni, diminuisce anche il numero
dei farmaci che servono per curarle: è infatti dimostrato che vaccinare è un
investimento per la nostra società, perché produce una diminuzione dei ricoveri
ospedalieri e del consumo di farmaci.
Ripetere
continuamente affermazioni inventate di sana pianta, sino a che non sembrano
veritiere
Sono talmente numerose,
che rinuncio ad enumerarle tutte. Porto soltanto due esempi alla vostra
attenzione:
“I vaccini
indeboliscono e sovraccaricano il sistema immunitario”.
E’ vero il
contrario: malattie virali come il
morbillo indeboliscono il sistema immunitario, mentre i vaccini lo rafforzano,
mettendo l’organismo nelle condizioni di combattere le infezioni.
Il neonato ha sviluppato
la capacità di rispondere ad antigeni estranei prima ancora della nascita. Le
cellule B e T (cellule fondamentali per la risposta immunitaria) sono presenti
alla 14^ settimana di gestazione e sono già in grado di rispondere ad una
grande varietà di antigeni; il feto tuttavia non utilizza questa potenzialità,
non ne ha ancora bisogno perché finché rimane nell’utero materno viene a
contatto con pochi antigeni. Alla nascita, il bambino si trova all’improvviso a
contatto con una moltitudine di virus, batteri e funghi verso i quali il suo
sistema immunitario deve iniziare a difendersi. Rispetto a tale enorme massa di
microorganismi, gli antigeni contenuti nei vaccini costituiscono un minimo “carico” per il sistema
immunitario del bimbo: è stato calcolato che gli 11 vaccini che ogni lattante
riceve contemporaneamente negli Stati Uniti, impegnano solo lo 0.1% del suo sistema immunitario. Inoltre, pur
essendo aumentato il numero dei vaccini, col passare degli anni è diminuito il numero degli antigeni
somministrati; ciò è dovuto sia al fatto che il vaccino contro il vaiolo
non viene più somministrato (perché il virus del vaiolo è scomparso proprio
grazie alla vaccinazione) sia al fatto che i nuovi vaccini sono maggiormente
purificati, per es. : il vecchio vaccino pertosse a cellula intera conteneva
circa 3000 antigeni, l’attuale vaccino acellulare ne contiene 3 (Offit 2002).
“Alcune malattie sono scomparse non grazie alle vaccinazioni,
ma per il miglioramento delle condizioni igieniche della popolazione”
Sicuramente le migliori
condizioni di vita permettono di difendersi meglio dalle malattie infettive. Ma
è altrettanto vero che i vaccini hanno cambiato completamente l’epidemiologia
delle malattie infettive in Italia e nel mondo. Chi ha almeno 40 anni
probabilmente ricorda un compagno di scuola con gli esiti della paralisi da
polio, nonostante che le condizioni di vita degli italiani alla fine degli anni
50 e all’inizio degli anni 60 fossero simili a quelle dell’Italia di oggi,
specialmente al Nord. Ricordiamo che l’ultima grande epidemia di polio risale
proprio al 1958, in pieno “miracolo economico”.
Se non siete convinti,
date un’occhiata a questo grafico:

A sinistra
(verticalmente) è riportato il numero di casi di polio notificati ogni anno in Italia; in basso (orizzontalmente)
sono riportati gli anni (dal 1939 al 1995 e oltre). L’inizio della vaccinazione
di massa risale al 1962; da allora il numero dei casi iniziò a ridursi: 1963 =
2.830 casi; 1965 = 254; 1966 = 148 e così via sino ad arrivare a 0 casi a
partire dagli anni 80. Come avrebbe potuto il miglioramento delle condizioni di
vita ridurre di 10 volte in soli 2 anni il numero dei casi di polio?
Concludendo, i genitori
sono coloro che devono assumere la decisione per la loro prole, possibilmente
nel modo più consapevole ed informato. Spero che questo documento possa dare un
contributo nel senso di un’equilibrata informazione su un argomento così
complesso.
Bibliografia
American Medical Association (2000). Current
scientific data do not support causal association between autism and the MMR
vaccine.
www.ama-assn.org/ama/pub/article/1824-2080.html
Ascherio A, Zhang SM, Hernan MA et al. Hepatitis B vaccination and the risk of multiple
sclerosis. New Engl J Med 2001; vol. 344 n 5: 327-332.
.Centers for Disease Control and Prevention. Pertussis
– United States, 1997 – 2000. MMWR
2002; 51: 73-76.
Chen RT, Orenstein WA. Epidemiologic
Methods in Immunization Programs. Epidem
Reviews 1996; 18 (2): 99 – 117.
Chen RT, Moses JM, Markowitz LE, Orenstein WA. Adverse events following measles-mumps-rubella and
measles vaccinations in college students. Vaccine 1991; 9: 297-299.
Confavreux C, Suissa S, Saddier P et al. Vaccinations and the risk of relapse in multiple
sclerosis. New Engl J Med 2001; vol. 344 n 5: 319-326.
Crovari P, Principi N.
“Le vaccinazioni”, Pacini Editore 2001.
Dittmann S. Resurgence of communicable diseases in
Europe. World Health – The magazine of the World Health Organization. 1997 (1)
January February: 24-25
Destefano F, Mullooly JP, Okoro CA et al. Childhood
immunizations, Vaccination Timing, and risk of Type 1 Diabetes Mellitus.
Pediatrics 108, 6 December 2001, www.pediatrics.org/cgi/content/full/108/6/e112.
Duclos P, Ward BJ. Measles Vaccines: A Review of
Adverse Events. Drug Safety 1998;6:435-54.
Fair E, Murphy TV, Golaz
A et al. Philosophic
Objection to Vaccination as a Risk for Tetanus Among Children Younger than 15
years. Pediatrics 2002; 109 (1) www.pediatrics.org/cgi/content/full/109/1/e2.
Farrington P, Miller E. Measles vaccination as a risk
factor for inflammatory bowel disease [letter]. Lancet 1995; 345: 1362.
Farrington CP, Miller E, Taylor B. MMR and autism:
further evidence against a causal association. Vaccine 2001; 19: 3632 – 3635.
Feeney M, Clegg A, Winwood P, Snook J. A case-control
study of measles vaccination and inflammatory bowel disease. Lancet 1997; 350:
764-6.
Gangarosa EJ, Galazka AM, Wolfe CR et al. Impact of anti-vaccine movements on pertussis control:
the untold story. Lancet 1998, 351: 356
– 361.
Graves P, Barriga KJ, Norris JM, et al. Lack of association Between Early Childhood
Immunizations and Beta-cell autoimmunity. Diabetes Care, 1999; 10: 1694-97.
Gruber C, Nilsson L, Bjorksten B. Do early childhood
immunizations influence the development of atopy and do they cause allergic
reactions? Pediatr Allergy Immunol 2001; 12: 296 – 311.
Haga Y, Funakoshi O, Kuroe K, et al. Absence of
measles viral genomic sequence in intestinal tissues from Crohn’s disease by
nested polymerase chain reaction. Gut 1996; 38: 211-5.
Halsey, NA & Hyamans, SL. Measles-mumps-rubella vaccine
and autistic spectrum disorders: Report from the New Challenges in Childhood
Immunizations Conference convened in Oak Brook, Illinois, June 12-13, 2000.
Pediatrics, 107, E84 (2001) .
Harrison’s Principles of Internal Medicine, 15th
Edition, 2001. Mc Graw Hill
Jefferson T, Demicheli V. No evidence that vaccines
cause insulin dependent diabetes mellitus. J. Epidemiol Community Health 1998;
52:674-675.
Kaye JA et al. Mumps, measles and
rubella vaccine and the incidence of autism recorded by general practitioners:
a time trend analysis. BMJ Vol 322 Feb 2001
Medical Reasearch Council. MRC Review of Autism
Reasearch - Epidemiology and Causes - December 2001 www.mrc.ac.uk.
Ministero della Sanità.
Difterite: misure di profilassi, cenni di terapia. Circolare n. 6 del 19 marzo
1997
Ministero della Sanità.
Tetano: misure di profilassi. Circolare n. 16 dell’11 novembre 1996.
MMWR. Measles Outbreak – Netherlands, April 1999
January 2000. April 14, 2000 / 49(14);299-303
Offit PA, Quarles J, Gerber MA et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines
Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics 2002; 109: 124-129.
Oostvogel PM, van Mwinjgaarden JK, van der Avoort HGAM
et al. Poliomyielitis outbreak in un unvaccinated community in the Netherlands,
1992-93. Lancet 1994; 334: 665-70.
Patriarca PA, Beeler JA. Measles vaccination and
inflammatory bowel disease [comment]. Lancet 1995; 345:
1062-63.
Prevots DR, Ciofi degli
Atti ML, Sallabanda A et al. Outbreak
of Paralytic Poliomyelitis in Albania, 1996: High Attack Rate Among Adults and
Apparent Interruption of Transmission Following Nationwide Mass Vaccination. Clin
Infect Dis 1998; 26:19-25.
Stratton K.
Immunization safety review: measles-mumps-rubella vaccine and autism. Institute
of Medicine 2001. Washington DC, National Academy Press. www.iom.edu/IOM/IOMHome.nsf/Pages/MMR+and+Autism
(2001)
Taylor B, Miller E, Farrington CP et al. Autism and
measles, mumps, and rubella vaccine: no epidemiological evidence for a causal
association. Lancet 1999; 353: 2026-29.
Taylor B et al. Measles, Mumps and
rubella vaccination and bowel problems or developemental regression in children
with autism: population study. BMJ Vol 324 Feb 2002
Wassilak S, Oblapenko G, Dittmann S. Progress in
Europe towards the goal of poliomyelitis eradication. Eurosurveillance – European Communicable Disease Bulletin
1997; 2(5): 39 – 41.
World Health Organization 1995. Expanded Programme on
Immunization. Diphteria epidemic in the Newly Independent States of the former
USSR, 1990 - 1994. Weekly Epidem Record 1995; 20: 141-44.
World Health Organization 1996. Expanded Programme on
Immunization. Update: Diphteria epidemic in the Newly Independent States of the
former USSR, January 1995 – March 1996. Weekly
Epidem Record 1996; 20: 245-50.
World Health Organization 1997 (a). Lack of evidence
that epatitis B vaccine causes multiple sclerosis. Weekly Epidem
Record, 1997; 21: 149-52.
World Health Organization 1997 (b). Expanded Programme
on Immunization (EPI). Diphteria
control. Weekly Epidem Record, 1997; 18: 128-30.
World Health Organization 1997 (c) International
Programme on Chemical Safety. Environmental Health Criteria No. 194, Aluminium,
Geneva
World Health Organization 2000 (a). Adverse Events
following measles, mumps and rubella vaccines. www.who.int/vaccines-diseases/safety/infobank/mmr.shtlm
(2000).
World Health Organization 2000 (b). Measles Outbreak,
Netherlands. Weekly Epidem Record, 2000; 15: 119-121.
World Health Organization 2001 (a). WHO
vaccine-preventable diseases: monitoring system
- 2001 Global Summary www.who.int/vaccines-documents (2001).
World Health Organization 2001 (b). Imported wild
poliovirus causing poliomyelitis, Bulgaria 2001. Weekly Epidem
Record, 2001; 43: 332-5
MMWR. Measles
Outbreak – Netherlands, April 1999 January 2000. April 14, 2000 /
49(14);299-303
Siti internet sui vaccini
In inglese:
www.who.int/vaccines
www.cdc.gov/nip
www.aap.org/
www.immunize.org
In italiano:
www.levaccinazioni.it/informagente/index.htm
Allegato 1
E. Fair et al. Philosophic Objection to vaccination as a risk for
tetanus among children younger than 15 years
Pediatrics Vol. 109 N. 1 January 2002
Negli Stati Uniti d’America
l’ordinamento prevede tre tipi di esenzione dalle vaccinazioni: medica,
religiosa (in 48 Stati) e filosofica (in 15 Stati).
Dal 1992 al 2000 sono stati riportati
negli USA 386 casi di tetano, di cui 15 (3.9%)
in soggetti di età inferiore ai 15 anni;
2 erano neonati; l’età media dei restanti 13 casi era di 9 anni (range= 3-14 anni). La madre di
uno dei neonati non era vaccinata per ragioni filosofiche, l’altra aveva
ricevuto solo 1 dose di vaccino 18 anni prima. Per entrambi i neonati si è
trattato di un’infezione ombelicale, in uno dei due casi determinata
dall’applicazione di argilla sul moncone. Per quanto riguarda gli altri 13
bimbi, solo due erano regolarmente vaccinati, tutti gli altri non avevano
ricevuto neppure una dose di vaccino, alcuni per ragioni filosofiche, altri per
motivazioni religiose. Le lesioni che hanno determinato l’infezione tetanica
erano le più varie, comprendendo una puntura d’insetto, un morso di cane,
nonché ferite occorse con varie modalità (puntura di filo metallico, abrasioni,
ferita da moncone d’albero, da spina, da ramoscello, scheggia penetrata nel
piede, lesione ungueale, lesione dovuta a un rastrello, ferita da taglio ad un
dito, caduta di un blocco di calcestruzzo sul gomito).
Nessuno dei pazienti è
deceduto.In 8 casi (53%) è stato necessario ricorrere alla ventilazione
assistita e in 1 caso vi è stata perforazione del colon. Il decorso clinico del
tetano è stato più grave nei bimbi non vaccinati. I due soggetti regolarmente
vaccinati hanno invece avuto una forma di tetano meno severa, per loro non è
stata necessaria la ventilazione assistita e la durata del ricovero è stata
molto più breve.
Gli Autori sottolineano che: 1)
tra i casi da loro esaminati, tutti i non vaccinati erano tali per motivazioni
filosofiche o religiose, tranne la madre di uno dei neonati, un’immigrata
messicana che aveva ricevuto solo 1 dose del vaccino; 2) la piccola percentuale
di casi in soggetti vaccinati riflette l’elevata efficacia del vaccino
tetanico; inoltre l’indagine conferma quanto era stato osservato in studi
precedenti circa la minore gravità clinica del tetano nei soggetti vaccinati;
3) come accade in tutti i sistemi di sorveglianza passiva, verosimilmente il numero dei casi notificati
non riflette fedelmente il numero dei casi di tetano occorsi, che potrebbero
essere più numerosi.
Gli Autori concludono affermando
che i genitori che scelgono di non vaccinare i loro figli dovrebbero essere
informati sulla gravità della malattia e sul fatto che il tetano è prevenibile solo con la vaccinazione.
Allegato 2 (Traduzione; l’originale è in allegato 3)
Facoltà
di Omeopatia - Londra
(Faculty
of Homoeopathy – London)
Scheda informativa
“Omeopatia e
vaccinazione”
|
|
La vaccinazione – bilancio dei rischi
Nel momento in cui prendiamo una decisione
riguardante la vaccinazione, non
esistono scelte prive di rischi. Occorre prendere una decisione dopo aver
effettuato un bilancio che includa i rischi conseguenti alla malattia
confrontati con i rischi connessi con la vaccinazione.
Rischi conseguenti alla
malattia
Quali sono i rischi che derivano
dal contrarre una determinata malattia infettiva? I rischi sono in relazione
alla possibilità di venire a contatto con un determinato germe, la virulenza e
pericolosità del germe e lo stato generale di salute dell’individuo. Non tutti
sono a rischio nello stesso modo. I bambini molto piccoli, i bambini con
malattie croniche e i bambini che vivono in condizioni di povertà presentano
rischi maggiori sia di essere infettati sia di subire i danni derivanti
dall’infezione.
La possibilità di contrarre una
determinata malattia infettiva è fortemente influenzata dal numero delle altre persone vaccinate presenti nella
comunità. Le epidemie di polio in
Europa, per esempio, si verificano attualmente in comunità in cui molti
individui hanno scelto di non vaccinare i loro figli contro la polio.
Rischi conseguenti alla vaccinazione
La vaccinazione non dovrebbe essere
effettuata se una persona è ammalata o sta ancora cercando di guarire da
un’infezione.
I problemi più comuni da vaccino
sono rappresentati dalle transitorie reazioni locali che si verificano entro
alcuni giorni dalla somministrazione. Di volta in volta sono stati avanzati
sospetti riguardo a possibili problemi a lungo termine e la situazione è
diversa a seconda del tipo di vaccino, ma complessivamente la posizione comune dei
medici esperti in tale materia è che non esiste un’evidenza significativa di
frequenti effetti collaterali gravi a lungo termine, con i vaccini
correntemente utilizzati.
Il ruolo dell’omeopatia
L’omeopatia può essere utilizzata con
successo per il trattamento di qualsivoglia effetto collaterale dovuto ad una
vaccinazione.
Può anche essere utilizzata per
aiutare a trattare le malattie infettive contratte da persone le cui condizioni
di salute sono un impedimento alla vaccinazione (controindicazioni).
Non vi sono evidenze che l’omeopatia possa essere efficacemente usata
come alternativa alla vaccinazione in persone sane.
Non esistono sostituti omeopatici della vaccinazione. Alcuni hanno
suggerito l’utilizzo di “nosodi” (preparazioni omeopatiche dei germi che
causano le malattie). Non vi sono evidenze che ciò sia efficace. Contare sui
nosodi anziché sui vaccini può creare un falso senso di sicurezza in grado di
aumentare i rischi di contrarre la malattia.
Affrontare le epidemie
I rimedi omeopatici, scelti
appropriatamente e prescritti da medici adeguatamente formati, possono
efficacemente far fronte a epidemie di malattie infettive persino quando non vi
sono altre alternative. Per esempio, i rimedi omeopatici hanno dimostrato di
alleviare e ridurre la durata dei sintomi durante le epidemie di influenza.
Rimedi costituzionali
E’ possibile che vi venga prescritto un
rimedio omeopatico selezionato su base individuale per voi anche se siete
apparentemente in buona salute. Tale rimedio può migliorare il vostro benessere
e il vostro stato di salute, rendendovi meno suscettibili ad un’infezione o per
aiutarvi a guarire più rapidamente se vi ammalate.
In conclusione, la decisione è
vostra, ma discutere delle vostre ansie o paure con un sanitario può aiutarvi a
decidere sulla base delle migliori informazioni disponibili.
All’indirizzo riportato qui sotto
è disponibile una lista di medici che hanno ricevuto una formazione in
omeopatia.
La facoltà di Omeopatia segue le linee guida del Dipartimento della
Salute (l’equivalente britannico del
Ministero della Sanità, N.d.T.) in tema di vaccinazioni e raccomanda di procedere alla vaccinazione
nel modo consueto a meno che non vi siano controindicazioni di tipo medico.
The
Homeopathic Trust
15
Clerkenwell Close – London
www.trusthomeopathy.org
Allegato 3