Rabbia

 

Cenni clinici

E’ una malattia acuta virale che colpisce il Sistema Nervoso Centrale. Dopo un periodo di incubazione mediamente di 4-6 settimane insorgono febbre, cefalea, vomito, stato di agitazione, disfagia e convulsioni; la malattia evolve rapidamente verso la morte per paralisi respiratoria.
Quando si manifestano i primi sintomi clinici il soggetto non è più recuperabile e la morte sopravviene in genere in 3-5 giorni.
L’unico serbatoio naturale dell’infezione è rappresentata dall’animale.
La malattia è generalmente trasmessa da un animale all’altro oppure da questo all’uomo tramite morso, graffio o, semplicemente, leccatura di cute non integra da parte di animali infetti che eliminano il virus con la saliva (a partire da 10 giorni prima della manifestazione sintomatica). Non è mai stata documentata la trasmissione interumana anche se l’uomo ammalato elimina il virus con la saliva e le urine.

Diffusione

E’ presente in tutto il mondo specialmente in Asia sud orientale, Filippine, India, Africa e Sud America tropicale. Solo in Australia è sconosciuta e ormai da molti anni è scomparsa anche in alcune grandi isole quali la Gran Bretagna e il Giappone e nei Paesi Scandinavi, in seguito alle severe misure di profilassi adottate.
Il serbatoio è rappresentato da cani e gatti randagi, molti animali selvatici tra cui volpi, lupi, sciacalli, pipistrelli e, meno frequentemente, anche roditori quali topi, ratti, donnole, scoiattoli, puzzole, marmotte.
Nei Paesi dove non è stato sviluppato un ampio controllo degli animali il 90% delle esposizioni e dei casi umani sono da imputarsi a cani e gatti.
Negli Stati Uniti la maggior parte degli animali rabidi è selvatica e la maggior parte dei casi umani di rabbia sono secondari a morsi di tali animali, inclusi i pipistrelli; la situazione è simile in Europa occidentale dove le volpi rappresentano oltre l’80% degli animali rabidi.
In Italia all’inizio del 1977 è ricomparsa la rabbia animale in Valle Aurina e nel 1989 un focolaio di rabbia animale comparve nelle province di Trieste e Gorizia; nel 1993 sono stati registrati casi anche a Bolzano.

Rischi per i viaggiatori

Per l’elevata letalità della malattia i viaggiatori nelle zone di endemicità della rabbia non devono accarezzare i cani e i gatti domestici, ed evitare ogni contatto con animali selvatici. In ogni caso nessun morso di animale deve essere sottovalutato.

Misure preventive

L’unica concreta possibilità di lotta contro la rabbia è fornita dalla immunoprofilassi (vaccino e siero), tenuto conto che non esiste alcuna terapia efficace e che la malattia è sempre letale.
La profilassi vaccinale pre-esposizione è raccomandata agli individui ad alto rischio di contagiarsi come veterinari, guardie forestali, personale dei canili; ecc.
La vaccinazione deve essere proposta a 1) persone che lavorano, anche per breve tempo, in un Paese ad endemia rabbica e che possono essere esposte ad un rischio particolare per la loro attività; 2) alle persone che passano un certo periodo (1 mese o più) in un Paese straniero in cui il rischio di rabbia è permanente; 3) viaggiano in uno di questi Paesi per un tempo indeterminato, in condizioni particolari (gite a piedi, trekking) e lontani dai principali centri medici.
La vaccinazione preventiva non esime dalla necessità di farsi somministrare prontamente un trattamento antirabbico dopo un contatto con un animale rabbido o sospetto tale: riduce semplicemente il numero di iniezioni dello schema post-esposizione.
In tutti gli altri casi (es. alle persone morsicate o graffiate da animali domestici o selvatici che possono essere infetti) è sufficiente la vaccinazione post-esposizione, associata alla somministrazione di siero immune.
In caso di morso va effettuata un’accurata pulizia della ferita con abbondante acqua e sapone e consultata prontamente una struttura sanitaria.

Vaccino

Il vaccino è costituito da un virus rabbico inattivato (ucciso), coltivato su cellule diploidi umane (HDCV) o su cellule diploidi adsorbito (RVA) oppure in embrione di pollo (vaccinazione meno praticata) e va somministrato per via sottocutanea profonda o intramuscolare.
La vaccinazione preesposizione viene praticata con la somministrazione di 2 dosi di vaccino a distanza di un mese una dall’altra; se si vuole un’immunizzazione rapida il ciclo vaccinale è ai tempi 0, 7, 28 giorni. In entrambi i casi va fatto un richiamo dopo un anno. Qualora vi sia persistenza del rischio vanno somministrati richiami ogni 3 anni.
La profilassi post-esposizione è eseguita possibilmente entro 24 ore in caso di morso di animale sospetto. Vanno somministrate, associate alle immunoglobuline specifiche, 6 dosi di vaccino ai tempi 0, 3°, 7°, 14° , 30° e 90° giorno (vedi tab.).
Se infine si viene morsicati da un animale sospetto e si è vaccinati è consigliabile effettuare due dosi di richiamo in tre giorni per aumentare la velocità di incremento del titolo anticorpale.

Vaccinazione antirabbica.

Vaccinazione n. dosi richiami età
Preesposizione 0, 1, 12 mesi Dopo 3 anni se persiste il rischio Qualsiasi età
Postesposizione 0, 3°, 7°, 14°, 30°, 90° giorno  



Efficacia del vaccino

Dopo un ciclo vaccinale completo, sono presenti gli anticorpi nel 100% dei soggetti. Tuttavia il titolo diminuisce entro il primo anno dalla vaccinazione ed è pertanto necessario effettuare un richiamo.
Di solito gli anticorpi sierici sono ancora presenti nella maggior parte dei soggetti vaccinati 2 anni dopo la vaccinazione di base: il richiamo determina un’efficace risposta anamnestica. In alcuni studi è stata dimostrata la presenza di anticorpi sierici fino a 14 anni dopo il ciclo vaccinale e una dose booster di vaccino è sufficiente a riportare gli anticorpi a concentrazioni protettive.

Effetti collaterali

Nell’adulto reazioni locali come dolore, arrossamento, tumefazione o prurito sono state descritte in circa il 15-25% dei vaccinati; reazioni generali lievi come mal di testa, nausea, vertigini, dolori muscolari e addominali sono riportate in circa il 10-20% dei casi.
Sono stati descritti 5 casi sui milioni di soggetti vaccinati con HDCV, di malattia neuroparalitica transitoria tipo Guillain-Barré, in rapporto temporale con la vaccinazione. Questa percentuale è comunque troppo bassa per immputarla al vaccino, essendo l’incidenza di questa sindrome nella popolazione generale di 1 caso su 100.000 persone all’anno.
In coloro che ricevono dosi di richiamo sono stati riportati dolori articolari, nausea, vomito, febbre e malessere (nel 6% dei casi).

Precauzioni e controindicazioni

La vaccinazione è controindicata in caso di gravi malattie febbrili valutando il rapporto rischio-beneficio. Possono sviluppare reazioni allergiche al vaccino antirabbico i soggetti con storia di grave allergie, per le quali è consigliata una premedicazione antistaminica. La gravidanza non rappresenta una controindicazione alla vaccinazione dopo l’esposizione.

Bibliografia

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