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Serie “Le basi immunologiche dell’immunizzazione

Global Programme for vaccines and immunization

Expanded Programme on Immunization

World Health Organization

Module 7: Measles, 20 pages (Ordering code: WHO/EPI/GEN/98.17)

 

La vaccinazione contro il morbillo

 

L’agente patogeno e la malattia

 

1.1 Il morbillo

 

Il morbillo è una malattia ubiquitaria e altamente contagiosa che colpisce entro l’adolescenza quasi tutti i soggetti di una data popolazione, in assenza di programmi di vaccinazione (Black, 1982). E’ trasmesso principalmente da persona a persona per mezzo di grandi goccioline respiratorie (Black, 1982) ma può essere anche diffuso per via aerea sotto forma di nuclei di goccioline aerosolizzate (Bloche et al. 1985). Il morbillo è più contagioso durante la fase prodromica. Inizialmente vi è un’infezione localizzata dell’epitelio respiratorio del nasofaringe ed eventualmente della congiuntiva,  con diffusione ai linfonodi regionali. La viremia primaria si verifica 2 o 3 giorni dopo l’esposizione al virus e un’intensa viremia secondaria si verifica dopo altri 3 o 4 giorni. La viremia secondaria porta all’infezione – e alla conseguente successiva replicazione – nella cute, nella congiuntiva, nel tratto respiratorio e in altri organi. La quantità di virus nel sangue e nei tessuti infettati raggiunge un picco da 11 a 14 giorni dopo l’esposizione e successivamente cade rapidamente nei successivi 2 o 3 giorni.

Questi eventi corrispondono ad un periodo d’incubazione di 10-12 giorni tra l’esposizione al virus e l’inizio dei sintomi. Successivamente ha inizio il periodo prodromico, con febbre, malessere, congiuntivite, rinite e tracheobronchite.  Le chiazze di Koeplik appaiono sulla mucosa buccale 1-2 giorni prima dell’inizio dell’esantema e successivamente possono essere presenti ancora per 1-2 giorni. L’esantema è rappresentato da un’eruzione eritematosa maculopapulare che solitamente appare 14 giorni dopo l’esposizione al virus e si diffonde dalla testa alle estremità in un periodo di 3-4 giorni. Nei successivi 3-4 giorni l’esantema scompare gradualmente; nei casi severi può verificarsi la desquamazione. Possono essere presenti altri segni e sintomi sistemici quali anoressia, diarrea e linfoadenopatia generalizzata (Preblud & Katz 1988).

Nei Paesi industrializzati le più comuni complicazioni riportate in associazione con l’infezione morbillosa sono l’otite media (7-9%), la polmonite (1-6%), l’encefalite post-infettiva (da 1 caso su 1000 a 1 su 2000), la panencefalite sclerosante subacuta (PESS) (1 caso su 100.000) e la morte (1 caso su 10.000) (Preblud & Katz 1988). Il rischio di complicazioni gravi e di morte è maggiore nei bimbi piccoli e negli adulti (Block 1982). La PESS è una rara malattia degenerativa del sistema nervoso centrale causata da un’infezione persistente determinata da un virus defettivo morbillo-simile (Lever 1983) che si sviluppa circa 7 anni dopo il morbillo. I pazienti presentano progressivi cambiamenti di personalità, crisi convulsive miocloniche e disabilità motorie sino al coma  e alla morte. La PESS è più frequente nei maschi che nelle femmine.

Nei Paesi in via di sviluppo i tassi di letalità sono simili a quelli riscontrati nei Paesi sviluppati nel XIX secolo (Morley et al. 1963). Studi di comunità hanno evidenziato tassi di letalità variabili fra il 3% e il 15% (Cutts et al. 1991). I tassi di letalità variano in relazione all’età in cui viene contratta l’infezione, l’intensità dell’esposizione, lo stato nutrizionale e la disponibilità del trattamento.

 

 

1.2  L’antigene morbilloso

 

Il virus del morbillo fa parte del genere Morbillivirus, della famiglia Paramyxoviridae (Kingsbury et al. 1988) ed è strettamente correlato al cimurro canino e ai virus della rinderpest (Imagawa 1968). I virus del morbillo sono sferici, forniti di involucro (envelope) e dotati di una singola molecola di RNA. Sono state identificate sei proteine strutturali; tre proteine sono complessate con l’RNA virale e tre sono situate nell’envelope. I  componenti dell’envelope comprendono la proteina M nella superficie interna e le proteine H e F nella superficie esterna. La proteina H lega il virus alle superfici cellulari. La proteina F fonde il virus con le membrane cellulari, permettendo la penetrazione del virus nella cellula e la distruzione della stessa.

Nelle colture cellulari il virus del morbillo determina un chiaro effetto citopatico (ECP): la formazione di sincizi multinucleati (ossia cellule giganti) contenenti numerosi nuclei di cellule fuse tra loro. Tale ECP corrisponde al processo patologico osservato nei tessuti infettati, incluso l’esantema e le chiazze di Koeplik (Suringa et al. 1970).

 

 

1.3  I vaccini contro il morbillo

 

Lo sviluppo di vaccini morbillo costituiti da virus vivi attenuati iniziò subito dopo l’isolamento del virus ad opera di Enders e Peebles (1954). Verso la fine degli anni 50 Enders e collaboratori avevano sviluppato il ceppo vaccinale vivo attenuato Edmonston B sottoponendo il virus a 24 passaggi in colture cellulari primarie di cellule renali umane, 28 passaggi in  colture cellulari primarie di cellule amniotiche umane e 6 passaggi seriali in embrione di pollo, prima dell’adattamento del virus ai fibroblasti di embrione di pollo (Enders 1962).

Poiché il vaccino Edmonston B era spesso associato ad esantema e febbre superiore a 39.5° C (Krugman et al. 1962) spesso venivano somministrate contemporaneamente gammaglobuline poiché fu dimostrato che esse erano in grado di ridurre di circa il 50% il riscontro di febbre elevata ed esantema (Krugvnan et al. 1963).

A partire dalla metà sino alla fine degli anni 60 erano stati sviluppati nuovi ceppi di vaccino morbillo negli USA, in Giappone, Yugoslavia, ex-URSS e Cina attraverso l’ulteriore attenuazione dei ceppi Edmonston (AIK-C9, Edmonston A (Schwarz), Edmonston B (Moraten, Edmonston Zagreb) o attraverso distinti isolamenti (Leningrad 16, CAM-70, Shanghai-191) (Figura1). L’ulteriore attenuazione fu inizialmente raggiunta da Schwarz attraverso 85 passaggi addizionali del virus Edmonston A in colture di fibroblasti di embrione di pollo a 32°C, anziché da 36° a 37°C (Schwarz 1964) . Sebbene i livelli anticorpali raggiunti dopo ulteriore attenuazione (ad es. vaccino Schwarz) fossero più bassi di quelli ottenuti dopo la vaccinazione con Edmonston B o l’infezione naturale, i vaccini ulteriormente attenuati erano associati con una minore reattogenicità ed erano adatti per un uso estensivo senza la necessità di somministrare contemporaneamente le gammaglobuline.

 

 

1.3.1        Vaccino inattivato

 

Uno dei primi vaccini morbillo era un derivato dal ceppo Edmonston, inattivato con formalina. Di solito tre dosi di vaccino inattivato o due dosi di vaccino inattivato seguite da una dose di vaccino vivo erano somministrate ad intervalli di un mese l’una dall’altra, con scarsi effetti collaterali (Krugman et al. 1965). La somministrazione del vaccino inattivato venne interrotta nel 1967, quando ci si rese conto che l’immunità era di breve durata e che i soggetti immunizzati erano a rischio di morbillo atipico in seguito all’esposizione al virus morbilloso vivo (ACIP 1967).

 

 

1.3.2       Misurazione della potenza del vaccino

 

I requisiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO) prevedono due strade alternative per la determinazione della potenza dei vaccini morbillosi vivi: attraverso la misurazione delle Unità Formanti Placca (Plaque Forming Units, PFU) o la determinazione delle dosi infettanti in colture cellulari (TCD50), entrambi i metodi essendo condotti in cellule Vero (Expert Committee on Biological Standardization 1966, 1982, 1988). Le misurazioni della potenza variano in relazione al metodo di determinazione, il laboratorio e le condizioni al momento del test. Un reagente internazionale di riferimento è disponibile per consentire di standardizzare le misurazioni di potenza.

Nel 1988 l’OMS raccomandava che “il contenuto del virus in ciascuna di almeno 3 fiale selezionate casualmente da ciascun lotto deve essere determinato individualmente. L’Autorità nazionale di controllo deve determinare il contenuto minimo del virus del vaccino che dovrebbe essere presente in una singola dose ad uso umano. Il quantitativo minimo del virus del vaccino che dovrebbe essere presente in ogni singola dose ad uso umano è generalmente stabilito in 1.000 (3.0 log) unità virali infettanti” (Export Committe on Biological Standardization 1988).

Per dimostrare che i vaccini soddisfano i requisiti OMS di potenza e stabilità (vedi oltre “stabilità del vaccino”) occorre testare in parallelo due fiale del vaccino in esame e due del vaccino di riferimento. Per considerare valido il test, il livello medio del vaccino di riferimento misurato in laboratorio non deve deviare più di 0.5 log dal titolo stabilito e la variazione tra le due fiale del vaccino in esame o le due fiale del vaccino di riferimento non deve superare 0.5 log10 (Biologicals Unit 1989).

Uno studio collaborativo effettuato per conto dell’OMS dimostrò che quando i valori di potenza per il vaccino morbillo erano espressi facendo riferimento all’International Standard Reference Reagent, la variazione tra un laboratorio e l’altro era sostanzialmente ridotta (Milstien 1990). L’OMS pertanto raccomanda che, nell’effettuare studi sulla potenza del vaccino, il vaccino di riferimento venga testato in parallelo ed i risultati ottenuti per il vaccino di riferimento siano riportati insieme alla potenza del vaccino in esame (Clemens et al. 1988).

 

 

1.3.3  Stabilità del vaccino

 

Prima del 1980 i vaccini morbillo erano termolabili e perciò il loro uso nei Tropici era difficoltoso (Hendrickse 1975). Lo sviluppo di stabilizzanti efficaci e la formulazione dei requisiti OMS per la stabilità al calore per i vaccini morbillo liofilizzati (Expanded Programme on Immunization 1981) hanno considerevolmente migliorato la qualità dei vaccini morbillo disponibili a partire dal 1980, sebbene vi siano ancora variazioni nella stabilità dei vaccini prodotti da aziende differenti.

Allo stato liofilizzato gli attuali vaccini morbillo che soddisfano i requisiti OMS conservano una potenza minima di almeno 3.0 log10  particelle virali per dose ad uso umano dopo l’esposizione alla temperatura di 37°C per almeno una settimana e il titolo virale non diminuisce di una grandezza superiore a 1.0 log10  durante l’incubazione (Expanded Programme on Immunization 1990). In ogni caso i vaccini morbillo ricostituiti perdono rapidamente la loro potenza se esposti a temperatura ambiente. Tra 22°C e 25°C essi perdono circa il 50% di potenza in 1 ora. A temperature superiori a 37°C essi sono inattivati entro 1 ora. E’ perciò estremamente importante conservare i vaccini morbillo ricostituiti al fresco e lontano dalla luce solare.

 

 

 

2.    La risposta immunitaria all’infezione naturale

 

Nell’infezione primaria acuta è possibile riscontrare una risposta immunitaria verso la maggior parte delle sei proteine del virus morbillo, ad opera delle cellule T (Graziano et al. 1975) e B (Norrby & Gollmann 1972). Inizialmente sono prodotti sia gli anticorpi IgG che IgM, comunque le IgM presentano un picco tra 7 e 10 giorni dopo l’inizio dell’esantema e scendono rapidamente e solo raramente sono reperibili oltre 4 settimane dopo l’inizio dell’esantema. Vengono anche prodotte IgA seriche e secretorie, ma la loro presenza di solito è transitoria (Pederson et al. 1986).

La presenza di IgM è generalmente accettata quale evidenza di infezione primaria (correlata alla malattia o alla vaccinazione). Peraltro l’assenza di IgM non esclude l’infezione, poiché la sensibilità di alcuni test per le IgM è bassa (Schluederberg 1967) ed è importante il momento della raccolta del campione, a causa della breve permanenza delle IgM (Figura 2) (Heffner & Schluederberg). Inoltre le IgM sono state riscontrate durante risposte secondarie ad alcune altre infezioni virali come la rosolia (Grangoe-Keros et al. 1985)  ed è teoricamente possibile che ciò possa accadere anche nel morbillo.

Le IgG sono reperibili nel siero subito dopo l’inizio dell’esantema, hanno un picco entro 4 settimane circa e successivamente declinano, ma persistono per tutta la vita (Figura 2) (Stokes et al. 1961). Le IgG dirette verso la proteina H appaiono molto importanti nel determinare l’immunità (Black 1989). L’immunità dopo l’infezione naturale dura solitamente per tutta la vita (Panum 1940). Di un certo interesse è la risposta immune nei pazienti affetti da PESS. Sebbene tali pazienti presentino concentrazioni elevate di anticorpi specifici contro il morbillo nel siero e nel liquor cerebro-spinale, in quest’ultimo la sintesi di anticorpi contro la proteina M appare relativamente deficitaria.

L’infezione morbillosa è diagnosticata sierologicamente evidenziando la presenza di IgM oppure con la dimostrazione di un significativo aumento delle IgG tra due campioni di siero prelevati rispettivamente in fase acuta e durante la convalescenza. Le IgM specifiche del morbillo sono spesso misurate tramite metodiche ELISA. Un tempo veniva utilizzato un metodo indiretto, che era gravato da reazioni falsamente positive prodotte dall’interferenza con fattore reumatoide di tipo IgM. Le moderne metodiche sono in grado di utilizzare IgM maggiormente purificate nei test di cattura dell’antigene, che difficilmente presentano interferenze con il fattore reumatoide (Tuokko 1984). Per quanto riguarda le IgG, i campioni appaiati dovrebbero essere analizzati nello stesso laboratorio con la stessa procedura, in modo tale che le variazioni nelle condizioni del test non riducano la confrontabilità dei due risultati. Un aumento del titolo anticorpale è di solito considerato significativo quando è pari ad almeno due diluizioni  (incremento di 4 volte) tra il primo ed il secondo campione (Centers for Disease Control 1982) oppure un mutamento da un livello non rilevabile di anticorpi (sieronegatività) alla sieropositività. Per quanto riguarda i risultati ELISA, i dati vengono espressi in termini di densità ottica (OD) ed il risultato relativo al siero in fase di convalescenza viene diviso per il risultato ottenuto in fase acuta allo scopo di ricavare un rapporto. L’evidenza di infezione recente o acuta è data da un rapporto pari o superiore ad un valore definito in base alla comparazione di sieri di riferimento appaiati.

L’immunità cellulo-mediata riveste un ruolo importante nella guarigione e forse nella prevenzione del morbillo ed è stato postulato che una sufficiente stimolazione dell’immunità cellulo-mediata possa essere un prerequisito per lo sviluppo di una protezione che dura per tutta la vita (Gallagher et al. 1981).  Peraltro  i test per valuare l’immunità cellulo-mediata sono meno facilmente disponibili rispetto a quelli per l’immunità umorale.

L’infezione morbillosa acuta è associata ad un’ampia serie di anomalie immunologiche, di cui fanno parte una depressione della reattività cellulare che si evidenzia, per esempio, in una diminuzione della reazione di ipersensibilità ritardata al test tubercolinico (Hirsch et al. 1984) e anomalie nella produzione di citochine. Sono in corso studi per chiarire ulteriormente i meccanismi alla base del disordine immunitario che si verifica in seguito al morbillo e la sua variabilità in relazione all’età in cui viene contratta l’infezione.

 

 

3.    La risposta alla vaccinazione

 

3.1 Descrizione della risposta sierologica

 

Al momento attuale nessun test sierologico è in grado di distinguere tra gli anticorpi, sia IgG che IgM, prodotti dall’infezione naturale da quelli evocati dall’immunizzazione. I livelli anticorpali indotti dall’immunizzazione con virus morbillo vivo attenuato variano in base ad una distribuzione approssimativamente log-normale (Figura 3) e raggiungono picchi inferiori rispetto a quelli indotti dal virus selvaggio (Krugman et al. 1965). La perdita del titolo anticorpale che si verifica utilizzando i vaccini ulteriormente attenuati è più veloce di quella che si verificava con i primi vaccini (Figura 4). Alcuni dati suggeriscono che il livello anticorpale diminuisce più velocemente nelle persone che dopo la vaccinazione raggiungono i più elevati livelli, sicché il range dei titoli anticorpali si restringe nel tempo (Uedu et al. 1974).

Gli anticorpi persistono più a lungo quando si verifica un aumento del titolo (boosting) in seguito all’esposizione al virus selvaggio (Figura 5) (Krugman 1983, Zhang & Su 1983). Comunque, persino in comunità isolate è stata riscontrata una persistenza degli anticorpi per almeno 16 anni dopo la vaccinazione (Krugman 1983, Xiang & Chen 1983, Zhang & Su 1983). Il meccanismo che fa sì che vengano mantenuti livelli evidenziabili di anticorpo in assenza di riesposizione al virus non è noto (Black 1989).

Quando gli anticorpi contro il morbillo scendono a livelli bassi, una nuova esposizione al virus del morbillo (selvaggio o vaccinale) stimola le cellule memoria, che restano quiescenti dopo l’infezione primaria, e sono portate a produrre una risposta specifica nei confronti del virus del morbillo. Si verifica così una risposta immune anamnestica (secondaria), durante la quale i livelli di IgG aumentano rapidamente e presentano un picco circa 12 giorni dopo la reinfezione (Figura 6) (Krugman et al. 1965, Scluederberg et al. 1973). Se i livelli anticorpali sono elevati prima dell’esposizione, la reinfezione è prevenuta e raramente è possibile osservare un aumento del titolo (Krugman 1983, Zhang & Su 1983, Zhugi 1987).

La scelta del test sierologico è importante per valutare la risposta alla vaccinazione. Poiché dopo la vaccinazione i livelli anticorpali possono essere bassi, la sensibilità del test sierologico è importante. Sia i test di neutralizzazione su placca (PN, che derivano da una modifica del test di neutralizzazione descritto nel Modulo 1 di questa serie) sia i test ELISA sono più sensibili dei test di emoagglutinazione - inibizione (HI) (Orenstein et al. 1987). Sebbene i test ELISA siano più veloci ed economici da effettuare rispetto ai test di neutralizzazione su placca, essi possono essere meno specifici, in relazione al produttore del kit, al laboratorio e al tipo di antigene. I test ELISA spesso usano come antigene il liquido sopranatante di colture di virus del morbillo e quindi misurano la somma degli anticorpi diretti verso tutte le proteine virali, strutturali e non strutturali. Alcuni test ELISA usano come antigene virus purificato e in tal caso se il virus non viene distrutto durante il processo di purificazione, è possibile misurare gli anticorpi diretti verso le proteine del rivestimento.

A causa della variabilità intrinseca dei test, i livelli anticorpali misurati in un laboratorio possono differire da quelli ottenuti in un altro laboratorio. Per dare un ulteriore contributo alla standardizzazione dei test sierologici, il programma EPI raccomanda ai laboratori di testare i sieri di riferimento, calibrati verso lo standard internazionale per il siero antimorbillo, in parallelo con i sieri in esame. Una fiala di siero Standard Internazionale contiene 5 Unità Internazionali (IU). Quando il contenuto anticorpale dello standard ricostituito viene determinato contemporaneamente a quello del siero in esame, i risultati del test possono essere convertiti in unità internazionali. Un’alternativa per esprimere i livelli anticorpali dei sieri in esame in unità internazionali è costituita dal riportare separatamente i risultati dei test e dello standard (Clemens et al. 1988).

Sebbene l’uso del Siero Internazionale di Riferimento possa migliorare la standardizzazione, i risultati di differenti test possono ancora essere di difficile comparazione poiché essi misurano anticorpi diretti verso differenti antigeni o epitopi del virus morbillo (Black 1989). Per esempio, uno studio del 1980 confrontò la persistenza degli anticorpi dopo la rivaccinazione dei bambini precedentemente immunizzati ad un’età inferiore ai 12 mesi, con un gruppo di controllo la cui immunizzazione primaria era avvenuta a 15 mesi (Stetler et al. 1986). I livelli anticorpali nel gruppo di controllo risultarono, in base al test di emoagglutinazione-inibizione (HI), diminuiti quasi in parallelo al gruppo in studio in base al test di neutralizzazione ed aumentati in modo cospicuo in base al test ELISA (Figura 7).

Numerosi studi clinici hanno recentemente valutato la risposta a differenti vaccini morbillo in bambini piccoli che avevano ancora anticorpi materni (vedi la sezione 3.2.2). Le misurazioni degli anticorpi materni tramite il metodo ELISA hanno dimostrato una debole correlazione con quelle effettuate per mezzo della neutralizzazione su placca (Sabin et al. 1984), mentre la sensibilità delle prove di emoagglutinazione – inibizione è stata pressoché nulla. Pertanto la neutralizzazione su placca costituisce il test di scelta per valutare la risposta sierologica all’immunizzazione dei bimbi piccoli. Nella determinazione della risposta alla vaccinazione tra i bambini che presentano anticorpi materni prima dell’immunizzazione, il livello anticorpale successivo alla stessa è confrontato con il livello atteso tenendo conto del previsto decadimento degli anticorpi materni, nell’intervallo intercorso tra i campioni precedenti e successivi alla vaccinazione. L’emivita degli anticorpi materni contro il morbillo è diversa  nelle varie popolazioni e anche da un individuo all’altro (vedi la sezione 3.2.1) e le stime effettuate variano da 21 giorni (Wilkins & Wehrle 1978) a 45 giorni (Black 1989).

La risposta immune al vaccino inattivato è risultata differente da quella dovuta al virus vivo. L’immunogenicità della componente F veniva meno durante il processo di inattivazione, pertanto le persone che hanno ricevuto vaccini inattivati hanno presentato una pronunciata risposta anticorpale nei confronti dell’emoagglutinina ma non contro la componente F. L’infezione virale, la fusione delle cellule e la diffusione da cellula a cellula potrebbero ancora verificarsi poiché la proteina F non è stata neutralizzata dagli anticorpi. Dopo l’esposizione al virus selvaggio si sono verificate reazioni da ipersensibilità ritardata, determinando così forme di morbillo atipico caratterizzato da cefalea, febbre, mialgie e un esantema emorragico o vescicolare spesso accompagnato da polmonite (Annunziato et al. 1982).

 

 

 

 

 

 

 

 

3.2 I determinanti della risposta alla vaccinazione

 

3.2.1 Fattori legati all’ospite

 

Età

 

La risposta alla vaccinazione aumenta sino all’età alla quale tutti i bambini hanno perduto gli anticorpi di origine materna (Tavole 1 e 2). La causa principale di questa risposta dipendente dall’età è il livello degli anticorpi di origine materna presenti prima della vaccinazione.

 

Livello anticorpale materno

 

I primi studi sul declino degli anticorpi materni usarono test HI relativamente insensibili e inizialmente si pensò che gli anticorpi materni scomparissero intorno ai 12 mesi negli USA (Krugman et al. 1965) e intorno ai 6 mesi nei Paesi in via di sviluppo (MOH Kenya 1977). L’uso di test più sensibili dimostrò in un secondo tempo che gli anticorpi in alcuni bambini persistevano ancora per diversi mesi e riducevano l’efficacia della vaccinazione (Albrecht et al. 1977).

Il profilo degli anticorpi di origine materna presenti nei bambini varia a seconda della zona geografica. E’ stata osservata in popolazioni differenti una correlazione inversa tra il tasso di eliminazione degli anticorpi materni e le condizioni socioeconomiche (Black et al. 1986). Le ragioni che spiegano tale precoce eliminazione degli anticorpi materni nei Paesi in via di sviluppo includono i più bassi livelli di anticorpi tra le madri (specialmente nel Sud-Est asiatico), la ridotta efficienza del passaggio transplacentare delle IgG antimorbillo, l’aumentato catabolismo degli anticorpi acquisiti passivamente a causa delle frequenti infezioni in età pediatrica e la perdita degli anticorpi attraverso il lume intestinale durante le infezioni diarroiche (Black 1989).

Secondo osservazioni anche recenti, persino un basso livello di anticorpi materni è in grado di inibire una efficace sieroconversione dopo la vaccinazione (MOH Kenya 1977, Wilkins & Wehrle 1979). Studi recenti hanno dimostrato che la sieroconversione può essere ottenuta in presenza di anticorpi materni utilizzando dosi più elevate di alcuni ceppi vaccinali (vedi la sezione 3.2.2); comunque, la sieroconversione è ancora correlata al livello anticorpale materno (Figura 8). In molti studi, compresi quelli riguardanti il vaccino Edmonston Zagreb (EZ) , i livelli anticorpali dopo la vaccinazione in presenza di anticorpi materni sono stati inferiori a quelli riscontrati dopo l’immunizzazione di bambini privi di anticorpi materni (Markovitz et al. 1990c, Tidjani et al. 1989, Wilkins & Wehrle 1979).

 

Stato nutrizionale

 

Diversi studi che hanno confrontato bambini malnutriti e bambini con un normale stato nutrizionale, hanno riportato tassi di sieroconversione simili (Halsey et al. 1985, PAHO 1982) sebbene Wesley et al. (1978) abbiano riportato una risposta ritardata alla vaccinazione morbillo nei bambini malnutriti. A causa del rischio di malattia severa e di un peggioramento dello stato nutrizionale in seguito al morbillo, EPI raccomanda che l’immunizzazione dei bambini malnutriti sia considerata una priorità elevata (Expanded Programme on Immunization 1986).

 

Malattie intercorrenti

 

Malattie acute. E’ stato dimostrato che la vaccinazione morbillo dei bambini con malattia acuta nei Paesi in via di sviluppo è sicura ed efficace (Halsey et al. 1985, Ndikuyeze et al. 1988). Un limitato studio effettuato negli Stati Uniti ha riportato tassi di sieroconversione inferiori dopo la vaccinazione morbillo-parotite-rosolia (MPR) in bambini afebbrili con rinorrea confrontati con controlli senza rinorrea (37/47 e 50/51 bambini rispettivamente sieronvertirono 6-8 settimane dopo la vaccinazione) (Krober et al. 1991). Tali risultati sono in contrasto con ampi studi precedenti effettuati ad Haiti (sieroconversione dell’81% dei bambini con rinorrea e del 78% senza rinorrea) (Halsey et al. 1985) e nel Ruanda (sieroconversione nell’81% dei bambini ammalati e nell’80% dei sani) (Ndikuyeze et al. 1988). Dati preliminari provenienti da recenti e più ampi studi effettuati negli Stati Uniti non hanno dimostrato differenze nella sieroconversione tra bambini con infezioni delle vie respiratorie superiori e  bambini sani. L’immunizzazione di bambini ammalati ricoverati in ospedale ha notevolmente diminuito l’incidenza del morbillo nosocomiale, secondo studi effettuati in Sud Africa (Harris 1979) e Costa Rica (De Coto 1983). L’OMS pertanto raccomanda di non negare la vaccinazione morbillo ai bambini con patologia acuta. L’immunizzazione dei bambini che richiedono l’ospedalizzazione dovrebbe essere presa in considerazione caso per caso, ma i bambini eligibili dovrebbero ricevere il vaccino morbillo al momento del ricovero non appena è possibile, o almeno prima della dimissione (Expanded Programme on Immunization 1986).

Immunosoppressione. Poiché esiste il rischio di eventi avversi severi, la vaccinazione morbillo è generalmente controindicata nei soggetti immunodepressi (ACIP 1989). Un’eccezione è costituita dai bambini con infezione da virus HIV. L’immunizzazione attiva dei soggetti con infezione da HIV è stata oggetto di studio e sebbene la risposta anticorpale sia inferiore, non vi è un evidente incremento degli eventi avversi dopo la vaccinazione all’età di 9 mesi nei Paesi in via di sviluppo (Oxtoby et al. 1989)  o ad età più elevate negli USA (Onorato et al. 1988).

L’OMS raccomanda di procedere all’immunizzazione di routine dei bambini senza effettuare in via preliminare lo screening per HIV. Per quanto riguarda i bambini nei quali l’infezione da HIV è nota, sono raccomandate due dosi di vaccino morbillo all’età di 6 e 9 mesi, al fine di proteggerli il più precocemente possibile (Programma Globale sull’AIDS e Programma Esteso di Immunizzazione, 1989). Recenti esperienze in bambini con infezione da HIV vaccinati all’età di 6 mesi con vaccino EZ (titolo 5.6 log10) in Ruanda (Lepage et al. 1992) e Zaire (Cutts et al. 1993) hanno dimostrato che una singola dose di vaccino EZ ad elevato titolo all’età di 6 mesi possiede la stessa immunogenicità del vaccino Schwarz somministrato a 9 mesi. Entrambi gli studi non hanno riscontrato differenze significative nella frequenza di eventi avversi dopo la somministrazione del vaccino EZ nei bambini con infezione da HIV rispetto ai controlli. In Ruanda i tassi di sieroconversione erano uguali tra i bambini con infezione da HIV (91%) rispetto ai controlli (90%). In Zaire i tassi di sieroconversione erano inferiori tra i bambini con infezione da HIV rispetto ai controlli (76% contro 85%) ma il tasso negli HIV positivi era simile a quello scaturito da un precedente studio nella stessa zona in cui fu usato il ceppo Schwarz all’età di 9 mesi (Oxtoby et al. 1989).

 

 

3.2.2          Fattori relativi al virus vaccinale

 

 

 

La capacità di indurre una risposta immune da parte di un vaccino morbillo, specialmente in presenza di anticorpi materni, varia in relazione al ceppo e alla dose del vaccino.

Ceppo

 

Diversi studi, confrontando l’effetto dei vaccini EZ e Schwarz somministrati per iniezione sottocutanea alla stessa dose ed alla medesima età, hanno riscontrato che il vaccino EZ determinava tassi di sieroconversione più elevati rispetto al ceppo Schwarz (Tab. 3). I livelli anticorpali dopo somministrazione del ceppo EZ erano solitamente simili a quelli evidenziati con il ceppo Schwarz quando i vaccini erano somministrati a dosi ed età simili. In ogni caso, i livelli anticorpali ottenuti vaccinando a 4-6 mesi sono inferiori a quelli riscontrabili quando il vaccino è somministrato a 9 mesi di vita (Markovitz et al. 1990c, Tidjani et al. 1989, Whittle et al. 1988).

Uno studio ha confrontato il ceppo AIK-C con EZ e Schwarz e ha dimostrato che il primo era altrettanto immunogeno del vaccino EZ nei bambini di 5 mesi (Tidjani et al. 1989).

Dati provenienti dal Messico suggeriscono che potrebbe esserci una differenza tra i vaccini morbillo contenenti lo stesso ceppo prodotti da aziende differenti (Markovitz et al. 1990c). Il vaccino EZ prodotto in Messico è stato confrontato con quello prodotto dall’Istituto di Immunologia di Zagabria. Il vaccino messicano induceva livelli anticorpali inferiori rispetto al vaccino di Zagabria.

 

 

 

Dose

 

Negli anni 60 e all’inizio degli anni 70 l’elevato costo del vaccino morbillo incentivò gli studi atti a determinare se fosse possibile ridurre la dose del vaccino. Numerosi studi utilizzarono jet injectors.  I risultati dimostrarono che, tra i bambini sieronegativi prima dell’immunizzazione, dosi di vaccino ulteriormente attenuato in quantità pari a 200 TCID 50 inducevano la sieroconversione in oltre il 90% dei soggetti (Hendrickse & Montefiore 1968, Calafiore et al. 1968). Peraltro la riduzione del volume di vaccino iniettato era associata ad un tasso di sieroconversione inferiore a causa delle variazioni nella quantità di fluido espulso dall’iniettore e della scarsa penetrazione cutanea causata dalla schiumosità del vaccino (Stanfield & Bracken 1972). La termostabilità e la potenza del vaccino misurate in fiale di prodotto sottoposto a ritiro sono risultate notevolmente variabili (Rosenbloom et al. 1970) ed il requisito OMS di un titolo minimo di 1000 TCID50  è stato mantenuto tenendo conto della potenziale presenza sul campo di vaccino meno potente.

Recenti studi clinici condotti in bambini che avevano ancora gli anticorpi materni hanno dimostrato che a dosi più elevate corrispondevano tassi di sieroconversione  superiori, sebbene l’effetto della dose fosse meno evidente per il ceppo EZ rispetto allo Schwarz (Markovitz et al. 1990c, Whittle et al. 1988). In Gambia l’aumento della dose del vaccino EZ da 4.4 log10 a 5.1 log10 (titoli corretti in base ai risultati ricavati dalla preparazione di riferimento internazionale misurata in parallelo) ha prodotto tassi di sieroconversione e livelli anticorpali più elevati dopo la vaccinazione.

 

 

3.2.3 Fattori legati al programma

 

L’interruzione della catena del freddo è risultata responsabile della minor efficacia del vaccino (Cutts et al. 1990, McIntyre et al. 1982). Sebbene i nuovi stabilizzanti abbiano reso il vaccino liofilizzato meno termolabile a partire dal 1979 (Climie & Andre 1984), il vaccino ricostituito è tuttora sensibile al calore a alla luce. L’uso di disinfettanti per “sterilizzare” le siringhe e gli aghi (Cutts et al. 1990) e le variazioni della dose del vaccino somministrato tramite jet injectors (Wassilak et al. 1985) possono ridurne l’efficacia.

 

 

 

3.2.4. Via di somministrazione

 

Vie non parenterali di somministrazione dei vaccini (per es. intramuscolare, aerosol) potrebbero potenzialmente consentire al virus vaccinale di replicarsi localmente sull’epitelio respiratorio senza l’interferenza degli anticorpi materni e potrebbero essere più efficienti nello stimolare la formazione di IgA secretorie in modo tale da fornire una immunità locale contro le reinfezioni (Ogra et al. 1980). Nella maggior parte degli studi la somministrazione del vaccino per aerosol ha determinato tassi di sieroconversione equivalenti alla via sottocutanea (Sabin et al. 1983, Whittle et al. 1984). Peraltro la via aerosolica si è spesso dimostrata tecnicamente difficile e poco pratica (Khamm et al. 1987) e vi sono preoccupazioni riguardo alla potenziale contaminazione crociata delle maschere (Whittle et al. 1984), sicché attualmente tale via non è raccomandata dall’EPI. Alcuni Paesi dell’America Latina hanno utilizzato la via aerosolica per somministrare il vaccino morbillo durante campagne effettuate a seguito di recenti epidemie e le potenzialità di tale metodo non invasivo e poco costoso di somministrazione sono interessanti.

La somministrazione intranasale  del vaccino ha dato buoni risultati in Yugoslavia (Beck et al. 1986) ma vi sono stati tassi di sieroconversione molto bassi in uno studio condotto in Kenya (Kok et al. ) e in un esiguo studio pilota nel Messico (J. Bennett, comunicazione personale 1991). Al momento l’EPI raccomanda la via sottocutanea, tuttavia sono in corso  ulteriori studi su vie di somministrazione alternative.

 

 

 

 

 

3.3               Protezione dopo la vaccinazione

 

Per valutare l’efficacia della vaccinazione antimorbillo sono necessarie informazioni sulla proporzione di vaccinati che risultano protetti dalla malattia e sulla durata della protezione.

 

 

3.3.3 Proporzione di vaccinati che risultano protetti

 

La protezione dalla malattia è stata definita sia in termini sierologici che epidemiologici. Nei primi la sieroconversione dopo la vaccinazione è stata equiparata alla protezione dalla malattia. In questi ultimi l'efficacia vaccinale è stimata come la riduzione percentuale dell’incidenza della malattia attribuibile alla vaccinazione, calcolata per mezzo della seguente equazione:

 

 

Efficacia del vaccino (%)  =

 

      ARU-ARI

      -------------

            ARU

 

 

x 100  =   (1 – R) x 100

 

 

ARU = tasso di attacco nella popolazione non vaccinata

ARI = tasso di attacco nella popolazione vaccinata

R = rischio relativo = ARI/ARU

 

 

 

Nello sviluppo di nuovi vaccini vengono utilizzati studi clinici controllati e randomizzati per determinare l’efficacia vaccinale. Questi studi evitano il problema potenziale delle distorsioni (bias) e dei fattori di confondimento attraverso l’assegnazione casuale dei soggetti nel gruppo in studio  e in quello di controllo e attraverso la metodologia del doppio cieco, in cui sia i soggetti che gli sperimentatori non conoscono il loro stato nell’intervento oggetto di studio. Nei programmi di immunizzazione di routine gli studi clinici controllati randomizzati sono poco pratici e non etici, per cui vengono utilizzati studi osservazionali, come descritto nei dettagli da Orenstein et al. (1985).

Studi sierologici condotti in Paesi in via di sviluppo hanno rilevato tassi di sieroconversione dell’80-90% dopo la vaccinazione effettuata a 9 mesi (Black et al. 1984, MOH Kiempa 1977, Li-Min Huang et al. 1990, Ndikuyeze et al. 1988, Ruben et al. 1973) . Studi di efficacia vaccinale sul campo hanno dato stime di protezione intorno all’85% (Hull et al. 1983) eccetto nelle zone in cui è stata evidenziata una scarsa pratica vaccinale e in cui sono state ottenute stime inferiori (Cutts et al. 1990). Tali dati di efficacia sono inferiori ai tassi di sieroconversione del 95-98% (Yeager et al. 1977) ed alle stime di efficacia vaccinale (Davis et al. 1987) riscontrati nei Paesi sviluppati, dove la vaccinazione morbillo può essere rinviata sino a che tutti i bambini hanno eliminato gli anticorpi materni.

 

 

3.3.2          Livelli anticorpali protettivi

 

Lo sviluppo di test sierologici molto sensibili come i test di neutralizzazione su placca ha sucitato interrogativi come quello relativo al significato clinico dei bassi livelli anticorpali e alcuni dati suggeriscono che livelli al di sotto delle 200 mUI possano non essere protettivi. Durante un’epidemia occorsa negli USA nel 1985 tutti i casi di morbillo si sono verificati tra studenti di college che avevano livelli anticorpali pre-esposizione inferiori a 200 mUI, sebbene solo 1 caso non avesse anticorpi pre-esposizione rilevabili. Non si verificarono casi tra 71 soggetti che avevano titoli pre-esposizione superiori a 200 mUI. Lo studio evidenziava che i livelli PN erano significativamente inferiori in coloro che riferivano sintomi (per es. febbre, cefalea) rispetto a coloro che restavano completamente asintomatici, suggerendo che l’immunità verso il morbillo potrebbe non essere un fenomeno tutto-o-nulla (Chen et al. 1990).

Il test HI è relativamente insensibile e facilmente gli anticorpi riscontrabili con tale metodo sono protettivi. Per il test ELISA il valore cut-off di densità ottica può essere selezionato in modo che la sieropositività come definita dal test correli bene con la protezione.

Numerosi studi hanno dimostrato che i bambini con positività sierologica riscontrata prima dell’esposizione tramite il test ELISA non hanno avuto il morbillo in forma clinica in occasione di epidemie (Neumann et al. 1985). Peraltro in tali studi alcuni soggetti con sierologia negativa potrebbero essere stati protetti, in quanto solo una piccola parte di sieronegativi si è ammalata di morbillo, sebbene la storia dell’esposizione di questi soggetti non fosse nota. 

 

 

3.3.3 Durata dell’immunità

 

Svariati studi prospettici sulla persistenza anticorpale dopo vaccinazione morbillo hanno riscontrato la presenza di anticorpi in più dell’85% dei vaccinati da 8 a 16 anni dopo l’immunizzazione (Dai et al. 1991, Krugman 1983, Xiang & Chen 1983). La maggior parte di questi studi sono stati condotti in comunità aperte dove facilmente si verificavano booster naturali in seguito all’esposizione al virus selvaggio. In uno studio prospettico condotto nella provincia di Zhuji (Cina) dove non vi era esposizione al virus selvaggio, gli anticorpi HI diminuivano durante i primi 4 anni dopo la vaccinazione con il vaccino Shanghai-191, dopodiché rimanevano stabili. Otto anni dopo la vaccinazione non vi era presenza di anticorpi HI nel 12.9% dei soggetti (Xiang & Chen 1983). Risultati simili riguardano il vaccino Schwarz: in un altro studio nella medesima provincia, i tassi di perdita degli anticorpi HI erano simili in persone che avevano ricevuto i ceppi Shanghai-191 o Schwarz prodotti in Cina. Man mano che il controllo della malattia migliora e la circolazione del virus selvaggio diminuisce, la durata degli anticorpi può abbreviarsi, sebbene il significato clinico di questo fenomeno sia ancora sconosciuto.

La maggior parte delle persone che hanno sieroconvertito in seguito all’immunizzazione primaria manterrà livelli protettivi di anticorpo. Tra coloro i cui livelli anticorpali scendono a livelli bassi o non dosabili, è possibile che in seguito all’esposizione al virus selvaggio o al virus del vaccino si verifichi una reinfezione con replicazione virale.  Sebbene nella maggior parte di queste persone la reinfezione con il virus selvaggio causerà solo un incremento subclinico dei livelli anticorpali (Krugman 1983, Zhuji 1987), come esposto in Tab. 4, sono stati documentati casi di morbillo clinicamente manifesto in persone che originariamente avevano sieroconvertito dopo la vaccinazione (fallimenti vaccinali secondari) (Mathias et al. 1989, Reyes et al. 1987, Zhuji 1987). In questi studi non è riportato il livello anticorpale iniziale acquisito dopo la vaccinazione.

La percentuale di fallimenti vaccinali secondari appare bassa: 2% in uno studio cinese (Zhuji 1987) e 5% in uno studio condotto in Canada (Mathias et al. 1989). In Cina 172 persone vaccinate a circa 1 anno di vita con successo, 12 anni dopo la vaccinazione si sono trovate a stretto contatto con casi di morbillo durante un’epidemia. Di essi, 26 soggetti testati prima dell’esposizione risultavano sprovvisti di anticorpi specifici  ma solo 4 hanno sviluppato una forma attenuata di morbillo. Nei rimanenti soggetti si è verificato un aumento dei livelli anticorpali senza alcun sintomo clinico.

I dati di sorveglianza e le indagini di epidemie suggeriscono inoltre che la scomparsa dell’immunità è un evento raro. Se l’immunità scomparisse in una considerevole percentuale di vaccinati, ci si potrebbe aspettare un’aumentata incidenza di fallimenti vaccinali che aumenta quanto più ci si allontana dall’epoca della vaccinazione. In un ampio studio effettuato in Gran Bretagna tale aumento non è stato osservato tra i vaccinati, mentre l’incidenza del morbillo era maggiore tra i non vaccinati (Miller 1987). Nella Repubblica Federale di Germania non è stato osservato alcun aumento dei fallimenti vaccinali in relazione al tempo trascorso dall’immunizzazione (Fescharek et al. 1990). Peraltro negli Stati Uniti alcune indagini epidemiologiche in cui era stato preso in considerazione il fattore età al momento dell’immunizzazione, hanno mostrato una tendenza (spesso non significativa) dei tassi di attacco ad aumentare proporzionalmente al tempo trascorso dalla vaccinazione (Hutchins et al. 1990, Robertson et al. 1992). L’interpretazione di tali risultati è resa più difficile dal fatto che negli anni si sono verificati dei cambiamenti nei vaccini e nella pratica vaccinale. 

I fallimenti vaccinali secondari possono essere più frequenti tra le persone che sviluppano bassi livelli anticorpali dopo la vaccinazione primaria. Negli studi effettuati in Cina e Canada il livello anticorpale dopo l’immunizzazione dei soggetti che hanno poi sviluppato il morbillo era più basso rispetto ai soggetti che non si erano ammalati. Un ampio studio condotto in Ungheria (Nagy et al. 1984) e due studi meno ampi effettuati negli Stati Uniti (Cherry et al. 1973, Smith et al. 1982) hanno riscontrato una maggiore frequenza dei fallimenti vaccinali secondari nei bambini vaccinati ad un’età inferiore ai 12 mesi rispetto a quelli vaccinati nelle età successive.

Poiché i fallimenti vaccinali secondari possono essere più frequenti quando i livelli anticorpali iniziali sono bassi, sussistono dubbi sulla durata dell’immunità dopo la vaccinazione con EZ all’età di 6 mesi. Sebbene uno studio abbia suggerito una scarsa persistenza degli anticorpi in caso di immunizzazione precoce con il ceppo EZ  (Tidjani et al. 1989) altri studi hanno dimostrato una persistenza apparentemente buona. Nel Gambia l’88% dei bambini vaccinati all’età di 4 mesi e il 95% dei vaccinati con il ceppo Schwarz a 9 mesi aveva livelli anticorpali di almeno 200 mUI, misurati tramite PN, all’età di 36 mesi. Un aumento del livello anticorpale (boosting) osservato tra i 5 e 18 mesi dopo la vaccinazione è stato spiegato con l’effetto booster dovuto probabilmente all’esposizione al virus selvaggio (Fig. 9). Sebbene la risposta sierologica iniziale fosse inversamente proporzionale al livello anticorpale materno, all’età di 36 mesi il livello anticorpale dei bambini immunizzati sia con il ceppo EZ a 4 mesi che con lo Schwarz a 9 mesi, non era correlata al livello anticorpale materno precedente alla vaccinazione. In Messico, nei bambini seguiti per 20 mesi dopo la vaccinazione, è stata riscontrata una buona persistenza di anticorpi (J. Diaz-Ortega, comunicazione personale 1991).

Riassumendo, l’immunità dopo vaccinazione antimorbillo appare come un continuum da una piena e duratura protezione ad una parziale e temporanea sino ad una protezione minima o assente. Alcune persone che dopo la vaccinazione sviluppano bassi livelli di protezione potrebbero non avere una protezione di lungo periodo. Comunque, quando si verificano casi di morbillo in persone vaccinate, molti report suggeriscono che la malattia possa essere clinicamente più lieve che nelle persone non vaccinate Aaby et al. 1986, Cherry et al. 1973, Smith et al. 1982, Ueda et al. 1972). Le implicazioni dei più bassi livelli protettivi dopo l’immunizzazione all’età di 6 mesi con vaccino EZ rispetto al vaccino Schwarz somministrato a 9 mesi non sono attualmente conosciute, ma in Paesi dove si verificano richiami naturali in seguito all’esposizione al virus selvaggio è più facile che l’immunità persista almeno durante la fascia d’età a maggior rischio di mortalità. Sono necessarie maggiori informazioni sulla persistenza degli anticorpi nelle popolazioni dove non vi è circolazione del virus selvaggio, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.

 

 

 

4. Attuali raccomandazioni OMS

 

4.1 L’età minima per la vaccinazione morbillo

 

 

Per ottenere una risposta immunitaria ottimale la vaccinazione morbillo dovrebbe essere somministrata ad un’età in cui tutti i bambini hanno perduto gli anticorpi di origine materna. In ogni caso la risposta immunitaria deve essere bilanciata tenendo presente il rischio di contrarre il morbillo ad una determinata età, e ciò si riflette nelle politiche di immunizzazione contro il morbillo.

Nei Paesi in via di sviluppo esistono fattori demografici e comportamentali che determinano alti tassi di trasmissione e infezione proprio nell’età in cui il bambino perde  gli anticorpi materni. Di conseguenza, nel momento in cui tutti i bambini di un Paese in via di sviluppo hanno perso la protezione indotta dagli anticorpi materni, molti di loro hanno già contratto il morbillo. Quando, nei primi programmi di immunizzazione, la vaccinazione contro il morbillo era raccomandata a partire dai 6 mesi di vita, venivano riscontrati bassi tassi di immunizzazione (Halsey et al. 1985, Kimati et al., 1981).

Per stimare il numero di casi e di decessi che sarebbero stati prevenuti dalla vaccinazione a differenti età, l’OMS ha utilizzato dati basati sia sui tassi di sieroconversione, che sui tassi di incidenza e mortalità da morbillo specifici per età. In base ai dati provenienti da Kenia (MOH Kenya 1977), America Latina (PAHO 1982) e Haiti (Halsey et al. 1985) è stato osservato che il massimo beneficio dovrebbe derivare vaccinando tra gli 8 e i 10 mesi di età, e l’OMS ha quindi raccomandato una singola dose di vaccino morbillo a 9 mesi di vita (Expanded Programme on Immunization 1986). Le eccezioni erano rappresentate dalle situazioni in cui il rischio di morbilità e mortalità nei bambini più piccoli  era particolarmente alto e la vaccinazione a 6 mesi, con una seconda dose a 9 mesi, era stata raccomandata nei campi profughi e nei soggetti con infezione da HIV (Global Programme on AIDS and Exopanded Programme on Immunization 1989, Toole et al. 1989).

 Inizialmente si pensava che l’incremento della copertura nei bambini più grandi avrebbe diminuito la trasmissione del virus ai bambini più piccoli. Invece le grandi città dell’Africa hanno continuato a segnalare un’elevata morbilità e mortalità per morbillo nei bambini al di sotto dei 9 mesi di vita, nonostante una copertura vaccinale moderatamente alta (intorno al 60%). Potrebbero essere necessarie coperture molto più elevate (intorno al 90%), come quelle raggiunte in alcune città dell’Africa del Sud, prima di osservare una marcata riduzione dell’incidenza nei bambini più piccoli grazie all’immunità di gruppo. Un vaccino efficace prima dei 9 mesi di vita renderebbe più facile il controllo del morbillo. Diversi studi nell’ultima decade hanno dimostrato che titoli di vaccino EZ più elevati dello standard all’età di 4-6 mesi producono tassi di sieroconversione equivalenti a quelli ottenuti con il vaccino Schwarz all’età di 9 mesi (Tabella 5) e i dati provenienti dal Gambia (Whittle et al. 1988) e dalla Guinea Bissau (Aaby et al. 1988) suggeriscono che l’efficacia del vaccino EZ a 4-6 mesi è stata almeno pari a quella del vaccino Schwarz somministrato a 9 mesi, sebbene il numero di casi di morbillo fosse modesto in entrambi gli studi.

Sulla base di questi risultati, nel 1989 l’EPI Global Advisory Group raccomandava di somministrare il vaccino EZ ad elevato titolo a 6 mesi di vita o il più presto possibile nei Paesi nei quali il morbillo contratto prima dei 9 mesi era una significativa causa di morte (Expanded Programme on Immunization 1990). Questa raccomandazione comunque non è stata implementata (vedi la sezione 5). Le attuali raccomandazioni sono perciò di continuare a somministrare il vaccino del morbillo all’età di 9 mesi, eccetto in situazioni speciali in cui i bambini più piccoli siano ad alto rischio di esposizione al morbillo (vedi la sezione 5.2.1).

 

 

 

4.2 Somministrazione simultanea e combinazione del vaccino morbillo con altri vaccini

 

EPI ha di recente effettuato una revisione della letteratura sulla somministrazione simultanea dei vaccini (Galazka 1990). Il vaccino morbillo si è dimostrato efficace quando somministrato con il vaccino DTP e/o polio (Deforest A et al. 1988, McBean et al. 1978), con il vaccino febbre gialla (Lhiullier et al. 1989) ed antiepatite B (Li-Min Huang et al. 1990). Pertanto EPI raccomanda la somministrazione simultanea del vaccino morbillo con altri antigeni EPI per cui il bambino è eligibile. Il Nordamerica e altri Paesi sviluppati utilizzano vaccini combinati morbillo-parotite-rosolia (MPR) anziché il vaccino morbillo in bambini di età superiore ai 12 anni (Preblud & Katz 1988). Nel vaccino MPR sono contenuti diversi ceppi: Moraten negli USA, AIR-C in Giappone, Schwarz nella maggior parte dell’Europa, EZ in Svizzera. MPR è efficace quanto il vaccino morbillo: comunque, è importante che venga assicurata un’elevata copertura prima d’introdurre il vaccino MPR in aree in cui l’infezione rubeolica solitamente si verifica in età precoce. Se la copertura non si avvicina al 100%, la vaccinazione può ridurre la trasmissione del virus rubeolico  sicché molti bambini  rimangono suscettibili. Ne consegue che una porzione più elevata di bambini suscettibili può raggiungere l’età adulta, dando luogo a tassi più elevati di incidenza di rosolia congenita rispetto a quelli dell’epoca prevaccinale (Anderson & May 1983). Per questo motivo la maggior parte dei Paesi che usano MPR possiede un’elevata copertura oppure integra l’immunizzazione dei bambini con lo screening - e la conseguente vaccinazione in caso di sieronegatività -  delle ragazze che entrano nell’età fertile (Galazka 1991). Poiché tali misure di profilassi sono al di là delle risorse di molti Paesi in via di sviluppo, EPI non raccomanda l’inserimento del vaccino MPR nella schedula di immunizzazione dell’infanzia nei Paesi in via di sviluppo che non hanno ancora raggiunto e mantenuto una copertura vicina al 100%.

Sono state condotte ricerche sulla somministrazione del vaccino morbillo e MPR in forma combinata nella stessa siringa con altri vaccini. In ogni caso, le combinazioni di tali vaccini sono ancora oggetto di ricerca e non è possibile estrapolare risultati. Per diverse ragioni EPI non raccomanda di miscelare il vaccino morbillo con altri vaccini, quali DTP o febbre gialla, nella stessa siringa. Nei programmi di routine sarebbe difficile assicurare la mescolanza di dosi corrette dei vaccini e mantenere tali prodotti mischiati insieme solo per breve tempo prima dell’iniezione. Alcuni conservanti riducono la vitalità del vaccino morbillo e la mescolanza indiscriminata di vaccini potrebbe ridurre la potenza degli stessi.

 

 

4.3 Schedula a 2 dosi

 

Una schedula di vaccinazione a 2 dosi viene utilizzata in 2 situazioni:

·         quando la prima dose deve essere somministrata ad un’età nella quale la sieroconversione è subottimale poiché il rischio di morbilità e mortalità da morbillo è elevato (per esempio, campi profughi, epidemie)

·         nei Paesi che hanno come obiettivo l’eliminazione del morbillo, per facilitare il raggiungimento dei livelli di immunità di gruppo molto elevati richiesti a tal fine (circa il 98%).

 

In passato ci si preoccupava del fatto che l’immunizzazione dei bambini che avevano ancora gli anticorpi materni modificasse la risposta immune in modo tale da impedire al bambino di rispondere adeguatamente ad una seconda dose (Black et al. 1984, Wilkins & Wehrle 1979) Peraltro numerosi studi hanno dimostrato che la proporzione dei bambini sieropositivi dopo l’immunizzazione primaria effettuata prima dei 12 mesi e la rivaccinazione all’età di 15 mesi o più tardi, è almeno del 95%, simile a quella ottenuta effettuando la prima vaccinazione a 15 mesi (Tabella 6). I livelli anticorpali nei gruppi dei soggetti rivaccinati tendevano, comunque, ad essere inferiori a quelli riscontrati nel gruppo di controllo (Black et al. 1984; Stetler et al. 1986). Vi sono pochi dati sulla risposta immunitaria a due dosi di vaccino morbillo nel primo anno di vita. Comunque in Brasile l’83% di 480 bambini aveva sieroconvertito dopo una schedula a 2 dosi, con la prima dose a 7 mesi e la seconda a 9 mesi, confrontato con l’88% di 33 bambini cui era stata somministrata una dose singola a 9 mesi (Soerensen et al. 1985).

I dati epidemiologici sostengono l’efficacia della seconda dose tra i soggetti immunizzati in presenza di anticorpi materni. In un’epidemia negli USA, tra i bambini vaccinati per la prima volta al di sotto dei 12 mesi di vita, il morbillo si è presentato nel 36% di 55 bambini che non erano stati rivaccinati, ma in nessuno dei 49 bambini che erano stati rivaccinati dopo l’anno di età (Shasby et al. 1977). Un limitato studio effettuato in Brasile ha rilevato che tra i bambini vaccinati per la prima volta ad un’età media di 8 mesi e rivaccinati dopo l’anno di vita, 5 di 32 soggetti esposti hanno sviluppato il morbillo, proporzione simile a quella riscontrata tra i soggetti vaccinati dopo l’anno d’età (7 casi su 21 esposti) e inferiore a quella tra i bambini che avevano ricevuto una singola dose prima dei 12 mesi (7 casi su 13 esposti) (Lopes et al. 1989).

Molti Paesi europei hanno istituito una schedula a due dosi di vaccino MPR allo scopo di eliminare la rosolia e il morbillo (Bottiger et al. 1987). La motivazione della seconda dose è di proteggere i soggetti che non hanno sieroconvertito dopo la prima dose (fallimenti vaccinali primari).

Non si sa se una seconda dose può ridurre l’incidenza dei fallimenti vaccinali secondari. Tra le persone che avevano alti livelli anticorpali prima della rivaccinazione , la replicazione virale non si verifica ed una seconda dose non ha effetti dimostrabili. Tra le persone con livelli anticorpali bassi o non rilevabili, la rivaccinazione produce un rapido aumento degli anticorpi ma la loro concentrazione si riduce di nuovo rapidamente. Uno studio condotto in Cina ha riscontrato che i bambini che erano sieronegativi prima della rivaccinazione avevano la tendenza a ridiventare sieronegativi dopo un breve periodo, suggerendo così che vi è un sottogruppo di bambini la cui risposta immune è scarsa, per motivi ancora non chiari (Zhang & Su 1983). Uno studio longitudinale svoltosi in Cina ha riscontrato che un numero totale di 755 bambini aveva titoli anticorpali HI <= 16 a 2 o 3 anni dall’immunizzazione primaria. Di questi, 420 bambini avevano ricevuto una seconda dose di vaccino. Nei successivi 12 anni, la proporzione di bambini i  cui anticorpi scendevano al di sotto di livelli rilevabili (titolo di HI =12) era simile tra i bambini che avevano ricevuto la sola immunizzazione primaria e quelli che avevano ricevuto una seconda dose (Dai et al. 1991). Un recente studio effettuato negli USA ha dimostrato inoltre che l’aumento degli anticorpi era di breve durata tra i bambini che avevano sieroconvertito alla prima dose del vaccino ed erano stati rivaccinati diversi anni più tardi quando i titoli anticorpali si erano azzerati (Markovitz et al. 1992).

Sebbene vi siano dei dati sierologici certi sull’effetto della seconda dose tra i bambini vaccinati per la prima volta dopo l’anno di vita, gli studi epidemiologici hanno dimostrato che dopo la seconda dose si ottiene un aumento della protezione. A seguito di indagini su epidemie occorse negli USA, i tassi di attacco erano dal 30 al 60% più bassi nei soggetti che avevano ricevuto due dosi del vaccino morbillo confrontati con i vaccinati con un’unica dose (Davis et al. 1987, Hutchins et al. 1990). Nelle forze armate degli USA la politica di vaccinazione universale delle reclute o lo screening sierologico seguito dall’immunizzazione dei sieronegativi ha virtualmente eliminato il morbillo (Crawford & Gremillion 1981) e i Paesi scandinavi che hanno sino a 8 anni di esperienza con una schedula a due dosi sono vicini all’eliminazione del morbillo (Bychenko & Dittmann 1986).

Per la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo è prematuro adottare di routine una schedula a due dosi. Nell’allocazione delle risorse dovrebbe essere data priorità al raggiungimento di alte coperture vaccinali con la prima dose. Nel frattempo è importante valutare il costo-efficacia della seconda dose nei paesi dove è stata istituita la schedula a due dosi.

 

 

5. Prospettive future

 

5.1 L’effetto dell’immunizzazione sullo stato immune delle popolazioni

 

I cambiamenti dell’epidemiologia del morbillo che si verificano allorché i programmi di immunizzazione raggiungono uno stato di maturità e le loro potenziali implicazioni ai fini della politica vaccinale contro il morbillo sono stati recentemente sottoposti a revisione (Cutts 1990). I cambiamenti più rilevanti che si verificano quando viene raggiunta un’elevata copertura vaccinale sono una generale riduzione dei tassi di incidenza del morbillo, uno spostamento dell’età di insorgenza verso età più anziane ed un aumento degli intervalli interepidemici che possono portare ad epidemie dopo un lungo periodo libero dalla malattia.

Allorché viene raggiunta e mantenuta un’elevata copertura vaccinale dei bambini piccoli, la trasmissione del morbillo diminuisce. Le coorti dei bambini non vaccinati negli anni precedenti, possono quindi raggiungere le età successive senza aver contratto il morbillo. Il numero dei bambini più grandi suscettibili gradualmente cresce, sicché è possibile il verificarsi di epidemie tra questi bambini. Allo scopo di contrastare l’incremento relativo dei casi tra i soggetti più anziani, sono stati messi in atto provvedimenti quali lo screening e la vaccinazione all’atto dell’ingresso a scuola, le campagne vaccinali tra i soggetti più grandi e l’adozione routinaria della schedula a due dosi. La vaccinazione di massa di tutti i bambini da 9 mesi a 14 anni d’età è stata condotta nei Caraibi e in Brasile, con un significativo impatto sull’incidenza del morbillo. Molti altri Paesi latino-americani stanno applicando questa strategia ed è stata incrementata la sorveglianza per valutarne l’impatto a lungo termine. La decisione d’istituire tali provvedimenti deve dipendere dalle risorse disponibili e dall’obiettivo del programma di vaccinazione (eliminazione o controllo). In tutti i casi, la priorità è il raggiungimento della massima copertura al più presto dopo l’età in cui viene persa la protezione determinata dagli anticorpi materni.

Altri cambiamenti potenziali possono avere implicazioni per la politica vaccinale. Poiché i livelli anticorpali raggiunti dopo la vaccinazione con i vaccini ulteriormente attenuati sono inferiori a quelli raggiunti dopo aver superato la malattia, i livelli anticorpali delle donne in età fertile sono inferiori nell’epoca post- rispetto all’epoca prevaccinale (Jenks et al. 1988, Lennon & Black 1986). Perciò nei bambini nati nell’era vaccinale gli anticorpi materni possono scomparire più precocemente, permettendo così di abbassare l’età minima per la vaccinazione morbillo.

La persistenza degli anticorpi può essere ridotta quando il virus morbillo è sotto controllo e la circolazione del virus selvaggio diminuisce, a causa della minore possibilità nei soggetti immunizzati di richiamare gli anticorpi in seguito all’esposizione al virus selvaggio. La persistenza degli anticorpi sembra inferiore in popolazioni isolate che non sono state esposte al virus selvaggio. Come viene discusso nella sezione 3.3.3, la maggior parte delle persone i cui livelli anticorpali sono bassi rispondono all’esposizione al virus con un incremento subclinico degli anticorpi, ma potrebbe esserci un’aumentata possibilità che si verifichino fallimenti vaccinali secondari. Non si sa ancora se la vaccinazione di routine di queste popolazioni possa avere come risultato  un’ immunità duratura.

 

 

 

5.2 Implicazioni per i programmi di immunizzazione

 

 

5.2.1 Schedule di vaccinazione contro il morbillo

 

La raccomandazione per l’immunizzazione contro il morbillo nei Paesi in via di sviluppo è di applicare una dose singola di vaccino morbillo con titolo standard all’età di 9 mesi o, in seguito, non appena è possibile. Nei Paesi o nelle regioni in cui il morbillo costituisce una significativa causa di morte nei bambini di età inferiore a 9 mesi, nel 1989 si era stabilito di raccomandare una singola dose di vaccino EZ ad elevato titolo da somministrare a 6 mesi o al più presto. Il vaccino EZ ad elevato titolo era stato anche raccomandato nei campi profughi e per i bambini con infezione da HIV. Peraltro il vaccino a titolo elevato è risultato più costoso di quanto ci si aspettava. Inoltre, alcuni studi successivi hanno riportato una minore immunogenicità rispetto a quanto si era visto nei primi studi. Per di più, mentre i vaccini ad alto titolo inizialmente sembravano sicuri, alcuni studi sul campo condotti in zone con un’elevata mortalità infantile riscontrarono inaspettatamente una diminuita sopravvivenza tra i bambini che avevano ricevuto vaccini morbillo a titolo elevato a 5-6 mesi, se confrontati con quelli che avevano ricevuto il vaccino a titolo standard all’età di 9 mesi (Garenne et al. 1991, Expanded Programme on Immunization 1992). Una completa rivalutazione dell’immunogenicità, efficacia e sicurezza dei vaccini morbillo usati ad un’età inferiore a 9 mesi condotta nel 1992, ha indotto l’OMS ad emettere la raccomandazione di non utilizzare ulteriormente il vaccino morbillo ad elevato titolo  nei programmi routinari di vaccinazione (Expanded Programme on Immunization 1992).

EPI non raccomanda al momento attuale una schedula vaccinale routinaria a due dosi nei Paesi in via di sviluppo. Due dosi di vaccino morbillo standard all’età di 6 mesi e 9 mesi sono attualmente raccomandate in situazioni ad elevato rischio come quelle rappresentate dai  campi profughi, dalle epidemie nosocomiali di morbillo e dai bambini con infezione da HIV (Expanded Programme on Immunization 1993).

In tutti i Paesi, la priorità è di immunizzare i bambini il più precocemente possibile dopo la perdita degli anticorpi materni. Pertanto nei Paesi in via di sviluppo il target prioritario è rappresentato dai bambini di 9-11 mesi. Il vaccino dovrebbe comunque essere somministrato ai bambini più grandi non vaccinati che si presentano nelle strutture sanitarie.

 

 

5.2.2 Utilizzare tutti i possibili contatti per somministrare il vaccino morbillo

 

Dovrebbero essere utilizzati tutti i contatti con le strutture sanitarie per vaccinare i bambini contro il morbillo. Il vaccino morbillo dovrebbe essere somministrato simultaneamente ad altri vaccini se un bambino che ha raggiunto l’età per ricevere il vaccino morbillo presenta un ritardo degli altri vaccini EPI. Il vaccino morbillo è sicuro ed efficace nei bambini affetti dalla maggior parte delle malattie acute. Una regola generale è di somministrare il vaccino morbillo (e gli altri vaccini) a meno che il bambino sia così malato da richiedere l’ospedalizzazione, quando la decisione di somministrare il vaccino dovrebbe essere presa su base individuale dopo aver esaminato le condizioni del bambino. I bambini ospedalizzati dovrebbero ricevere il vaccino morbillo non appena le loro condizioni generali lo permettano, al fine di ridurre la trasmissione nosocomiale, o almeno dovrebbero riceverlo prima della dimissione. L’infezione da HIV non è una controindicazione alla somministrazione del vaccino.

 

 

 

 

 

5.3 Necessità della ricerca

 

 

I Paesi che hanno raggiunto all’età di 9 mesi un’elevata copertura con una singola dose dei ceppi vaccinali del morbillo attualmente disponibili, hanno sostanzialmente ridotto la morbilità e mortalità per morbillo. Il raggiungimento di un’elevata copertura con una dose di vaccino morbillo rimane la principale strategia di controllo della malattia. Comunque, nel lungo periodo, l’OMS ha come obiettivo l’eliminazione del morbillo e per raggiungerlo saranno necessarie strategie aggiuntive.

Sono necessari altri studi per valutare le possibili strategie aggiuntive per il controllo del morbillo, in particolare la valutazione del costo-efficacia delle campagne di immunizzazione di massa, come si usa nelle Americhe, basate sulle schedule a due dosi, e la valutazione dell’età ottimale  per la prima e la seconda dose in differenti situazioni epidemiologiche.

E’ necessario disporre di un rapido test diagnostico per il morbillo che possa essere usato sul campo allo scopo di migliorare sia la sorveglianza della malattia che l’indagine e il controllo delle epidemie.

Per esempio, una recente epidemia di morbillo negli Stati Uniti ha portato ad espletare attività di controllo che sono costate 1 milione di dollari; si è conseguentemente rilevato che in molti casi vi è stato un errore di diagnosi e che l’epidemia  non era così estesa come si pensava (Robertson et al. 1992).

Mentre il controllo del morbillo può essere raggiunto attraverso elevate coperture raggiunte all’età di 9 mesi con vaccini standard, e strategie aggiuntive come le campagne di massa o la schedula a due dosi di routine hanno impedito ad alcuni Paesi di raggiungere l’eliminazione del morbillo, lo sviluppo di nuovi vaccini efficaci ad un’età più precoce dovrebbe facilitare il controllo del morbillo nei Paesi in via di sviluppo. Le ragioni che stanno alla base delle differenze in termini di immunogenicità, efficacia e sicurezza dei diversi vaccini morbillo somministrati a bambini che hanno ancora gli anticorpi materni, necessitano di ulteriori studi e chiarimenti. Sono in corso ulteriori studi su questi argomenti, così come sulla funzione immunitaria dopo la malattia da virus del morbillo, che saranno utili per identificare i criteri per la valutazione dell’efficacia e sicurezza degli eventuali nuovi vaccini morbillo. Nuovi vaccini del morbillo sono attualmente nelle fasi iniziali del loro sviluppo, utilizzando nuove tecnologie come i vaccini basati su un vettore, che esprimono geni clonali del virus in vettori batterici o virali.

Quando si effettuano studi clinici sui vaccini morbillo, allo scopo di permettere il confronto dei risultati di studi differenti, è fondamentale standardizzare le misurazioni di potenza ed i metodi usati per quantificare la risposta immune al vaccino. L’uso di preparazioni internazionali di riferimento è di aiuto nella standardizzazione, ma sono necessari ulteriori dati riguardo alla compatibilità di test sierologici differenti. La risposta immune indotta da ceppi vaccinali diversi  dovrebbe essere misurata idealmente sia attraverso la valutazione delle risposte immuni cellulomediate, sia attraverso i livelli anticorpali riconducibili a specifici epitopi.

Tali studi epidemiologici e di laboratorio dovrebbero fornire dati più precisi sui quali fondare le future politiche vaccinali nei confronti del morbillo e per selezionare vaccini del morbillo ottimali atti a raggiungere l’obiettivo di lungo termine costituito dall’eliminazione del morbillo. 

 

 

DIDASCALIE FIGURE (Vedi documento originale)

 

Figura 1. Origine dei ceppi selezionati del vaccino morbillo (Markovitz et al. 1990a)

 

Figura 2. La risposta anticorpale nell’infezione morbillosa acuta (Preblud e Katz, 1987)

Anticorpo IgG = ELISA; HI = emoagglutinazione inibizione; Nt = test di neutralizzazione; CF = fissazione del complemento

 

Figura 3. Risposta anticorpale 4 settimane dopo la vaccinazione con il ceppo vaccinale Edmonston B in 75 bambini, Alto Volta (Meyer et al. 1964)

 

Reciproco del titolo anticorpale HI

 

Figura 4. Risposta anticorpale verso il morbillo e persistenza degli anticorpi dopo l’infezione naturale o la vaccinazione (Krugman 1977)

 

Figura 5. Risposta anticorpale verso il morbillo e persistenza degli anticorpi in seguito alla vaccinazione con il ceppo Schwarz in 212 bambini che risiedono in famiglia e 114 bambini  istituzionalizzati (Krugman 1977)

 

Figura 6. Risposte anticorpali dopo la vaccinazione e la rivaccinazione di bambini con livelli anticorpali pre-vaccinali non riscontrabili (Krugman et al 1965)

 

Figura 7. Medie geometriche dei titoli anticorpali inibenti l’emoagglutinazione (HI) e neutralizzanti e valori di densità ottica media ELISA 8 mesi dopo la vaccinazione o la rivaccinazione (Stetler et al. 1986)

 

Figura 8. Tassi di sieroconversione 8 e 18 settimane dopo la vaccinazione con i ceppi Schwarz e Edmonston-Zagreb, conformemente al livello anticorpale materno prima della vaccinazione, determinati mediante il test di neutralizzazione su placca (Markovitz et al. 1990c)

 

Tabella 1. Risposte anticorpali HI (emoagglutinazione-inibizione) alla vaccinazione morbillo in base all’età, USA (Wilkins e Wehrle 1979)

 

Tabella 2. Tassi di sieroconversione in alcuni Paesi in via di sviluppo in base all’età al momento della vaccinazione (adattato da Halsey 1983).

 

a Meno di 10 bambini testati

 

Tabella 3. Effetto del ceppo vaccinale sulla risposta sierologica alla vaccinazione mediante somministrazione sottocutanea in bambini di età 4-6 mesi (Markovitz 1990b)

 

a  Vaccino EZ ottenuto dall’Istituto di Immunologia di Zagabria per tutti gli studi

b  In Bangladesh e Gambia il vaccino Schwarz è stato ottenuto dall’Istituto Merieux, Francia. Per gli sltri studi da SmithKline Beecham

c I diversi studi hanno utilizzato test sierologici e definizioni di risposta sierologica differenti

 

 

Figura 9. Persistenza degli anticorpi dopo la vaccinazione con i ceppi Schwarz e EZ, Gambia (Whittle et al. 1990)

 

Tabella 4. Fallimenti vaccinali secondari documentati (Markovitz et al. 1990b)

 

a  K. Herrmann, comunicazione personale, 1992

b  Questi bambini erano stati rivaccinati 2 o 3 anni dopo la vaccinazione primaria

 

 

Tabella 5. Percentuale di bambini con titoli anticorpali post vaccinali >=200 mUI, dopo vaccinazione con il ceppo EZ a 4 - 6 mesi oppure Schwarz a 9 mesi

 

a 36 mesi dopo la vaccinazione

b Il range si riferisce ai bambini con e senza anticorpi materni preesistenti

 

Tabella 6. Effetto della seconda dose di vaccino morbillo o MPR in bambini precedentemente vaccinati a meno di 1 anno di vita, confrontati con dei controlli che avevano ricevuto una singola dose di vaccino a 15 mesi od oltre

a I bambini che avevano ricevuto la seconda dose erano non rispondenti alla prima

b  I risultati a 3 – 5 settimane si riferiscono ai soggetti sieronegativi prima della rivaccinazione, i risultati a 3 – 17 mesi riguardano tutti i bambini

 

Bibliografia .

Vedi documento originale.

 

Il presente documento costituisce una agevolazione al lettore ma non è un traduzione ufficiale del documento originale predisposto dall’OMS e disponibile all’indirizzo:

http://www.who.int/vaccines-documents/DoxTrng/h4tibi.htm