.
VACCINI ANTI-EPATITE A

Vaccini anti-epatite A

Titolo originale
Hepatitis A vaccines.
WER 2000; 75(5):38-44
http//:www.int/wer/pdf/2000/wer7505.pdf

La posizione dell’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso il suo Dipartimento dei vaccini e dei prodotti biologici,[1] fornisce informazioni e raccomandazioni sui vaccini compresi nel programma Expanded Programme on Immunization (EPI). In accordo con il suo mandato globale, il Dipartimento sta ora assumendo un ruolo più esteso in questo campo e pubblica una serie di note informative regolarmente aggiornate su altri vaccini e combinazioni di vaccini contro malattie che hanno un impatto sulla sanità pubblica internazionale. Queste note informative riguardano in primo luogo l’uso dei vaccini nei programmi di immunizzazione su larga scala; la vaccinazione indirizzata alla protezione individuale, come quella che si pratica essenzialmente nel settore privato, può giovare ai programmi nazionali ma non è enfatizzata in questo documento. Le note informative sintetizzano le informazioni generali essenziali sulle malattie e i rispettivi vaccini e concludono con la posizione dell’OMS sul loro uso in un contesto globale. Le note informative sono state rivisitate da un numero di esperti interni ed esterni all’OMS e sono destinate principalmente ai responsabili nazionali di sanità pubblica e ai manager dei programmi di vaccinazione. Tuttavia, le note informative possono anche essere di interesse per le agenzie internazionali di finanziamento, per i produttori di vaccini, per la comunità medica e per i media scientifici.

Sommario e conclusioni

L’epatite A è una malattia acuta del fegato, di solito autolimitante, causata dal virus dell’epatite A (HAV). Il virus è trasmesso da persona a persona principalmente per via fecale-orale. L’incidenza dell’epatite A è strettamente correlata allo sviluppo socio-economico e studi sieroepidemiologici mostrano che la prevalenza degli anticorpi anti-HAV nella popolazione generale varia dal 15% a quasi il 100% in differenti parti del mondo. Si stima che circa 1,5 milioni di casi sintomatici di epatite A si verificano ogni anno. Nei bambini l’infezione è di solito asintomatica, mentre la malattia conclamata si verifica più frequentemente tra gli adulti. L’infezione induce un’immunità permanente.

In aree a bassa endemia, l’epatite A di solito si manifesta in casi isolati tra le persone appartenenti a gruppi ad alto rischio oppure come epidemie che coinvolgono un piccolo numero di persone. In aree altamente endemiche, la maggior parte delle persone si infettano in modo asintomatico durante l’infanzia e l’epatite A conclamata non è comune. Nei Paesi a bassa o intermedia endemia, la malattia nell’adulto è più frequente e può quindi rappresentare un importante problema medico ed economico.

Attualmente sono disponibili a livello internazionale 4 vaccini inattivati; tutti sono sicuri ed efficaci con una protezione di lunga durata. Nessuno dei 4 vaccini è registrato per essere utilizzato in bambini di età inferiore a un anno.

Considerazioni generali

Aspetti di sanità pubblica

L’epatite A è una malattia acuta del fegato, di solito autolimitante, causata dal virus HAV. Questo virus è presente in tutto il mondo e causa circa 1,5 milioni di casi conclamati ogni anno. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio del virus. La trasmissione si verifica principalmente per via fecale-orale, ed è strettamente associata a condizioni sanitarie mediocri. I modi più comuni di trasmissione comprendono contatti personali stretti con una persona infetta e l’ingestione di cibi e acqua contaminata. Il virus è escreto con le feci di persone sia con infezione sintomatica che asintomatica. In condizioni favorevoli l’HAV può sopravvivere nell’ambiente per mesi. La trasmissione ematica dell’HAV è possibile ma è molto meno comune.

Il periodo di incubazione medio è 28 giorni ma può variare da 15 a 50 giorni. Approssimativamente 10-12 giorni dopo l’infezione la presenza del virus può essere dimostrata nel sangue e nelle feci. In generale, una persona raggiunge il massimo dell’infettività da 14-21 giorni prima dell’inizio dei sintomi a 1 settimana dopo.

Gli anticorpi contro l’HAV si sviluppano in risposta all’infezione e la sieroprevalenza può essere usata come marcatore della trasmissione virale in una comunità. La prevalenza più bassa è stata rilevata nei paesi nordici (circa il 15%) mentre in altre parti dell’Europa e dell’Australia, Giappone e Stati Uniti, il 40%-70% della popolazione adulta ha anticorpi dimostrabili contro l’HAV. Praticamente tutti gli adulti che vivono nelle aree in via di sviluppo del mondo hanno un’evidenza sierologica di una precedente infezione.

Il rischio di malattia sintomatica che si sviluppa dopo infezione con HAV è direttamente correlata all’età. Nei bambini di età inferiore a 6 anni, l’infezione HAV è, di solito, asintomatica e solo il 10% sviluppa un ittero. Tra i bambini più grandi e gli adulti, l’infezione di solito causa una malattia sintomatica e l’ittero è presente in più del 70% dei casi. Per questo motivo le regioni ad alta endemia sono caratterizzate da infezione asintomatiche nell’infanzia, mentre l’insorgenza di forme conclamate è occasionale.

Ai fini pratici, il mondo può essere diviso in aree a bassa, intermedia e alta endemia, anche se vi possono essere differenze regionali entro un determinato Paese. In aree a bassa endemia la malattia colpisce principalmente gli adolescenti e gli adulti in gruppi ad alto rischio (omosessuali, utilizzatori di droghe iniettabili), persone che viaggiano verso Paesi a endemia intermedia e alta, e in certe sub popolazioni (es. comunità religiose chiuse). In alcuni di questi gruppi si possono verificare anche periodiche epidemie di epatite A. In aree a bassa endemia si verificano occasionali epidemie dovute a cibo e acqua contaminati.

In aree a endemia intermedia, la trasmissione nella comunità generale avviene per contagio da persona a persona, spesso con periodiche epidemie. In questi Paesi, molti individui non acquisiscono l’infezione nella prima infanzia, ma in seguito quando l’epatite sintomatica si verifica più frequentemente. In queste aree, la maggior parte dei casi si verifica alla fine dell’infanzia o all’inizio dell’età adulta.

Nelle aree ad alta endemia, dove il rischio di contrarre infezione nel corso della vita è maggiore del 90%, la maggior parte delle infezioni si verificano nella prima infanzia e sono asintomatiche. Perciò, l’epatite A con manifestazioni cliniche è vista raramente in questi Paesi.

I Paesi in transizione da economie in via di sviluppo a economie sviluppate, gradualmente passeranno da una endemicità alta a una intermedia, ed è probabile che l’epatite A diventerà un problema più serio in queste aree.

Benché l’epatite A evolva spontaneamente verso la guarigione e raramente è fatale, la malattia può avere un importante impatto economico, specie nei Paesi con tassi di incidenza bassi o intermedi. In una regione degli Stati Uniti a bassa endemia, utilizzando i dati di sorveglianza dal 1989 si è stimato un costo annuale per spese mediche e per perdita di lavoro di circa 200 milioni di dollari.

 

 

 


·   Prima di prendere decisioni sulle politiche nazionali in materia di vaccinazioni contro l’epatite A, dovrebbero essere considerati con attenzione i risultati di appropriati studi epidemiologici e costo-beneficio. Come parte del processo decisionale, si dovrebbe pesare l’impatto in termini di sanità pubblica dell’epatite A rispetto all’impatto di altre infezioni prevenibili con vaccino, comprese le malattie causate da epatite B, Haemophilus influenzae di tipo b, rosolia e febbre gialla.

·   In Paesi ad alta endemicità, quasi tutti gli abitanti contraggono l’infezione da HAV nell’infanzia, ma resta asintomatica ed effettivamente previene l’epatite A clinica nell’adolescenza e nell’età adulta. In questi Paesi, non sono raccomandati programmi di vaccinazione su vasta scala.

·   In Paesi ad endemicità intermedia nei quali una proporzione relativamente grande di popolazione adulta è suscettibile all’HAV, e dove l’epatite A rappresenta un peso significativo per la sanità pubblica, può essere considerata la vaccinazione su vasta scala dell’infanzia come supplemento all’educazione sanitaria e a migliorate condizioni igieniche.

·   Nelle regioni a bassa endemicità, la vaccinazione contro l’epatite A è indicata per gli individui che presentano un maggiore rischio di contrarre l’infezione, come i viaggiatori che si recano in aree ad endemicità intermedia o alta.

 

L’agente patogeno e la malattia

L’HAV fa parte della famiglia delle Picornaviridae che comprende sia gli enterovirus che i rinovirus della specie umana. Essendo il solo componente della specie, esso costituisce un proprio genere detto hepatovirus. L’HAV è un virus nudo (non-enveloped) di 27-28 nanometri di diametro senza caratteri morfologici che lo differenziano da altri picornavirus. Quattro strutture proteiche formano la capsula attorno al genoma di RNA. I siti per la neutralizzazione degli anticorpi anti-HAV sono principalmente contenuti in 2 di queste proteine. Nonostante siano stati identificati 6 genotipi di HAV sembra che non ci siano variazioni sierologiche rilevabili in questi siti di neutralizzazione. Il virus è relativamente stabile a pH basso e a temperature moderate, ma è inattivato dalle alte temperature (quasi istantaneamente a 85 °C /185 °F) e dal cloro.

L’HAV non è citopatico di per sé e il danno epatico è causato da una risposta immune cellulo-mediata.

Il decorso clinico della forma sintomatica acuta è indistinguibile da altri tipi di epatite virale acuta. I sintomi tipici comprendono febbre, malessere, anoressia, nausea e disturbi addominali seguiti da urine scure e ittero. La severità della malattia e la mortalità aumentano nei gruppi di età più avanzata. La convalescenza che segue l’epatite A può essere lenta ed è caratterizzata da fatica, nausea e riduzione dell’appetito. Complicazioni dell’epatite A comprendono l’epatite recidivante, l’epatite colostatica e l’epatite fulminante. Quest’ultima si verifica in circa lo 0,01% delle infezioni sintomatiche ed è caratterizzata da un rapido deterioramento della funzionalità epatica e da un tasso di letalità molto alto. Non esiste l’infezione cronica e attualmente non è disponibile una terapia antivirale specifica.

La diagnosi eziologica si fa con la dimostrazione degli anticorpi IgM anti-HAV nel siero. Il riscontro del virus o dell’antigene virale nelle feci è di limitato valore nella diagnosi routinaria.

Risposta immunitaria protettiva

Anticorpi protettivi si sviluppano in risposta all’infezione e persistono per tutta la vita. Il ruolo protettivo degli anticorpi anti-HAV è stato dimostrato dalla protezione contro l’epatite A dopo immunizzazione passiva con immunoglobuline seriche. L’effetto della immunità mucosale sull’infezione HAV non è nota.

Giustificazione per il controllo vaccinale

Benché di solito sia una malattia autolimitante senza serie sequele e con un basso tasso di letalità, la sofferenza per l’uomo può essere considerevole. Inoltre i costi diretti e indiretti comprendenti le misure di controllo delle infezioni possono comportare un considerevole impegno economico per la società. Un’analisi fatta negli Stati Uniti sui costi e i vantaggi suggerisce che i programmi di immunizzazione su larga scala potrebbero fornire vantaggi economici per alcune comunità. Tuttavia, in base ai diversi costi associati con la malattia e la vaccinazione (sia il costo del vaccino che la somministrazione), la valutazione costo-beneficio varia considerevolmente tra i differenti Paesi.

A lungo termine, lo sviluppo socio-economico ridurrà la trasmissione dell’epatite A attraverso un miglioramento delle condizioni sanitarie e dell’educazione alla salute. Sfortunatamente in alcune parti del mondo lo sviluppo socio-economico è lento. Nessun farmaco al momento è disponibile e i farmaci antivirali non rappresentano una valida alternativa ai vaccini. Le immunoglobuline possono essere usate per la profilassi pre- e post - esposizione, ovvero prima di entrare in un’area endemica o dopo la probabile esposizione all’HAV. Tuttavia, l’immunizzazione passiva con le immunoglobuline dà solo una protezione a breve termine (3-5 mesi) ed è relativamente costosa se confrontata con l’immunità di lungo periodo conferita dalla vaccinazione.

Diversi vaccini contro l’epatite A sono oggi disponibili: essi sono altamente efficaci e danno una protezione di lunga durata negli adulti e nei bambini più grandi di 1-2 anni di età. In Paesi dove la forma sintomatica è un importante problema di sanità pubblica, è probabile che la vaccinazione sia un’efficace misura di sanità pubblica per la lotta contro la malattia.

I vaccini anti-epatite A

Le tecniche per la coltura dell’HAV su cellule hanno reso possibile di ottenere sufficienti quantità di virus per la produzione di vaccini. Sono stati sviluppati numerosi vaccini inattivati o vivi contro l’epatite A, ma solamente 4 vaccini inattivati sono attualmente disponibili a livello internazionale. Questi 4 vaccini sono simili sotto il profilo dell’efficacia e degli effetti collaterali. Si somministrano per via parenterale in due dosi separate da un intervallo di 6-18 mesi. La dose di vaccino, il calendario vaccinale, l’età per la quale il vaccino è registrato e se vi è una formulazione pediatrica e per adulti, varia da produttore a produttore. Nessun vaccino è omologato per bambini inferiori a 1 anno di età.

Tre dei vaccini sono preparati a partire dall’HAV da colture di fibroblasti umani. Dopo purificazione dalle cellule lisate, la preparazione di HAV è inattivata con formalina ed è assorbita su idrossido di alluminio che funge da adiuvante. Un vaccino è formulato senza conservante; gli altri due sono preparati con fenossietanolo come conservante.

Il quarto vaccino è preparato a partire dall’HAV purificato, estratto da colture di cellule diploidi umane infettate e inattivate con formalina. Questa preparazione è assorbita a vescicole biodegradabili di fosfolipidi, di 150 nm di diametro, e bloccati con la neuraminidasi e l’emoagglutinina influenzale. Si ritiene che questi virosomi si indirizzino direttamente contro cellule che presentano anticorpi principalmente contro l’influenza; come pure macrofagi, stimolando così una rapida proliferazione di cellule B e T indotta dal vaccino, nella maggioranza dei vaccinati.

In diversi Paesi fin dal 1996, è stato registrato un vaccino combinato A inattivato + B ricombinante da usare in bambini oltre 1 anno di vita. Viene usato un calendario vaccinale a 3 dosi, ai tempi 0, 1 e 6 mesi.

I vaccini per l’epatite A sono tutti altamente immunogeni. Quasi il 100% degli adulti svilupperà livelli protettivi di anticorpi entro 1 mese dopo una singola dose di vaccino. Simili risultati si ottengono in bambini e adolescenti nei Paesi in via di sviluppo e nei Paesi sviluppati. L’efficacia protettiva del vaccino contro la malattia conclamata è stata determinata in due trials clinici di grandi proporzioni. Tra circa 40000 bambini tailandesi da 1 a 16 anni l’efficacia protettiva fu del 94% (Intervallo di confidenza - IC 95%: 82-99%) dopo due dosi di vaccino somministrate con un intervallo di 1 mese. Tra circa 1000 bambini di età compresa tra i 2 e i 16 anni che vivevano in una comunità altamente endemica negli Stati Uniti, l’efficacia di una dose di vaccino fu del 100% (IC 95%: 87-100%).

Benché una dose di vaccino conferisca una protezione almeno a breve termine, i produttori raccomandano generalmente due dosi per assicurare una protezione di lunga durata. In studi che valutano la durata della protezione di due o più dosi di vaccino dell’epatite A, il 99%-100% dei soggetti vaccinati avevano livelli di anticorpi indicativi di protezione per 5-8 anni dopo la vaccinazione. Modelli cinetici che valutano la decadenza degli anticorpi, indicano che la durata della protezione probabilmente è di almeno 20 anni, e verosimilmente per tutta la vita.

Studi di sorveglianza post-marketing sono necessari per monitorare la protezione a lungo termine indotta dal vaccino, e per determinare la necessità di dosi booster di vaccino specialmente per quelle aree a bassa endemia dove il booster naturale non si verifica.

Milioni di persone sono state vaccinate contro l’epatite A. Gli attuali vaccini sono ben tollerati e non sono stati rilevati eventi avversi seri a essi statisticamente correlati. Le controindicazioni comprendono l’allergia conosciuta a qualche componente del vaccino. Il vaccino può essere somministrato contemporaneamente a tutti gli altri vaccini inclusi nel programma EPI e con i vaccini comunemente usati per i viaggi internazionali. La contemporanea somministrazione di immunoglobuline non sembra influire significativamente sulla formazione di anticorpi protettivi.

La posizione generale dell’OMS sui nuovi vaccini

I vaccini destinati all’uso in sanità pubblica su larga scala devono:

   soddisfare i requisiti di qualità definiti nel documento informativo sulla qualità dei vaccini del GPV;[2]

   essere sicuri e avere un impatto significativo contro la malattia in questione in tutte le popolazioni target;

   se destinati a neonati o bambini piccoli, essere facilmente adattabili ai calendari vaccinali e ai tempi dei programmi nazionali di immunizzazione dell’infanzia;

   non interferire significativamente con la risposta immunitaria ad altri vaccini somministrati simultaneamente;

   essere formulati tenendo conto dei problemi tecnici che si possono incontrare, ad esempio, in termini di refrigerazione e di conservazione;

   avere prezzi appropriati ai differenti mercati.

La posizione dell’OMS sui vaccini anti-epatite A

I vaccini anti-epatite A attualmente disponibili sono tutti di buona qualità e in linea con le raccomandazioni dell’OMS di cui sopra. Tuttavia, essi non sono registrati per bambini di età inferiore a un anno. Infatti l’efficacia è variabile a causa dell’interferenza degli anticorpi materni acquisiti passivamente. Benché gli attuali vaccini conferiscano una protezione a lungo termine se somministrati in due dosi con un intervallo di 6-18 mesi, alti livelli di immunità sono ottenuti già dopo la prima dose. La durata della protezione conferita da un’unica dose dovrebbe essere ulteriormente studiata.

La pianificazione di programmi di immunizzazione su larga scala contro l’epatite A dovrebbe comprendere accurate analisi costo-beneficio e di sostenibilità di differenti e appropriate strategie di prevenzione dell’epatite A, come anche una valutazione di possibili conseguenze epidemiologiche a lungo termine della vaccinazione con differenti livelli di copertura vaccinale.

In Paesi dove l’epatite A è altamente endemica, l’esposizione all’HAV è praticamente universale prima dell’età di 10 anni. In tali Paesi la forma sintomatica dell’epatite A è un problema minore di sanità pubblica che non giustifica la scelta di una vaccinazione su larga scala.

Nei Paesi sviluppati a bassa endemia di epatite A e con alti tassi di malattia in specifiche popolazioni ad alto rischio, la vaccinazione di queste popolazioni dovrebbe essere raccomandata. I gruppi ad alto rischio comprendono i tossicodipendenti, gli omosessuali, le persone che viaggiano in aree ad alto rischio e certi gruppi etnici e religiosi. È da notare, tuttavia, che i programmi vaccinali rivolti a specifici gruppi ad alto rischio possono avere solo un modesto impatto sull’incidenza totale della malattia a livello nazionale.

In aree a endemia intermedia, dove la trasmissione in comunità è principalmente da persona a persona (spesso con epidemie locali), il controllo dell’epatite A può essere raggiunto attraverso estesi programmi di vaccinazione.

Le raccomandazioni per la vaccinazione anti-epatite A in situazioni di epidemia dipendono dall’epidemiologia dell’epatite A di quella comunità e dalla possibilità di implementare rapidamente un programma esteso di vaccinazione. L’uso del vaccino per controllare epidemie entro una comunità è stato proficuo in comunità piccole e chiuse quando la vaccinazione è iniziata proprio all’inizio dell’epidemia e quando si è raggiunta un’alta copertura di diverse coorti di età. Gli sforzi vaccinali devono essere accompagnati da programmi di educazione sanitaria e da un miglioramento dell’organizzazione sanitaria.

Nonostante l’impatto della malattia associato all’epatite A sia considerevole in molti Paesi, la decisione di includere il vaccino anti-epatite A nei programmi routinari di immunizzazione dell’infanzia, deve essere presa tenendo conto di tutte le vaccinazioni possibili: contro l’epatite B, l’Haemophlilus influenzae tipo b, la rosolia, la febbre gialla, e, nel prossimo futuro, lo pneumococco, tutti di grande rilevanza in sanità pubblica.


 



[1]  Precedentemente conosciuto come Global Programme for Vaccines and immunization, GPV.

[2]  Documento WHO/VSQ/GEN/96.02. Disponibile presso il VAB documentation centre, World Health Organization, 1211 Geneva 27, Switzerland.