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VACCINI CONIUGATI

vaccini coniugati
contro l’Haemophilus influenzae di tipo b

Titolo originale
WHO position paper on Haemophilus influenzae type b conjugate vaccines. WER 1998; 73(10):64-71
http//:www.who.int/wer/pdf/1998/wer7310.pdf

La posizione dell’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso il suo Global Programme for Vaccines and immunization (GPV), fornisce già informazioni e raccomandazioni sui vaccini compresi nel programma Expanded Programme on Immunization (EPI). In accordo con il suo mandato globale, il GPV sta ora assumendo un ruolo più esteso in questo campo e pubblica una serie di note informative regolarmente aggiornate su altri vaccini e combinazioni di vaccini contro malattie che hanno un impatto sulla sanità pubblica internazionale. Queste note informative riguardano in primo luogo l’uso dei vaccini nei programmi di immunizzazione su larga scala; la vaccinazione indirizzata alla protezione individuale, come quella che si pratica essenzialmente nel settore privato, può giovare ai programmi nazionali ma non è enfatizzata in questo documento. Le note informative sintetizzano le informazioni generali essenziali sulle malattie e i rispettivi vaccini e concludono con la posizione dell’OMS sul loro uso in un contesto globale. Le note informative sono state rivisitate da un numero di esperti interni ed esterni all’OMS e sono destinate principalmente ai responsabili nazionali di sanità pubblica o ai manager dei programmi di vaccinazione. Tuttavia, le note informative possono anche essere di interesse per le agenzie internazionali di finanziamento, per i produttori di vaccini, per la comunità medica e per i media scientifici.

Sommario e conclusioni

Ovunque siano stati condotti degli studi, l’Haemophilus influenzae di tipo b (Hib) si è dimostrata un’importante causa di meningite e polmonite batterica nei bambini. Sebbene siano disponibili pochi dati d’incidenza calcolati su popolazioni limitate per la maggior parte degli stati dell’Asia e dei nuovi Stati indipendenti, si considera che l’Hib determini in tutto il mondo almeno tre milioni di casi di malattie gravi e centinaia di migliaia di decessi ogni anno. Le principali manifestazioni cliniche dell’infezione da Hib, polmonite e meningite, si manifestano principalmente in bambini sotto i cinque anni d’età, soprattutto neonati. Attualmente troviamo sul mercato diversi vaccini contro l’Hib, tutti di tipo coniugato. Questi vaccini hanno mostrato efficacia protettiva nella prima infanzia. Il vaccino contro l’Hib è attualmente utilizzato all’interno dei normali programmi di vaccinazione dell’infanzia in più di venti Paesi tra cui il Canada, gli Stati Uniti d’America, l’Australia, la Nuova Zelanda e molti Paesi dell’Europa Occidentale e hanno dimostrato essere altamente efficaci e virtualmente privi di seri effetti collaterali. Inoltre, gli ottimi risultati degli studi effettuati o dell’introduzione a livello nazionale del vaccino in Cile, Uruguay e Gambia, dimostrano che il vaccino coniugato contro l’Hib è efficace anche nei Paesi in via di sviluppo. Poiché questi vaccini riducono sensibilmente anche i portatori nasofaringei del microrganismo, attraverso la vaccinazione si raggiunge anche un’immunità di gregge.

Alla luce della dimostrata sicurezza ed efficacia dei vaccini coniugati contro l’Hib, il vaccino dovrebbe essere introdotto nei normali programmi di vaccinazione per l’infanzia, nel rispetto delle possibilità e priorità di ciascun Paese.

Nelle regioni ove non sia conosciuta la diffusione delle malattie sostenute dall’Hib, bisognerebbe cercare di valutare la dimensione del problema.

Considerazioni generali

Aspetti di sanità pubblica

Si calcola che l’Hib determini almeno 3 milioni di casi di malattia grave e 400000-700000 morti ogni anno tra i bambini. Il peso della malattia è più elevato tra i 4 e i 18 mesi d’età, raramente si verifica sotto i tre mesi e dopo i 6 anni d’età. Sia nei Paesi sviluppati, che in quelli in via di sviluppo, l’Hib è la causa principale di meningiti batteriche non epidemiche in questo gruppo d’età ed è spesso associato a gravi sequele neurologiche, nonostante tempestivi e adeguati trattamenti antibiotici. Nei Paesi economicamente più sviluppati la meningite rappresenta la principale malattia invasiva da Hib, mentre nei Paesi in via di sviluppo l’infezione respiratoria acuta ha un peso addirittura superiore, con i 2-3 milioni di casi di polmonite che si verificano ogni anno. Altre importanti, anche se meno frequenti, manifestazioni dell’infezione da Hib sono l’epiglottite, l’osteomielite, l’artrite settica e la setticemia.

In seguito all’introduzione dei vaccini coniugati contro l’Hib nei programmi vaccinali dell’infanzia dagli anni ‘90, la circolazione dell’Hib si è interrotta nell’Europa Occidentale, negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda.

L’agente patogeno

L’H. influenzae è un batterio gram-negativo. Le infezioni più gravi sono normalmente causate da ceppi portatori di un polisaccaride capsulare. Tra i 6 tipi capsulati, il tipo b (Hib) determina quasi tutte le infezioni sistemiche. Questo polisaccaride è un polimero di D-ribosio-ribitol-fosfato (PRP) ed è un fattore essenziale di virulenza. Oltre il 15% dei bambini di popolazioni non immunizzate può ospitare l’Hib nel suo nasofaringe. Ad ogni modo, solo una parte di coloro che ospitano il microrganismo potrà sviluppare successivamente la malattia clinica. La trasmissione dell’Hib avviene attraverso goccioline emesse dai portatori e quindi i portatori asintomatici sono importanti diffusori del batterio. I ceppi non capsulati che vengono più frequentemente isolati dalle secrezioni naso-faringee sono per lo più associati a infezioni delle mucose, come bronchiti e otiti.

I mezzi per coltivare l’Hib e identificare il polisaccaride capsulare con metodi immunologici si possono trovare in laboratori avanzati di microbiologia clinica, ma non sono facilmente disponibili in tutto il mondo.

Risposta immunitaria

Nei bambini più grandi e negli adulti il polisaccaride dell’Hib induce la produzione di anticorpi battericidi. Tuttavia questo polisaccaride non induce livelli protettivi di anticorpi in bambini che abbiano meno di 18 mesi d’età. Inoltre non determina memoria immunologica e di conseguenza una successiva esposizione al polisaccaride non induce la risposta secondaria. Per questi motivi, è stata creata una nuova generazione di vaccini ottenuti coniugando un antigene proteico T-dipendente al polisaccaride dell’Hib. Questi vaccini coniugati non solo producono anticorpi circolanti protettivi e memoria immunologica nel neonato, ma riducono anche la colonizzazione nasofaringea da parte dell’Hib. Si ottiene così un’immunità di gregge attraverso la ridotta trasmissione del microrganismo.

Giustificazione per il controllo vaccinale

Le malattie da Hib, in particolare la meningite e la polmonite nei bambini piccoli, sono importanti problemi di sanità pubblica sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo. Nei Paesi sviluppati la meningite è la manifestazione clinica più importante, mentre nei Paesi in via di sviluppo è più frequente la polmonite. Comunque, a causa della difficoltà della diagnosi eziologica, soprattutto per la polmonite, il peso reale delle infezioni da Hib può essere evidenziato solo dalla riduzione delle incidenze di meningite e polmonite in seguito all’introduzione della vaccinazione. Gli antibiotici sono fondamentali per il trattamento, ma hanno un ruolo minore nel controllo delle infezioni, e lo sviluppo di resistenze batteriche verso qualcuno degli antibiotici più efficaci sottolinea l’importanza della prevenzione. I vaccini sono l’unico strumento di sanità pubblica disponibile per prevenire la gran parte delle malattie da Hib.

La sicurezza e l’efficacia dei vaccini coniugati contro l’Hib sono chiaramente dimostrate nei Paesi sviluppati, dove è stata documentata la rapida riduzione dell’incidenza delle malattie da Hib ovunque il vaccino sia stato introdotto nei programmi vaccinali dell’infanzia. Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato un’elevata efficacia del vaccino verso le patologie invasive in condizioni di elevata incidenza e nelle aree in via di sviluppo, compresi studi in una popolazione di Indiani d’America negli Stati Uniti, in Cile e in Gambia. Nello studio effettuato in Gambia, i neonati vaccinati risultarono protetti nei confronti della polmonite da Hib documentata laboratoristicamente e l’incidenza degli esami radiologici diagnosticanti una polmonite si ridusse di circa il 20%.

Una serie di analisi costo-beneficio condotte nei Paesi industrializzati ha sottolineato il valore dell’immunizzazione di routine contro le malattie da Hib. In effetti, un numero superiore di malattie potrebbe essere prevenuto nei Paesi in via di sviluppo, dove la morbosità e la mortalità della malattia sono molto più elevate. Recentemente è stata fatta dal Children’s Vaccine Initiative una valutazione della situazione in zone rappresentative della maggior parte delle aree geografiche. Questo studio ha dimostrato che l’introduzione del vaccino contro l’Hib nei calendari vaccinali per l’infanzia ha un rapporto costo-efficacia favorevole, persino negli strati più sfavoriti della popolazione.

I vaccini coniugati
contro l’Haemophilus influenzae di tipo b

I vaccini attualmente in commercio contro l’Hib sono fatti con il polisaccaride dell’Hib coniugato: a una proteina carrier, come il tossoide difterico (PRP-D), a una proteina simile al tossoide difterico (PRP-HbOC), al tossoide tetanico (PRP-T), o a una proteina della membrana esterna del menigococco (PRP-OMP). La coniugazione del PRP alla proteina induce una risposta immune T-dipendente verso il polisaccaride dell’Hib. I vaccini coniugati si differenziano in base alla proteina carrier, al metodo chimico di coniugazione e alla dimensione del polisaccaride, che conferiscono loro alcune differenti proprietà immunologiche.

Il vaccino viene normalmente somministrato in più dosi nel corso dell’infanzia insieme al vaccino contro difterite-tetano-pertosse (DTP) e ad altri vaccini del programma nazionale di vaccinazioni pediatriche. In molti Paesi viene raccomandata una dose booster a 12-18 mesi d’età, anche se non sarebbe necessaria, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove la maggior parte delle malattie da Hib si manifestano prima di quest’età. Negli adulti e nei bambini oltre i 18 mesi d’età una singola dose è sufficiente a indurre l’immunità.

Tutti i vaccini coniugati contro l’Hib vanno somministrati per via intramuscolare. Non sono stati registrati gravi effetti collaterali e non si conoscono controindicazioni, fatta eccezione che per l’ipersensibilità ai componenti dei vaccini. Il vaccino contro l’Hib può essere tranquillamente somministrato insieme a qualsiasi altro vaccino previsto dal programma nazionale di vaccinazioni pediatriche, così pure contestualmente ai vaccini anti-pneumococcico e anti-meningococcico.

La posizione generale dell’OMS sui nuovi vaccini

I vaccini destinati all’uso in sanità pubblica su larga scala devono:

      soddisfare i requisiti di qualità definiti nel documento informativo sulla qualità dei vaccini del GPV (WHO/VSQ/GEN/96.02);

      essere sicuri e avere un impatto significativo contro la malattia in questione in tutte le popolazioni target;

      se destinati a neonati o bambini piccoli, essere facilmente adattabili ai calendari vaccinali e ai tempi dei programmi nazionali di immunizzazione dell’infanzia;

      non interferire significativamente con la risposta immunitaria ad altri vaccini somministrati simultaneamente;

      essere formulati tenendo conto dei problemi tecnici che si possono incontrare, ad esempio, in termini di refrigerazione e di conservazione;

      avere prezzi appropriati ai differenti mercati.

La posizione dell’OMS sui vaccini contro l’Hib

I vaccini coniugati contro l’Hib disponibili sul mercato sono tutti di riconosciuta buona qualità. L’indicazione per l’utilizzo di questi vaccini è la protezione dei bambini sotto l’anno di età, in modo particolare i neonati. L’OMS incoraggia l’introduzione dei vaccini contro l’Hib in tutto il mondo. Tuttavia, a causa di differenze epidemiologiche, priorità sanitarie e possibilità economiche, nella pratica i vaccini contro l’Hib saranno introdotti nei programmi nazionali di immunizzazione più o meno rapidamente. L’introduzione è particolarmente incoraggiata nelle realtà ove il peso della malattia è più elevato.

L’efficacia dei vaccini coniugati contro l’Hib è stata chiaramente dimostrata nei Paesi sviluppati, dove è stato registrato un rapido declino dell’incidenza della malattia in tutti i Paesi in cui il vaccino è stato introdotto di routine. Numerosi studi ne dimostrano anche l’efficacia nelle aree a elevata incidenza e in quelle in via di sviluppo.

Tre dei vaccini coniugati contro l’Hib attualmente in commercio (PRP-HbOC, PRP-OMP, PRP-T) hanno dimostrato avere un’efficacia tra loro paragonabile nell’infanzia, a condizione che sia stato effettuato un ciclo completo di vaccinazione. Inoltre questi vaccini possono essere facilmente inseriti nei calendari di routine dei programmi nazionali di vaccinazioni. Uno dei vaccini (PRP-D) si è dimostrato invece meno efficace nei bambini al di sotto dei 18 mesi di età e per questo motivo non è stato autorizzato per l’impiego nei neonati in molti Paesi. Tutti i vaccini coniugati sono estremamente sicuri e, quando testati, non interferiscono in modo significativo con la risposta immunologica a vaccini somministrati contemporaneamente.

Sfortunatamente, in ampie zone dell’Asia così come nei nuovi Stati indipendenti, mancano dati di popolazione sull’incidenza e la gravità delle malattie da Hib e così nessun Paese asiatico ha adottato il vaccino contro l’Hib nei suoi programmi di vaccinazione. Sono necessari ulteriori dati provenienti da studi di sorveglianza per pianificare interventi di sanità pubblica in queste zone. è disponibile, su richiesta, un protocollo messo a punto dall’OMS per valutare il peso sanitario delle malattie da Hib. Tuttavia, la mancanza di tecniche semplici, rapide e affidabili per la diagnosi eziologica della polmonite rappresenta un ostacolo per la ricerca futura.

Altre questioni che devono essere considerate, introducendo il vaccino nei Paesi in via di sviluppo, comprendono l’associazione con altri antigeni come il DTP prodotto a livello locale e la compatibilità con i vaccini anti-pneumococcico e/o anti-meningococcico. Inoltre, bisognerà considerare il problema della formulazione più appropriata, dei flaconi multidose e dei vantaggi specifici delle preparazioni liquide e di quelle liofilizzate.

è disponibile, su richiesta, un elenco bibliografico presso il Direttore del Global Programme for Vaccines and Immunization, OMS, 1211 Ginevra 27, Svizzera.